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DALLA MECCANICA QUANTISTICA UNA SPIN-OFF PER SCOPRIRE NUOVI FARMACI

14 October, 2019 - 10:47

Scoprire nuovi farmaci grazie a innovativi protocolli di drug design e potenti algoritmi sviluppati a partire da metodi matematici di fisica teorica, originariamente sviluppati per studiare fenomeni tipici del mondo subatomico, come ad esempio l’effetto tunnel quantistico. È questa la sfida lanciata dalla neonata Sibylla Biotech, società Spin-off dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), delle Università di Trento e Perugia e su cui il fondo Vertis Venture 3 Tech Transfer ha deciso di puntare investendo 2,4 milioni di Euro. L’investimento è stato annunciato oggi in una conferenza stampa a Trento organizzata da Hit-Hub Innovazione Trentino.

Gli scienziati soci fondatori di Sibylla Biotech hanno sviluppato una piattaforma innovativa per la scoperta di nuovi target farmacologici sfruttando competenze che vanno dalla fisica sub-nucleare, all’informatica, alla biologia cellulare, alla chimica farmaceutica, in cui l’interdisciplinarità è la chiave vincente. Sibylla, che ora continuerà lo sviluppo della tecnologia, ne ha acquisito la licenza da Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), Università di Trento e Fondazione Telethon che hanno finanziato la ricerca. Elemento cruciale di questo nuovo approccio alla ricerca di potenziali farmaci è l’impiego di un metodo di calcolo che si basa su metodi matematici di fisica teorica che sono stati originariamente sviluppati per studiare fenomeni tipici del mondo subatomico, come l’effetto tunnel quantistico, poi adattati per simulare processi biomolecolari complessi, come il ripiegamento e l’aggregazione di proteine. Il metodo è stato impiegato con successo per lo studio della replicazione del prione, la proteina responsabile del morbo della mucca pazza, e ha portato al primo modello computazionale realistico al mondo di questo meccanismo. Un risultato pubblicato sulla rivista Plos Pathogens e dalle enormi potenzialità per la futura ricerca mirata di farmaci in grado di contrastare gravi malattie oggi incurabili. Il risultato è stato ottenuto lo scorso luglio dal gruppo di ricerca dell’Istituto Telethon Dulbecco presso l’Università di Trento guidato da Emiliano Biasini, in collaborazione con il gruppo di Pietro Faccioli del dipartimento di Fisica dello stesso ateneo e afferente all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

link al comunicato stampa http://home.infn.it/it/comunicazione/comunicati-stampa/3622-(ecco-il-modello-di-come-si-replica-un-prione-la-proteina-responsabile-del-morbo-della-mucca-pazza)

Sibylla Biotech è uno dei progetti selezionati per la manifestazione “US-Italy Innovation Forum” che si terrà il prossimo 17 e 18 ottobre a San Francisco e a cui sarà in visita il Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella.

 

Contatti per la stampa

Ufficio Comunicazione INFN Eleonora Cossi – 06 68400364– eleonora.cossi@presid.infn.it

NOBEL PER LA FISICA 2019 ALLA COMPRENSIONE DELL’UNIVERSO

8 October, 2019 - 12:06

Il premio Nobel per la Fisica 2019 è stato assegnato oggi “ per i contributi alla nostra comprensione dell’evoluzione dell’Universo e del posto della Terra nel cosmo”. Una parte del premio è stata assegnata al cosmologo James Peebles per” le sue scoperte teoriche nella cosmologia fisica” e l’altra metà congiuntamente agli astronomi Micheal Mayor e Didier Queloz “per la scoperta di un esopianeta orbitante attorno a una stella simile al nostro sole”. In particolare Pebbles ha sviluppato un impianto teorico su cui si fonda la nostra concezione moderna della storia dell’universo, dal Big Bang ad oggi.

Commento di Antonio Masiero, Vicepresidente dell’INFN, fisico teorico James Peebles è uno dei grandi artefici della costruzione teorica che descrive l'universo dalla sua origine alla sua evoluzione successiva, nota quale modello cosmologico del Big Bang caldo. Cruciali, in particolare, sono stati i suoi apporti nella previsione e descrizione del ricordo visibile più antico del big bang, la radiazione cosmica di fondo, trovata poi sperimentalmente dai premi nobel Arno Penzias e Robert Wilson. Altresì fondamentali sono stati i suoi contributi nell’introduzione di una componente dominante di materia nell’universo del tutto diversa dalla materia ordinaria composta di atomi. Si tratta della materia oscura “fredda” (Cold Dark Matter, CDM), vale a dire un particolare nuovo tipo di materia che sarebbe alla base della formazione delle grandi strutture cosmiche (galassie, ammassi di galassie), e quindi anche della nostra vita stessa. In questi ultimi anni ha studiato, inoltre, la forma di energia (che non è né materia né radiazione) che costituisce i 3/4 dell’intera energia dell’universo, l’energia oscura, denotata talora con la lettera lambda: da qui è scaturito il modello del big bang chiamato Lambda-CDM e di cui Peebles è senz'altro uno dei padri fondatori.

KAGRA SI UNISCE ALLA RETE GLOBALE PER LA RICERCA DI ONDE GRAVITAZIONALI

3 October, 2019 - 16:32

Gli osservatori per onde gravitazionali VIRGO (in funzione in Italia presso l’European Gravitational Observatory, EGO), LIGO (due rivelatori gemelli in Louisiana e nello stato di Washington in Usa) e il giapponese KAGRA (a Kamioka, nella prefettura di Gifu) hanno firmato un accordo di collaborazione scientifica centrato sulla condivisione della campagna di osservazione e analisi dati dei segnali di onde gravitazionali. KAGRA, la cui guida è affidata all’Istituto per la Ricerca di Raggi Cosmici (ICRR) dell’Università di Tokio, è attualmente in fase di commissioning e si unirà presto a VIRGO e LIGO, gli interferometri che hanno portato alla scoperta delle onde gravitazionali e alla nascita dell’astronomia multimessaggera. I tre rivelatori sono in presa dati da aprile 2019 per la terza campagna di osservazione chiamata O3, della durata prevista di un anno. L’accordo sottoscritto è un Memorandum Of Agreement (MOA), valido fino al 2023, e prevede il possibile allargamento della collaborazione con l’inclusione di nuovi osservatori scientifici. Dal 2025, infatti, LIGO India dovrebbe entrare a far parte del network per l’osservazione delle onde gravitazionali dalla Terra.

“La comparsa di KAGRA accanto a LIGO-VIRGO rappresenta un cruciale passo avanti nel grande piano di costituzione di un osservatorio mondiale delle onde gravitazionali, grazie ad una rete connessa di interferometri in superficie, sotterranei e nello spazio” sottolinea Antonio Masiero, presidente del Council di Ego e vice presidente dell’INFN. “L’entrata in azione di KAGRA, primo interferometro sotterraneo al mondo, dà un forte impulso al progetto europeo di un grande interferometro gravitazionale sotterraneo, il progetto ET (Einstein Telescope), il cui studio vede l’INFN in prima linea, in particolare esplorando la possibilità di avere un sito italiano per ospitare questa grande innovativa infrastruttura di ricerca” conclude Masiero.

“Con l'entrata di KAGRA, la scienza delle onde gravitazionali diventerà uno sforzo collaborativo globale. La collaborazione VIRGO non vede l'ora di apprendere dal nuovo e innovativo approccio con l’impiego di un interferometro sotterraneo e criogenico " commenta Jo van den Brand, spokesperson di VIRGO.

VIRGO, che ha sede presso l’European Gravitational Observatory (EGO) a Cascina, vicino a Pisa, è stato fondato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) italiano e dal Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS) francese. VIRGO conta più di 480 fisici e ingegneri di Belgio (Università di Liegi e Louvain), Francia (CNRS), Germania (Università di Jena), Ungheria (MTA Wigner RCP), Italia (INFN), Paesi Bassi (Nikhef) e Spagna (Università di Barcellona, Valencia e IFAE). Per l’Italia partecipano 11 gruppi dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.
Sito della collaborazione - http://public.virgo-gw.eu/the-virgo-collaboration/
Sito di Virgo http://www.virgo-gw.eu

LIGO è finanziato dalla National Science Foundation (NSF) degli Stati Uniti, è gestito da Caltech e MIT, che hanno ideato e realizzato il progetto. Il sostegno finanziario per il progetto Advanced LIGO è stato sostenuto dalla NSF, assieme a Germania (Max Planck Society), Regno Unito (Science and Technology Facilities Council STFC) e Australia (Australian Research Council), che hanno dato importanti contributi. Più di 1200 scienziati provenienti da tutto il mondo partecipano all’impresa scientifica attraverso la collaborazione scientifica LIGO, che include le collaborazioni GEO e OzGrav. Altri partner sono elencati all'indirizzo http://ligo.org/partners.php.

KAGRA è supportato dal Ministero dell'Istruzione, Cultura, Sport, Scienza e Tecnologia-Giappone (MEXT). KAGRA è ospitato dall'Institute for Cosmic Ray Research (ICRR), dall'Università di Tokyo e co-ospitato dall'High Energy Accelerator Research Organization (KEK) e dal National Astronomical Observatory of Japan (NAOJ) e supportato dall’Università di Toyama. La collaborazione KAGRA è composta da oltre 360 persone provenienti da oltre 100 istituzioni in 15 paesi e regioni. Un elenco delle affiliazioni dei collaboratori è disponibile all'indirizzo
http://gwwiki.icrr.u-tokyo.ac.jp/JGWwiki/KAGRA/KSC#KAGRAcollaborators. Maggiori informazioni sono disponibili su https://gwcenter.icrr.u-tokyo.ac.jp/en/.

 

Contatti per la stampa INFN Ufficio comunicazione - Eleonora Cossi, eleonora.cossi@presid.infn.it, +39.06.68400364, +39.06.6868162

NUOVE NOMINE ALL'INFN PER GIUNTA ESECUTIVA, GGI E SEZIONE DI LECCE

3 October, 2019 - 09:34

Nel corso della riunione del 25 settembre del Consiglio Direttivo dell’INFN si sono svolte le votazioni per l’elezione di due membri della Giunta Esecutiva, del direttore del Centro Nazionale dell’INFN GGI Galileo Galilei Institute e del direttore della Sezione INFN di Lecce. I neoeletti sono rispettivamente Diego Bettoni e Chiara Meroni, Stefania De Curtis e Daniele Martello.

 

 

Diego Bettoni è un fisico sperimentale esperto di fisica nucleare e delle alte energie. I suoi principali interessi di ricerca sono nel campo della spettroscopia adronica, in particolare la fisica del quarkonio convenzionale ed esotico, e della struttura degli adroni, in particolare lo studio dei fattori di forma del nucleone. Bettoni ha collaborato a esperimenti nei principali laboratori internazionali, tra cui il CERN a Ginevra, Fermilab e SLAC negli Stati Uniti e FAIR/GSI in Germania. Attualmente partecipa all'esperimento BESIII presso IHEP in Cina. È coautore di oltre 600 pubblicazioni scientifiche. Bettoni è stato direttore della sezione di Ferrara, e dal 2017 dirige i Laboratori Nazionali di Legnaro dell’INFN.

 

Chiara Meroni, sposata, con tre figli, è dirigente di ricerca dell’INFN e direttore della sezione di Milano dal 2012. Nella sua carriera scientifica ha lavorato nel campo della fisica delle particelle elementari, partecipando a collaborazioni internazionali al CERN. Ha competenze sperimentali nel campo dei rivelatori di traccia a semiconduttori, strip e pixel di silicio. Attualmente lavora all’esperimento ATLAS a LHC. È stata il coordinatore nazionale del progetto europeo AIDA per la realizzazione di infrastrutture di R&D di rivelatori per futuri esperimenti, e attualmente ricopre lo stesso incarico nel successivo progetto AIDA2020.

 

Stefania De Curtis è dirigente di ricerca in fisica teorica presso la Sezione INFN di Firenze. Dopo la laurea in Fisica all’Università di Firenze e il PhD alla SISSA di Trieste in Fisica delle particelle elementari, è ospite di Raoul Gatto e del suo gruppo al Dipartimento di Fisica dell’Università di Ginevra. Nel 1988 diventa ricercatore della sezione INFN di Firenze, continuando a trascorrere svariati periodi di lavoro all’Università di Ginevra e al CERN, dove svolge ricerche nel campo della fisica delle interazioni fondamentali. Dal 2005 coordina il gruppo teorico della Sezione di Firenze. Ha contribuito alla nascita del Galileo Galilei Institute, di cui dal 2013 coordina le scuole di Dottorato. Fa parte del comitato organizzatore delle ‘GGI Lectures on the Theory of Fundamental Interactions’ e del Plenary European Committee for Future Accelerators (ECFA). È autrice di più di 100 lavori pubblicati su riviste internazionali, e di circa 60 contributi a conferenze e workshop.

 

Daniele Martello, originario della Provincia di Lecce, è professore ordinario di fisica presso l'Università del Salento. Responsabile nazionale dell'Osservatorio per raggi cosmici Pierre Auger in Argentina, svolge la sua attività di ricerca nell'ambito della fisica astroparticellare. Ha partecipato a numerosi esprimenti tra cui MACRO ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN, AMANDA al Polo Sud e ARGO-YBJ sull’altopiano del Tibet, in Cina. Coautore di più di 200 pubblicazioni scientifiche, attualmente la sua attività di ricerca riguarda la fisica dei raggi cosmici.

 

EXANEST: ECCO IL PROTOTIPO DEL SUPERCOMPUTER EUROPEO

25 September, 2019 - 10:28

Testato con successo il precursore di un calcolatore elettronico ad elevate prestazioni tutto “made in Europe” che consuma fino a un decimo dell’energia richiesta dalle analoghe piattaforme di calcolo oggi operative. L’Italia è coinvolta nel progetto con l'INFN e l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).
La costruzione di un super computer in grado svolgere l’incredibile cifra di un miliardo di miliardi di calcoli al secondo (exascale) rappresenta una delle più grandi sfide scientifiche e tecnologiche dei nostri giorni. L’elaborazione di dati ad alte prestazioni (HPC) è uno dei pilastri fondamentali della ricerca scientifica e tecnologica mondiale e un fattore chiave in grado di supportare la rivoluzione digitale associata all’enorme espansione dei volumi di dati (big data), il cui studio e analisi richiedono “laboratori numerici” di nuova generazione. Sviluppare e mettere a disposizione per primi un “laboratorio numerico” di tipo Exascale significa produrre un super computer in grado di raggiungere miliardi di miliardi di operazioni al secondo (exaflops) e tutti gli strumenti software per utilizzarlo. Un “laboratorio” di questo tipo rappresenta una piattaforma decisiva per conservare e aumentare la capacità competitiva a livello industriale, per potenziare le strategie di sicurezza e cybersecurity e ovviamente per rispondere alle sfide scientifiche del prossimo decennio.

L’Europa sta da tempo lavorando per rendere realtà la realizzazione di un supercomputer di classe Exascale grazie anche ai consorzi finanziati dal programma europeo Horizon 2020 in progetti come ExaNeSt che, in poco più di 3 anni dalla fine del 2015, ha costruito il primo prototipo di super computer, interamente realizzato in Europa a partire dalla progettazione dell’hardware sino alle applicazioni che lo usano. Si tratta di un prototipo interamente funzionante basato su tecnologie di rete e storage europee, sviluppato, testato e ottimizzato a partire dalle applicazioni scientifiche e tecnologiche che per la prima volta hanno contribuito sin dall’inizio alla realizzazione dell’hardware e del software. Il prototipo realizzato da ExaNeSt non solo ha delle elevate prestazioni di calcolo, ma ha anche una ottima efficienza energetica: l’energia consumata per risolvere un problema computazionale su questa nuova piattaforma è da 3 a 10 volte inferiore a quella richiesta da piattaforme  HPC tradizionali. Un risultato che è andato molto oltre le aspettative e ottenuto grazie a un innovativo sistema di raffreddamento a liquido, l’implementazione di una architettura di rete dedicata ad alte prestazioni, e una nuova tipologia di acceleratori computazionali basati su componenti programmabili (FPGA) che ExaNeSt ha dimostrato di poter far competere con i più moderni acceleratori grafici (GPU).

Il consorzio ExaNeSt è composto da dodici partner appartenenti a sette diversi paesi dell’Unione Europea, ciascuno con competenze nelle tecnologie di base necessarie per portare a compimento lo sviluppo della piattaforma e delle sue tecnologie software e hardware.
L’INAF è tra i  partner principali e ha avuto un ruolo fondamentale nel disegno, sviluppo e integrazione della nuova piattaforma coordinando il lavoro delle applicazioni  e del software applicativo che è stato utilizzato sia per il disegno che per la validazione della piattaforma. ExaNeSt ha infatti adottato un approccio integrato di co-progettazione dell’hardware e del software. L'INAF ha partecipato al progetto con un team di ricerca all'avanguardia sia nel campo della tecnologie informatiche che della Cosmologia Computazionale operativo presso la sede INAF di Trieste che ha una lunga tradizione nella ricerca e sviluppo in ambito HPC. “Superando molte difficoltà dovute alla complessita del lavoro di sviluppo sia hardware che software, siamo riusciti a realizzare un prototipo di macchina Exascale funzionante e realmente utilizzabile per produrre risultati scientifici: un risultato davvero importante e unico in Europa” sottolinea Giuliano Taffoni, coordinatore per INAF di ExaNeSt e coordinatore del workpackage di sviluppo del software applicativo. “ExaNeSt ci ha dato la possibilità di consolidare le nostre competenze in HPC partecipando a una attività di ricerca complessa e importante. Ma si tratta solo dell’inizio, dobbiamo continuare a lavorare per migliorare il prototipo in modo da realizzare una piattaforma in grado di rispondere alle necessità di calcolo dei  nuovi progetti di ricerca come lo Square Kilometre Array o il Cherenkov Telescope Array”.

Grazie al know-how accumulato attraverso un percorso ventennale di sviluppo di sistemi paralleli HPC e realizzazione di codici applicativi complessi per il calcolo scientifico, l’APELab dell'INFN ha contribuito in maniera sostanziale al disegno della rete di interconnessione di ExaNeSt e al benchmarking della piattaforma di calcolo con un codice proprietario di simulazione di neural network sviluppato nell’ambito del progetto europeo Human Brain Project (HBP). “Exanest, – spiega Piero Vicini, coordinatore del team ExaNeSt dell’INFN – è stata una palestra fondamentale per lo sviluppo di ExaNet, un’architettura di rete innovativa e totalmente europea che fa leva sulle precedenti attività di R&D dell’INFN in questo campo di ricerca”. “Il progetto – prosegue Vicini – ha permesso di disegnarne l’architettura utilizzando idee originali, di prototiparne su FPGA un’implementazione a scala media, e di dimostrare la sua scalabilità misurandone le prestazioni con l’esecuzione di applicazioni di ampio interesse per la comunità di ricerca internazionale”. “Siamo pronti per il prossimo step: l’ottimizzazione e la sua integrazione nei sistemi HPC a scala grande (exascale) di prossima introduzione come previsti dall’iniziativa Europea EuroHPC.”

ExaNeSt ha contribuito a realizzare una nuova generazione di supercomputer europei, creando così nuove opportunità di business. I progressi del progetto in termini di prestazioni ed efficienza consentiranno alle PMI di diversi settori dell'economia di utilizzare l’HPC e l’analisi dei dati, con un interessante compromesso tra fruibilità e accessibilità. ExaNeSt ha inoltre formato numerosi giovani ingegneri, contribuendo a colmare il grande divario di competenze tra mondo accademico e industriale.

Video ExaNest

 

NA62: ALLA CACCIA DEI SEGRETI DEL KAONE

23 September, 2019 - 09:44

I processi rari rappresentano un canale di accesso privilegiato a quella che i fisici definiscono Nuova Fisica, quella fisica cioè che ancora non conosciamo e che va oltre le nostre attuali teorie. Per questo al CERN la collaborazione dell’esperimento NA62, di cui fanno parte anche fisici e tecnologi dell’INFN, sta studiando un rarissimo decadimento che vede un kaone carico trasformarsi in un pione carico con un neutrino e un antineutrino. L’obiettivo è scovare in questo processo qualche comportamento imprevisto che devi dal Modello Standard, la teoria che oggi ci fornisce la migliore descrizione del mondo delle particelle elementari e delle loro interazioni. Ora i ricercatori sono riusciti a misurare questo decadimento con una sensibilità che supera quella dei migliori risultati ottenuti finora al mondo, avvicinandosi sempre più alla possibilità di scoprire eventuali anomalie. I nuovi risultati della collaborazione NA62 sono appena stati presentati alla conferenza KAON 2019 a Perugia, e in un seminario al CERN, a Ginevra.
“I risultati ottenuti finora su oltre 2000 miliardi di decadimenti dei kaoni, tra cui abbiamo individuato tre eventi di decadimento in un pione carico con neutrino e antineutrino, sono in linea con quanto previsto dal Modello Standard. Tuttavia, analizzando campioni di dati sempre più grandi e con sensibilità sempre maggiori, si potrebbero trovare delle divergenze”, spiega Fabio Ambrosino, ricercatore dell’INFN e professore all’Università Federico II di Napoli, che coordina la partecipazione dell’INFN a NA62. “Stiamo ancora analizzando i dati che il nostro esperimento ha raccolto nel 2018, e contemporaneamente ci stiamo preparando alla fase di presa dati del 2021, facendo degli upgrade sull’apparato sperimentale volti principalmente alla riduzione del fondo”.
NA62 è un esperimento composto di diversi rivelatori di particelle che utilizza un fascio di protoni estratti dal Super Proton Synchrotron (SPS). Questi protoni vengono fatti collidere su un bersaglio di Berillio per generare un intenso fascio secondario con una rilevante percentuale di kaoni, che sono l’oggetto di studio dell’esperimento. A differenza degli esperimenti che finora hanno studiato questo decadimento raro, come E787 ed E949 del Brookhaven National Laboratory negli Stati Uniti, NA62 studia i kaoni “in volo”, all’interno di un volume in cui è stato fatto il vuoto, lungo oltre 60 metri. Questo approccio permette di incrementare il numero totale di decadimenti osservabili.
La collaborazione NA62, guidata dall’italiana Cristina Lazzeroni dell’Università di Birmingham, coinvolge circa 200 fisici da Europa, Stati Uniti, Canada, Messico e Russia, in cui l’impegno dell’INFN spicca con circa un terzo dei partecipanti: oltre 70 fisici e tecnologi dei Laboratori Nazionali di Frascati e di otto Sezioni dell’INFN (Ferrara, Firenze, Napoli, Perugia, Pisa, Roma1, Roma2 e Torino) contribuiscono in modo decisivo al successo dell’esperimento con importanti responsabilità sia sul rivelatore (con lo sviluppo dell’avanzatissimo sistema di tracciamento del fascio, del sistema di veto per i fondi da fotoni e particelle cariche, e del sistema di individuazione dei pioni) che sul complesso sistema di acquisizione dati dell’esperimento.

TORNA LA NOTTE BIANCA DELLA RICERCA, TANTE ATTIVITÀ INFN

18 September, 2019 - 11:14

Centinaia di eventi in tutta Italia, 9 progetti nazionali, più di 100 città coinvolte, migliaia di ricercatori e tanta curiosità: sono questi gli ingredienti principali della Notte Europea dei Ricercatori che anche quest’anno torna l’ultimo venerdì di settembre, il 27.
Promossa per la prima volta nel 2005 dalla Commissione Europea, la “notte bianca” della ricerca è diventata ormai un appuntamento atteso dal pubblico, e rappresenta un’importante occasione di incontro, conoscenza e scambio tra ricercatori e cittadini appassionati o semplicemente curiosi. L’INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare partecipa a cinque dei progetti finanziati dalla Commissione Europea in Italia: SHARPER, SOCIETY, BEES, BRIGHT ed ERN APULIA.
Grazie alla presenza attiva a livello locale di sezioni e laboratori nazionali, la comunità INFN sarà così tra i protagonisti dell’evento e si sta mobilitando da mesi per organizzare per il 27 settembre iniziative su tutto il territorio nazionale: laboratori aperti, incontri, conferenze, seminari, spettacoli, esperimenti e giochi interattivi, aperitivi, concerti e tanto altro. Di seguito un assaggio delle iniziative organizzate dalle sezioni e dai laboratori dell’INFN nelle varie città.

A Catania (progetto SHARPER), i Laboratori Nazionali del Sud aprono le proprie porte al pubblico per visite guidate all’interno delle sale degli esperimenti, per scoprire il nuovo visitor centre, ma anche per altre attività, come giochi a tema pensati per bambini tra i 5 e i 10 anni, e lo spettacolo serale “Dall’Etna alla Luna”. Inoltre in giro per la città, da Piazza Università a Palazzo San Giuliano fino alla Metropolitana Borgo, ci saranno tante attività organizzate dalla sezione di Catania su misteri dell’universo, neutrini, astrofisica, e molto altro.

A Rende, in provincia di Consenza, presso l'Università della Calabria, ci sarà un stando INFN con tanti eventi per bambini, studenti e cittadini. Inoltre saranno organizzate interviste nell'ambito del progetto RadioLab e interviste sulla percezione delle problematiche STEM organizzate in collaborazione con il centro d'Ateneo 'Women's Studies'.

Le sezioni INFN pugliesi, a Bari e a Lecce nell’ambito del progetto ERN APULIA, hanno organizzato una mostra di riproduzioni in scala 1:1 di macchine leonardesche nell’ambito delle celebrazione per il Cinquecentesimo anniversario di Leonardo Da Vinci. I ricercatori illustreranno poi le attività dell’INFN sia al CERN di Ginevra, con visite virtuali degli esperimenti del Large Hadron Collider, sia nello spazio e sotto il mare. Saranno mostrati prototipi di rivelatori di particelle, simulazioni di eventi all'interno dei nostri apparati di misura e alcune attività interattive quali ad esempio la misura della radioattività naturale. A Bari, i ricercatori saranno nello spazio Murat e nel fortino di Sant’Antonio Abate. A Lecce invece saranno presso il Rettorato dell’Università del Salento, al Monastero degli Olivetani e al Complesso Studium 2000.

A Napoli (progetto SHARPER), nel Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, i ricercatori accompagneranno il pubblico alla scoperta del Cosmo, degli abissi marini e del centro della Terra. All’Accademia delle Belle Arti, il rivelatore Cosmic Ray Cube e la sua app renderanno visibili i raggi cosmici sugli smartphone dei visitatori e sarà possibile partire per un viaggio alla scoperta del Cherenkov Telescope Array grazie alla realtà virtuale. E in Piazza del Gesù Nuovo ci sarà un evento dedicato alle donne nella scienza. Mentre all’interno della Reggia di Caserta, sarà possibile partire per un tour virtuale negli abissi marini per scoprire il rivelatore di neutrini KM3NET.

A Cagliari (progetto SHARPER) le attività iniziano prima della Notte. Dal 20 al 28 settembre presso Sa Manifattura, il pubblico potrà scoprire i misteri delle gravità, dalla curvatura dello spazio tempo all’espansione accelerata dell’universo, all’interno della mostra “L’Universo a portata di mano”.
Nel corso della Notte, tra i gazebo di Piazza Garibaldi, sarà possibile chiacchierare con i ricercatori dell’INFN per scoprire di più sulla ricerca fondamentale nel campo della fisica delle particelle, con gli esperimenti LHCb e ALICE del CERN, ma anche sulle nuove sfide tecnologiche che coinvolgeranno direttamente il territorio sardo, come il progetto ET (Einstein Telescope), e la ricerca di materia oscura con l’esperimento Dark Side & ARIA. Saranno poi presentati progetti che coinvolgono le scuole: EEE – Extreme Energy Events per lo studio dei raggi cosmici e RadioLAB per lo studio della radioattività ambientale.

I Laboratori Nazionali di Frascati aderiscono alla Notte Europea dei Ricercatori, nell’ambito del progetto ERN-Apulia, con un ricco programma di iniziative pensate per curiosi e appassionati di tutte le età. Saranno organizzate visite guidate agli apparati sperimentali (acceleratore DAFNE, esperimento SIDDHARTA2 ed esperimento KLOE), nonché al Visitor Centre. Per i più piccoli verrà allestita un’area con attività ludico-didattiche. Alle ore 17 è in programma in Auditorium un seminario di attualità scientifica e alle ore 19 avrà inizio l’evento speciale “Che pizza i ricercatori!”, in cui sarà possibile cenare in compagnia dei nostri scienziati e sfidarsi a colpi di scienza in un gioco divertente proposto per l’occasione.

A Roma (progetto BEES), nel Dipartimento di Fisica dell’Università di Roma 3, i ricercatori della Sezione INFN faranno scoprire al pubblico che cosa sono le particelle elementari, con un’appassionante gioco di squadra per scoprire l’identità delle particelle osservate dall’esperimento ATLAS al Large Hadron Collider del CERN. Grazie a un’esperienza di realtà virtuale, sarà poi possibile scoprire il rivelatore Belle II dell’acceleratore SuperKEKB che si trova a Tsukuba, in Giappone. Sarà poi possibile vedere in tempo reale i raggi cosmici che arrivano sulla Terra grazie a una camera a nebbia costruita con materiali di uso comune.

Mentre nel Laboratorio di Calcolo, edificio Fermi del Dipartimento di Fisica di Sapienza Università di Roma, sarà possibile partire per un tour virtuale alla scoperta dell'esperimento CMS del Large Hadron Collider del CERN.

E nell'ambito delle attività organizzate per la Notte, lunedì 30 settembre dalle 9:00 alle 13:00, il Dipartimento di Fisica dell'Università di Roma Tor Vergata ospita l'evento "Tor Vergata: Università spaziale" a cui participa il cosmonauta Walter Villadei.

A L’Aquila (progetto SHARPER) la Notte, coordinata dai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN, animerà il centro storico con più di 50 attività che invaderanno strade e piazze, tra le quali il Laser-party a caccia di leggende e miti legati all’universo e la conferenza-spettacolo ‘Le stelle del cinema’, tenuta da Roberto Battiston, mentre la facciata del Duomo di San Massimo s’illuminerà con immagini e colori, partendo dal genio di Leonardo per arrivare ai viaggi interstellari.

A Perugia (progetto SHARPER), presso il Dipartimento di Fisica e Geologia sarà possibile approfondire il tema delle onde gravitazionali, fare esperienza della diffrazione della luce e scoprire le meraviglie del mondo subatomico. Presso la Biblioteca S. Matteo degli Armeni, i più piccoli potranno avvicinarsi attraverso il disegno alle meraviglie dell’universo, e sarà possibile scoprire l’Astrofisica come scienza interdisciplinare tra Astronomia, Fisica Nucleare e Geologia.

A Firenze (progetto BRIGHT), presso il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, sarà possibile scoprire la fisica nucleare fra gioco e letture e ci saranno delle mini-conferenze di ricercatori INFN sul rapporto tra gas serra e cambiamenti climatici, e sulla fisica che racconta l’arte.

A Pisa (progetto BRIGHT), in Largo Ciro Menotti, sarà possibile scoprire le attività di ricerca dell’INFN. Presso la Sezione INFN di Pisa sarà invece possibile visitare i laboratori, collegarsi in tempo reale con il CERN di Ginevra e osservare il cielo con i telescopi.
A Cascina, presso l’Osservatorio Gravitazionale Europeo, sarà possibile visitare l’interferometro per onde gravitazionali VIRGO, provare un gelato criogenico, scoprire il legame tra VIRGO e una stampante 3D, e molto altro.

A Bologna (progetto SOCIETY), in via Zamboni, ci sarà uno stand INFN con esperimenti per vedere i raggi cosmici in diretta, sulla Tomografia a Raggi X, sul riconoscimento degli oggetti tramite l’intelligenza artificiale, e sull’elettromagnetismo. E ci sarà anche un gioco per bambini per costruire le particelle. A “Le Scuderie” sarà invece possibile scoprire come la matematica può descrivere il mondo, nel corso di una conferenza pubblica.

A Padova (Veneto Night), presso il rettorato dell'Università (Palazzo del Bò), i Laboratori Nazionali di Legnaro illustreranno il progetto speciale SPES, dedicato alla fisica e all'astrofisica nucleare e alla fisica medica. Si parlerà di fisica muldisciplinare e degli acceleratori, di tecnologie innovative per il trattamento dei materiali e radiobiologia. I ricercatori della sezione INFN racconteranno invece come funziona un interferometro attraverso un modellino costruito con i LEGO. Faranno poi scoprire al pubblico che cos’è il Machine Learning o il Cloud Computing, la fisica delle particelle, l’astronomia multimessaggera, la fisica ambientale e molto altro. Anche i bambini potranno divertirsi scoprendo l’elettromagnetismo con un trenino.

A Trieste (progetto SHARPER), si potrà venire a contatto con il mondo della fisica delle particelle grazie a un gioco dell’oca scientifico, presso il Caffè degli Specchi. Al “Villaggio Trieste Città della Conoscenza” si potranno scoprire le sorgenti gamma dell’universo. E nei Portici del Municipio si potranno ascoltare le esperienze di vita dei ricercatori nel corso dell’evento “Street Science”.

A Pavia (progetto SHARPER), ci sono tantissime attività: si potranno mettere alla prova le proprie conoscenze con il quiz “Botta di Coulomb”, si potranno scoprire gli effetti delle particelle contro il cancro o fare esperienza del mondo subatomico. Si parlerà poi della fisica delle bolle di sapone e di molto altro.

A Milano presso il Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci, i ricercatori INFN descriveranno i nuclei atomici con i LEGO, sarà possibile osservare le particelle che attraversano una camera a nebbia, scoprire la radioattività naturale con il progetto Radiolab, e visitare la mostra EXTREME. [Le attività organizzate a Milano sono state annullate. Più info.]

A Torino, al Museo Egizio i ricercatori INFN racconteranno che cosa sono “le fantastiche 4” forze e condurranno eventi di osservazione del cielo.
Al Mastio della Cittadella, sede della mostra INFN Uomo Virtuale, ci saranno laboratori per ragazzi, visite guidate della mostra con i ricercatori, e sul tetto del Mastio verrà allestita una postazione di osservazione del cielo.

Ad Alessandria, presso l'Università del Piemonte Orientale, alle 21:00, ci sarà lo spettacolo che invita a riflettere sui problemi che affliggono un mondo in rapido e disordinato mutamento, "Per favore non aumentate troppo l’entropia", scritto dal ricercatore INFN Marco Monteno.

A Trento, presso il MUSE - Museo della Scienza, alcuni ricercatori del TIFPA-INFN e dell' l'Universita di Trento, mostreranno il funzionamento di una camera a nebbia e insegneranno a riconoscere le varie particelle osservabili

IL BREAKTHROUGH PRIZE 2020 AI 347 SCIENZIATI DELL’EVENT HORIZON TELESCOPE COLLABORATION

6 September, 2019 - 05:06

L’Event Horizon Telescope collaboration (EHT) si aggiudica il Premio Breakthrough Prize 2020 per la Fisica Fondamentale per la “ Prima immagine di un buco nero supermassiccio, ottenuta grazie a un'alleanza di telescopi delle dimensioni della Terra” annunciata il 10 aprile 2019. Il Premio, del valore di ben tre milioni di dollari sarà suddiviso tra i 347 scienziati e scienziate della collaborazione a cui partecipano ricercatrici dell’INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e dell’INAF Istituto Nazionale di Astrofisica.

“Questo importante riconoscimento testimonia come il risultato scientifico ottenuto dalla nostra collaborazione Event Horizon Telescope, ossia la prima immagine di un buco nero, possa essere considerato una pietra miliare”. “E ci tengo a sottolineare, con grande soddisfazione, che quando le persone lavorano con professionalità e passione insieme in una comunità forte e coesa con un obiettivo condiviso riescono a rendere possibile anche quello che sembrava impossibile!”commenta Mariafelicia De Laurentis, ricercatrice dell’INFN e professore di astrofisica all’Università Federico II di Napoli, che come membro della collaborazione EHT ha coordinato il gruppo di analisi teorica dell’esperimento.

EHT è una rete distribuita su tutta la Terra, composta di un insieme di radiotelescopi che lavorano in modo coordinato così da costituire un unico strumento di dimensioni globali con sensibilità e risoluzione senza precedenti. Progettato proprio allo scopo di catturare l’immagine di un buco nero, lo scorso 10 aprile EHT ha presentato la prima prova visiva diretta di un buco nero e della sua ombra. Ovvero l’immagine dell’orizzonte degli eventi del buco nero supermassiccio, con una massa equivalente a 6,5 miliardi di masse solari, che si trova a 55 milioni di anni luce dalla Terra, al centro della galassia Messier 87. Il risultato è stato descritto in sei articoli scientifici pubblicati su The Astrophysical Journal Letters.

Il premio Breakthrough in Fisica fondamentale viene assegnato a persone che hanno contribuito profondamente alla conoscenza umana. Per l’anno 2019 è stato assegnato ai fisici teorici Sergio Ferrara (CERN e INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare - Laboratori Nazionali di Frascati), Dan Freedman (Massachusetts Institute of Technology e Stanford University) e Peter van Nieuwenhuizen (Stony Brook University) per "l'invenzione della supergravità, in cui le variabili quantistiche fanno parte della descrizione della geometria dello spaziotempo". Il Premio è aperto a tutti i fisici - teorici, matematici e sperimentali - che lavorano sui misteri più profondi dell'Universo e può essere condiviso tra scienziati.  I premi Breakthrough, conosciuti anche come “Gli Oscar della scienza” sono sponsorizzati da Sergey Brin, Priscilla Chan e Mark Zuckerberg, Ma Huateng, Yuri e Julia Milner e Anne Wojcicki. I comitati di selezione composti da precedenti vincitori del premio Breakthrough in ogni settore scelgono i vincitori. Sito web del premio www.breakthroughprize.org

LANCIATO A BOLOGNA IL PROGETTO EUROPEO IOTWINS

5 September, 2019 - 15:15

È stato lanciato ieri 4 settembre a Bologna IoTwins, un nuovo progetto europeo di big data finanziato con 20 milioni di euro, a cui l’INFN partecipa con le sue infrastrutture di calcolo e il suo know-how.
L’obiettivo del progetto è la creazione di digital twins, ovvero copie virtuali di processi industriali, per applicazioni virtuali a larga scala attraverso la realizzazione di dodici piattaforme informatiche per la gestione di Big Data con l’intelligenza artificiale. Queste piattaforme sosterranno il mondo dell’industria in campi come la manutenzione predittiva e l'ottimizzazione del processo industriale.
IoTwins rientra nel programma quadro europeo per la ricerca e l’innovazione, Horizon 2020, ed è coordinato dall’azienda italiana “Bonfiglioli Riduttori”. Il progetto coinvolge 23 partner provenienti da 8 paesi europei. Tra i partner italiani, insieme all’INFN, ci sono l’Università di Bologna, il CINECA, la Regione Emilia-Romagna, attraverso la società regionale Art-ER, e la società Marposs.

Infn e Cnr tra i dieci istituti di ricerca pubblica più innovativi al mondo

23 August, 2019 - 14:02
Rispettivamente in nona e decima posizione nella classifica del Nature Index 2019 tra le istituzioni governative più innovative, INFN e CNR mantengono il buon nome della ricerca italiana nel mondo. Redatto annualmente dalla rivista Nature, la classifica si basa sul numero di articoli pubblicati in 82 riviste scientifiche, scelti e monitorati da Nature. Al primo posto dell'indice Nature 2019 delle istituzioni governative mondiali si trova l'Accademia cinese delle scienze (Cas), seguita dal National Center for French Scientific Research (Cnrs) e dal National Institutes for Health (Nih) americani. La NASA occupa la settima posizione. L'Italia segna la prima in Europa con due posizioni. Già presente in classifica lo scorso anno, l'INFN sale di una posizione, passando dalla decima alla nona. Il CNR sta entrando quest'anno, minando un'istituzione americana. Per il quarto anno consecutivo, inoltre, l'INFN appare al terzo posto nella classifica delle istituzioni governative mondiali dedicate alle scienze fisiche. "La classifica della natura dimostra la grande qualità della ricerca di frontiera italiana, apprezzata e riconosciuta a livello internazionale", ha commentato Antonio Zoccoli, presidente dell'INFN, in carica dall'inizio di luglio. Molte ricerche italiane sono state citate da Nature: dallo studio dei buchi neri ai neutrini, dalle nuove tecnologie applicate all'ambiente

MINI-EUSO PARTE VERSO LA STAZIONE SPAZIALE INTERNAZIONALE

22 August, 2019 - 08:52

Kazakistan. È stato lanciato oggi, 22 agosto 2019, dal cosmodromo di Baikonur il veicolo spaziale Soyuz MS14 con a bordo Mini-EUSO (Multiwavelength Imaging New Instrument for the Extreme Universe Space Observatory), un telescopio per raggi ultravioletti, frutto di un accordo fra l’ASI Agenzia Spaziale Italiana, ente finanziatore, e l’Agenzia Spaziale Russa Roscosmos, e sviluppato da una collaborazione internazionale guidata dall’INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, con il contributo del MAECI, Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Per l'INFN partecipano le sezioni di Bari, Catania, Napoli, Roma Tor Vergata, Torino e i Laboratori Nazionali di Frascati.

La Soyuz raggiungerà la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), dove l’astronauta Luca Parmitano attiverà il telescopio.

“Mini-EUSO, che è stato integrato nei laboratori della Sezione INFN e del Dipartimento di Fisica di Roma Tor Vergata, è il frutto di un’ampia collaborazione internazionale di ricercatori che hanno dapprima sviluppato le nuove tecniche di rivelazione nell’ambito del programma JEM-EUSO, e poi hanno costruito un apparato con tempi e costi estremamente contenuti per un progetto spaziale di questa complessità”, racconta il coordinatore dell’esperimento Marco Casolino, ricercatore dell’INFN nella Sezione di Roma Tor Vergata.

Mini-EUSO osserverà la Terra dal modulo russo Zvezda della ISS. Sarà puntato verso la Terra per registrare le emissioni ultraviolette di origine cosmica, atmosferica e terrestre. Il sistema ottico e la superficie focale di nuova generazione consentono al telescopio di raggiungere una sensibilità senza precedenti, permettendo di rivelare ciascun fotone emesso in un campo di vista di 40 gradi con una frequenza di 400.000 immagini al secondo. Una delle caratteristiche principali dell’apparato è la capacità di effettuare osservazioni su diverse scale temporali, da qualche microsecondo in su, e di poter correlare i dati con quelli provenienti da due telecamere ancillari, sensibili nelle bande del visibile e del vicino infrarosso.

“Questo telescopio – spiega Casolino – contiene anche una serie di rivelatori di nuova generazione, come i silicon-photomultiplier, con l’obiettivo di studiarne il comportamento e la loro capacità di resistere all’ambiente spaziale. La tecnologia sviluppata nell’ambito di questo esperimento sarà utilizzata in future missioni spaziali e su palloni stratosferici, come il progetto SPB-2 della NASA, il cui lancio è previsto dalla Nuova Zelanda per il 2022”.

Gli obiettivi scientifici di Mini-EUSO sono molteplici e si estendono su più campi: sarà realizzata, per la prima volta, una mappa delle emissioni notturne della Terra nell’ultravioletto e delle loro variazioni, di natura sia antropica, sia di biolumiscenza legate a particolari comportamenti di plancton e alghe. Saranno studiati anche fenomeni nell’alta atmosfera e la possibilità di identificare e rimuovere detriti spaziali.
Inoltre si studieranno le meteore ricercando, nelle loro tracce al rientro nell’atmosfera, segnali provenienti da un particolare stato molto denso della materia nucleare, ancora mai osservato ma previsto da vari modelli teorici, la materia strana. Mini-EUSO è in grado di osservare anche raggi cosmici di altissima energia, particelle la cui esatta origine è ancora dibattuta e che si presume provengano da altre galassie

IXPE, in volo con un Falcon per osservare l’universo nei raggi X

20 August, 2019 - 14:03
Procede spedita la missione NASA per il satellite IXPE (Imaging X-Ray Polarimetry Explorer), missione che ha l’ambizioso compito di aprire una nuova finestra nell’astronomia dei raggi X: quella della polarimetria, che promette di fornire nuove importanti informazioni sui meccanismi di emissione e la geometria degli oggetti compatti, come le stelle di neutroni, e la configurazione dei campi magnetici nei siti delle sorgenti X celesti.  Nei giorni scorsi sono stati superati i rigorosi test sulla strumentazione del satellite e l’Agenzia spaziale americana ha ora ufficialmente annunciato che il vettore che porterà in orbita IXPE sarà il razzo Falcon-9 della società privata SpaceX. L’altissimo livello tecnologico dei rivelatori che l’Italia fornisce alla missione consentirà a IXPE di realizzare un programma scientifico tipico di missioni più grandi, come ribadito dal board della NASA che l’ha selezionata, promuovendola di fatto da missione di classe piccola (SMEX) a missione di classe media (MIDEX).

I contributi italiani di maggior rilievo sono quelli dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI).

Il satellite IXPE è costituto da tre telescopi che focalizzano i raggi X su altrettanti rivelatori di nuova generazione, detti Gas Pixel Detectors (GPD). I GPD sono in grado di misurare simultaneamente, la posizione, l’energia, il tempo di arrivo e l’angolo di polarizzazione di ogni fotone rivelato, dati fondamentali per caratterizzare al meglio la sorgente celeste che li ha prodotti e l’ambiente circostante. Il GPD consente di ottenere immagini polarimetriche di oggetti estesi, come i resti di supernova e i getti delle galassie attive, e di studiare le sorgenti puntiformi con un contrasto mai ottenuto prima. Questo formidabile salto di sensibilità consentirà a IXPE di studiare un ricco campione di sorgenti in tutte le principali classi dell’astronomia X. Paolo Soffitta, dell’INAF di Roma, Responsabile Scientifico italiano di IXPE dice: “Finalmente dalla realizzazione del primo polarimetro X progettato e costruito trent’anni fa senza però essere mai stato messo in orbita, abbiamo oggi la possibilità di aprire questa nuova finestra dell’astronomia X. Ci aspettiamo risultati sorprendenti che ci troveranno ben preparati”. Questa, che promette di essere una vera e propria rivoluzione, è frutto della sinergia tra la grande scuola di astronomia X dell’INAF e l’eccellenza nel campo dei rivelatori dell’INFN. Le ottiche per raggi X del satellite sono realizzate dal Marshall Space Flight Center di Huntsville, della NASA, mentre il piano focale, che comprende i 3 GPD, l’elettronica di controllo e condizionamento dei segnali e il computer di bordo sono stati realizzati dall’INFN e dall’INAF con un importante contributo industriale della OHB-I. L’ASI, oltre a sostenere e gestire la realizzazione del payload scientifico, partecipa a IXPE con la Stazione di Malindi, la rete dati e un contributo al software dell’SSDC, nella scia di una collaborazione con la NASA collaudata con successo con le missioni Swift e NUSTAR, ancora in piena attività.  Tutti i GPD, le schede elettroniche di lettura e gli alloggiamenti meccanici sono stati progettati, integrati e qualificati dall’INFN. Luca Baldini, dell’INFN e dell’Università di Pisa, Co-Principal Investigator italiano di IXPE ha detto al riguardo: “Forniamo a IXPE i telescopi già pronti per l’utilizzo nello spazio, mettendo a pieno frutto l'insieme di competenze di ricercatori, ingegneri e tecnici che caratterizza l’INFN”. La prima unità da volo, costituita dal GPD, dall’elettronica associata e da una ruota porta-filtri che consente di calibrare anche in volo lo strumento, è stata integrata, ha superato tutti i test e ha cominciato la lunga e meticolosa calibrazione presso l’INAF-IAPS di Roma, dove sono stati realizzati i sistemi di calibrazione da terra e da volo. La seconda unità da volo è stata appena integrata e sarà sottoposta alla stessa procedura, rispettando perfettamente la tabella di marcia, secondo la strettissima pianificazione imposta dalla NASA. Intanto negli USA il team del Marshall, guidato dal Principal Investigator di IXPE Martin Weisskopf, sta integrando le ottiche dei tre telescopi X, e la Ball Aerospace sta realizzando il satellite sotto la guida del PI e la supervisione della NASA, che in giugno ha sottoposto il programma alla Critical Design Review. Pochi giorni fa anche i sistemi ottici di IXPE hanno superato i test: di fatto il satellite è sul percorso per il lancio, previsto originariamente per aprile 2021 con un razzo Pegasus. La NASA ha però ora deciso che IXPE verrà lanciato da Cape Canaveral con un vettore Falcon 9 della SpaceX. Il nuovo lanciatore in teoria non presenta molti dei limiti imposti dal Pegasus, il progetto rimarrà immutato e anche la data di lancio non dovrebbe subire modifiche significative. Inoltre parte della maggiore potenza del Falcon 9 verrà utilizzata per correggere l’orbita per sfruttare al meglio le comunicazioni con la base italiana di Malindi, su cui si basa il sistema di acquisizione e organizzazione dei dati prodotti dalla missione.  Barbara Negri, responsabile dell’Unità Osservazione ed Esplorazione dell’Universo dell’ASI dice: “L’ASI ricopre da anni un ruolo chiave nelle missioni di astronomia in raggi X e, in base a ciò, fornisce da oltre 15 anni il supporto allo sviluppo del Polarimetro X. La partecipazione alla missione IXPE della NASA, che vede l’Italia come unico partner, rappresenta un’occasione unica per far volare per la prima volta questo tipo di rivelatori per i quali l’Italia detiene la leadership a livello internazionale”.

Il ministro dell’economia Tria visita i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN

6 August, 2019 - 16:34

Il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria ha visitato oggi, 7 agosto, i Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS) dell’INFN. Il Ministro Tria è stato ricevuto dal Presidente dell’INFN Antonio Zoccoli e dal Direttore dei LNGS Stefano Ragazzi, che hanno illustrato le attività e gli ambiti di ricerca dell’INFN. Successivamente il Ministro è stato accompagnato nelle strutture sotterranee all’interno del massiccio del Gran Sasso dove, attraverso un percorso che ha abbracciato le tre grandi sale sperimantali, ha avuto modo di approfondire la conoscenza delle attività e degli esperimenti condotti nei Laboratori sotterranei, dimostrando apprezzamento per questa eccellenza a livello mondiale, che rappresenta un’importante risorsa per tutto il territorio nazionale.

“Siamo alla frontiera mondiale della conoscenza che nasce dalla collaborazione con tutto il mondo. Questa è una delle preminenze italiane da coltivare mentre in altri campi dobbiamo ancora conquistarla” ha sottolineato il Ministro Tria al termine della visita.

“È stato un onore e un grande piacere aver ospitato il Ministro Tria e la consorte nei nostri Laboratori Nazionali del Gran Sasso", commenta il Presidente dell’INFN Antonio Zoccoli. "La visita del Ministro ha rappresentato per noi un’opportunità importante per mostrare questa nostra infrastruttura di ricerca di eccellenza, un centro unico al mondo, in cui si esplorano le frontiere della conoscenza”, conclude Zoccoli.

I LNGS sono una infrastruttura di ricerca di valore internazionale, capace di attrarre ricercatori da tutto il mondo impegnati in esperimenti che hanno sede nei laboratori per le condizioni uniche di questo luogo. Si tratta, infatti, dei più grandi laboratori sotterranei al mondo dedicati alla ricerca in fisica astroparticellare, dove si svolgono esperimenti di frontiera, per la cui realizzazione sono impiegate tecnologie innovative, sviluppate grazie alla collaborazione tra mondo scientifico e industriale.

LA SUPERGRAVITA’ CONQUISTA IL BREAKTHROUGH PRIZE DEL2019 -

6 August, 2019 - 14:10

Il premio Breakthrough Prize 2019 per la Fisica Fondamentale, dal valore di ben tre milioni di dollari, è stato assegnato ai fisici teorici Sergio Ferrara (CERN e INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare - Laboratori Nazionali di Frascati), Dan Freedman (Massachusetts Institute of Technology e Stanford University) e Peter van Nieuwenhuizen (Stony Brook University) per "l'invenzione della supergravità, in cui le variabili quantistiche fanno parte della descrizione della geometria dello spaziotempo". I vincitori saranno premiati durante una cerimonia che si svolgerà il 3 novembre 2019 presso la NASA in cui saranno premiati anche i vincitori dei Breakthrough Prize in Scienze della vita e Matematica. Ferrara, Freedman e van Nieuwenhuizen sono gli architetti della supergravità, una teoria molto influente del 1976 che ha integrato con successo la forza di gravità in un particolare tipo di teoria dei campi quantistici (una teoria che descrive le particelle e le forze fondamentali della natura in termini di campi che incarnano le leggi della meccanica quantistica). “La teoria della Supergravità rappresenta un passo decisivo nella lunga strada per realizzare il grande sogno della fisica teorica del Novecento: arrivare a una teoria di campo quantistica, compatibile con la Relatività Generale, in cui vengano trattate in modo unificato le quattro forze fondamentali della Natura, ovvero l’elettromagnetismo, la forza nucleare debole, quella nucleare forte e la forza di gravità” commenta Antonio Masiero, vicepresidente dell’INFN . “Proprio dal lavoro pioneristico del 1976 dell’italiano Sergio Ferrara, dell’americano Dan Freedman e dell’olandese Peter van Nieuwenhuizen” spiega ancora Masiero “ prenderà le mosse qualche anno più tardi la Teoria della Stringhe che rappresenta tuttora il più avanzato tentativo di coronare il sogno di una grande teoria unificata della Natura”. Breve biografia Sergio Ferrara lavora al CERN ed è ricercatore associato ai Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN. E’ autore delle teorie di supersimmetria delle particelle elementari (Teorie di Yang-Mills supersimmetriche, con Bruno Zumino) e della supergravità, la prima significativa generalizzazione della teoria della relatività generale, basata sul principio di supersimmetria locale (con D. Freedman e P. Van Nieuwenhuizen). Ha inoltre dato contributi pionieristici alle Teorie Conformi e al Bootstrap Conforme (Con R. Gatto, A. Grillo e G. Parisi). Nato a Roma nel 1945, Ferrara si è laureato presso la Sapienza Università di Roma, ha lavorato come ricercatore per il CNEN e per i Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN, come visiting scientist presso il CNRS francese, la Scuole Normale Superiore di Parigi e la divisione di Fisica Teorica del CERN. Il suo "maestro" è stato il fisico Bruno Zumino, uno dei padri della supersimmetria. Nel 1980 è diventato professore ordinario di Fisica Teorica in Italia. Nel 1981 è entrato nella Divisione Teorica del CERN come staff member. Dal 1985 è professore di Fisica presso l'UCLA. Dal 1986 è senior staff member al Dipartimento di Fisica del CERN. Nel 1993 è stato premiato con Il Premio Medaglia Dirac, assegnato dall’ICTP, nel 2005 con il Premio Enrico Fermi assegnato dalla Società Italiana di Fisica e nel 2006 con il Premio Dannie Heineman per la Fisica Matematica assegnato dalla Amarican Physical Society. Dal 2010 è Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana. I Breakthrough Prize Il premio Breakthrough in Fisica fondamentale viene assegnato a persone che hanno contribuito profondamente alla conoscenza umana. È aperto a tutti i fisici - teorici, matematici e sperimentali - che lavorano sui misteri più profondi dell'Universo e può essere condiviso tra scienziati. I premi Breakthrough, conosciuti anche come “Gli Oscar della scienza” sono sponsorizzati da Sergey Brin, Priscilla Chan e Mark Zuckerberg, Ma Huateng, Yuri e Julia Milner e Anne Wojcicki. I comitati di selezione composti da precedenti vincitori del premio Breakthrough in ogni settore scelgono i vincitori. Sito web del premio www.breakthroughprize.org.

LA SUPERGRAVITA’ CONQUISTA IL BREAKTHROUGH PRIZE 2019

6 August, 2019 - 14:10

Il premio Breakthrough Prize 2019 per la Fisica Fondamentale, dal valore di ben tre milioni di dollari, è stato assegnato ai fisici teorici Sergio Ferrara (CERN e INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare - Laboratori Nazionali di Frascati), Dan Freedman (Massachusetts Institute of Technology e Stanford University) e Peter van Nieuwenhuizen (Stony Brook University) per "l'invenzione della supergravità, in cui le variabili quantistiche fanno parte della descrizione della geometria dello spaziotempo". I vincitori saranno premiati durante una cerimonia che si svolgerà il 3 novembre 2019 presso la NASA in cui saranno premiati anche i vincitori dei Breakthrough Prize in Scienze della vita e Matematica.

Ferrara, Freedman e van Nieuwenhuizen sono gli architetti della supergravità, una teoria molto influente del 1976 che ha integrato con successo la forza di gravità in un particolare tipo di teoria dei campi quantistici (una teoria che descrive le particelle e le forze fondamentali della natura in termini di campi che incarnano le leggi della meccanica quantistica).

“La teoria della Supergravità rappresenta un passo decisivo nella lunga strada per realizzare il grande sogno della fisica teorica del Novecento: arrivare a una teoria di campo quantistica, compatibile con la Relatività Generale, in cui vengano trattate in modo unificato le quattro forze fondamentali della Natura, ovvero l’elettromagnetismo, la forza nucleare debole, quella nucleare forte e la forza di gravità” commenta Antonio Masiero, vicepresidente dell’INFN . “Proprio dal lavoro pioneristico del 1976 dell’italiano Sergio Ferrara, dell’americano Dan Freedman e dell’olandese Peter van Nieuwenhuizen” spiega ancora Masiero “ prenderà le mosse qualche anno più tardi la Teoria della Stringhe che rappresenta tuttora il più avanzato tentativo di coronare il sogno di una grande teoria unificata della Natura”.

 

Breve biografia

Sergio Ferrara vive e lavora al CERN ed è ricercatore associato ai Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN.

E’ autore delle teorie di supersimmetria delle particelle elementari (Teorie di Yang-Mills supersimmetriche, con Bruno Zumino) e della supergravità, la prima significativa generalizzazione della teoria della relatività generale, basata sul principio di supersimmetria locale (con D. Freedman e P. Van Nieuwenhuizen). Ha inoltre dato contributi pionieristici alle Teorie Conformi e al Bootstrap Conforme (Con R. Gatto, A. Grillo e G. Parisi).

Nato a Roma nel 1945, Ferrara si è laureato presso la Sapienza Università di Roma, ha lavorato come ricercatore per il CNEN e per i Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN, come visiting scientist presso il CNRS francese, la Scuole Normale Superiore di Parigi e la divisione di Fisica Teorica del CERN. Il suo "maestro" è stato il fisico Bruno Zumino, uno dei padri della supersimmetria. Nel 1980 è diventato professore ordinario di Fisica Teorica all'Università di Lecce. Nel 1981 è entrato nella Divisione Teorica del CERN come staff member. Dal 1985 è professore di Fisica presso l'UCLA. Dal 1986 è senior staff member al Dipartimento di Fisica del CERN.

Nel 1993 è stato premiato con Il Premio Medaglia Dirac, assegnato dall’ICTP, nel 2005 con il Premio Enrico Fermi assegnato dalla Società Italiana di Fisica e nel 2006 con il Premio Dannie Heineman per la Fisica Matematica assegnato dalla Amarican Physical Society. Dal 2010 è Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

I premiI Breakthrough Prize

Il premio Breakthrough in Fisica fondamentale viene assegnato a persone che hanno contribuito profondamente alla conoscenza umana. È aperto a tutti i fisici - teorici, matematici e sperimentali - che lavorano sui misteri più profondi dell'Universo e può essere condiviso tra scienziati. I premi Breakthrough, conosciuti anche come “Gli Oscar della scienza” sono sponsorizzati da Sergey Brin, Priscilla Chan e Mark Zuckerberg, Ma Huateng, Yuri e Julia Milner e Anne Wojcicki. I comitati di selezione composti da precedenti vincitori del premio Breakthrough in ogni settore scelgono i vincitori.

Sito web

del premio www.breakthroughprize.org.

A XFEL LA PIÙ VELOCE FOTOCAMERA PER RAGGI X: FILMERÀ LA MATERIA SU SCALA NANOMETRICA

30 July, 2019 - 16:19

Si è appena conclusa con successo allo European XFEL di Amburgo la messa in opera della fotocamera per raggi X di bassa energia più veloce al mondo. Si tratta di un rivelatore di immagini per radiazione elettromagnetica nella banda X (chiamato DePFET Sensor with Signal Compression, DSSC) basato su sensori di silicio e costituito da 1024 x 1024 pixel esagonali per un'area attiva totale di 210 x 210 mm2. È un rivelatore unico nel suo genere e rappresenta il culmine di oltre un decennio di ricerca e sviluppo collaborativo internazionale di un gruppo di ricercatori associati alle Sezioni INFN di Milano e Pavia, in collaborazione con DESY, l’Università di Heidelberg e lo European XFEL, che coordina il consorzio internazionale DSSC. I due gruppi INFN di Milano e Pavia, appartenenti rispettivamente al Politecnico di Milano e all'Università di Bergamo, hanno coordinato il primo lo sviluppo dell'elettronica di lettura a basso rumore e la calibrazione del rivelatore DSSC , e il secondo i test di validazione dei singoli moduli di rivelazione.

Il rivelatore DSSC, progettato specificamente per i raggi X di bassa energia (da 0,5 a 6 keV), amplierà in modo significativo le capacità scientifiche della stazione di misura per “spettroscopia e scattering coerente” (SCS) di XFEL. In particolare, questo nuovo rivelatore permetterà lo studio ultraveloce di strutture elettroniche, di spin e atomiche sulla scala temporale di decine di femtosecondi. Alla fine di maggio sono stati condotti con successo i primi esperimenti scientifici con la stazione di misura SCS utilizzando per la prima volta il rivelatore DSSC. Durante questi esperimenti, impulsi di raggi X ultra-intensi e ultra-corti colpiscono il campione che si sta studiando. I raggi X vengono diffusi dagli atomi del campione producendo un’immagine caratteristica che viene registrata e memorizzata dal rivelatore DSSC, situato dietro il campione.

European XFEL è in grado di produrre pacchetti di impulsi che contengono fino a 2.700 impulsi di raggi X, lanciati in rapida successione con una differenza temporale tra due impulsi di soli 220 nanosecondi. A piena capacità, il rivelatore DSSC può acquisire immagini all’impressionante velocità di 4,5 milioni di immagini al secondo e può memorizzare 800 immagini da 1 megapixel. Queste peculiarità uniche rendono il DSSC il rivelatore di immagini di raggi X a bassa energia più veloce al mondo. Ed è già in fase di sviluppo una seconda fotocamera che consentirà una risoluzione energetica migliore e un intervallo dinamico ancora più elevato.

 

copyight foto: DESY/K. Hansen

 

 

FAIR: GSI E INFN SIGLANO UN ACCORDO DI COLLABORAZIONE PER I TEST CRIOGENICI DEI MODULI MAGNETICI

30 July, 2019 - 11:56

L’INFN e il GSI Helmholtzzentrum für Schweronenforschung hanno recentemente sottoscritto un accordo di collaborazione per il collaudo di una serie di complessi sistemi di magneti, i cosiddetti moduli quadrupoli, della sezione SIS100 dell’acceleratore FAIR , tramite l’esecuzione di estesi test criogenici. L’accordo si basa su una lunga collaborazione di successo tra le due istituzioni di ricerca nello sviluppo e nella costruzione di magneti superconduttori.

“Il contributo dell’INFN alla messa in opera dei magneti di FAIR – sottolinea il vicepresidente dell’INFN Eugenio Nappi – rappresenta un'importante opportunità per rafforzare la collaborazione scientifica tra l’Italia e la Germania nel campo della fisica fondamentale, così come auspicato nell’accordo quadro recentemente stipulato dai rispettivi Ministeri della ricerca dei due Paesi”.

I moduli di alta tecnologia per FAIR sono il risultato di un complesso processo internazionale di produzione. Prima, in Russia, vengono prodotte su misura le unità superconduttive dei quadrupoli, composte di varie tipologie di magneti, per la messa a fuoco e la correzione del fascio di particelle. Quindi, queste unità vengono spedite in Germania, al laboratorio Bilfinger Noell di Würzburg, dove sono assemblate con gli altri componenti. Più di 80 di questi moduli quadrupoli, una volta integrati, saranno poi spediti da Bilfinger Noell al Laboratorio di superconduttività di potenza di Salerno, in Italia, dove saranno operati alla temperatura finale di esercizio di -269 °C su una struttura di test criogenica appositamente realizzata per questo processo. Oggetto principale dei test criogenici sono le nuove strutture integrate a Bilfinger Noell, come i circuiti elettrici dei magneti di correzione, il sistema UHV (ultra-alto vuoto) e le caratteristiche termomeccaniche del criostato. La collaborazione con il sito di Salerno, che grazie anche alle dotazioni tecniche già esistenti, ha tutte le caratteristiche per svolgere queste operazioni di test, è prevista durare alcuni anni, fino a quando tutti i quadrupoli per l’acceleratore SIS100 saranno stati fabbricati, accettati e man mano installati nel tunnel di FAIR.

Oltre all'INFN, con il gruppo collegato di Salerno della sezione di Napoli, ed all’Università di Salerno, hanno partecipato alla costituzione del Laboratorio, su un finanziamento PON, anche l’ENEA ed il Centro di Competenza Nuove Tecnologie per le Attività produttive (CRdC).

 

 

LANCIATO IL PROGETTO EOSC-PILLAR PER UNA STRATEGIA COORDINATA VERSO L’OPEN SCIENCE CLOUD EUROPEO

24 July, 2019 - 10:41

Coordinare e armonizzare le attività, le infrastrutture e i data service nazionali nei Paesi dell’Europa centrale e occidentale, per valorizzare e sfruttare le iniziative locali e tematiche degli Stati membri dell'UE al fine di costruire un Open Science Cloud europeo basato su dati open science. È questo l’obiettivo del progetto triennale EOSC-Pillar, lanciato recentemente nel corso di un evento al MIUR Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca, e che rientra nell’ambito di una serie di iniziative analoghe che include EOSC-Nordic, NI4OS-Europe, EOSC Synergy and ExPaNDS. Promosso dalla Commissione Europea, EOSC sarà una piattaforma, un ambiente virtuale con servizi aperti e continui per l’archiviazione, la gestione, l’analisi e il riutilizzo dei dati prodotti dalla ricerca scientifica, al di là delle frontiere nazionali e delle singole discipline.

“Il nostro contributo a EOSC riguarda diversi ambiti – spiega Laura Perini responsabile nazionale del progetto per l’INFN – l’INFN ha, infatti, un ruolo nella parte organizzativa, dove ha la responsabilità della concertazione con la governance di EOSC e con le altre iniziative EOSC, e del consolidamento delle iniziative nazionali. “Inoltre, lavorerà alla costruzione di una comune infrastruttura di calcolo e dati, dove ha la responsabilità dell’elaborazione delle linee guida e delle procedure per l’integrazione dei servizi oggi esistenti”. “Infine, è responsabile della fase pilota dell’utilizzo dell’infrastruttura nel campo dei beni culturali, e dell’integrazione dei dati eterogenei tipici di questi studi e fornirà un contributo rilevante nell’utilizzo dell’infrastruttura per la bioinformatica”, conclude Perini.

Il progetto, condotto dal GARR, vede la partecipazione oltre che dell’INFN, che riceve un contributo di oltre 500mila euro, anche di molte istituzioni italiane e di Austria, Belgio, Francia e Germania: CINECA, CMCC, CNR, e Trust-IT per l’Italia, l’Università di Vienna per l’Austria, l’Università di Ghent per il Belgio, CINES, CNRS, IFREMER, INRA, INRIA e INSERM per la Francia, e DKRZ, Fraunhofer, GFZ e KIT per la Germania.

EOSC prevede ora una prima fase di analisi del contesto nazionale ed europeo sulla base della quale si procederà poi alla successiva fase di progettazione e programmazione delle attività da implementare. Questo progetto è un ulteriore passo avanti nella strategia dell’Ente che vede l’infrastruttura di calcolo creata e mantenuta in opera per gli esperimenti a LHC essere uno degli elementi fondanti della EOSC a livello nazionale.

 

IN RICORDO DEL MAESTRO ANDREA CAMILLERI

17 July, 2019 - 09:16

Siamo profondamente addolorati per la perdita del grande maestro Andrea Camilleri. Desideriamo salutarlo ringraziandolo ancora una volta per la curiosità, l’interesse e la stima che ha dimostrato per il nostro lavoro di ricerca e per la nostra fisica. Per l’emozione e la partecipazione con cui ha condiviso assieme a noi nella Presidenza dell’INFN la gioia e la soddisfazione per l’avvio dell’acceleratore LHC del CERN. Per l’ammirazione e il rispetto con cui è venuto in visita ai nostri Laboratori Nazionali del Gran Sasso, “un luogo incredibile, - come egli stesso lo ha definito - laggiù c’è un’aria particolare, è filtrata, io sono stato lì tre ore senza sentire il bisogno di fumare. Vi lavorano scienziati da tutto il mondo, sono come tre duomi di Milano messi affianco, ogni apparecchiatura è grande come una casa” (da MicroMega 5/2018). 

E ci fa piacere ricordarlo con il bellissimo regalo che ci ha lasciato, L’infinito a portata di mano, il suo contributo alla nostra rivista Asimmetrie, e con il suo racconto della visita ai Laboratori del Gran Sasso.

 

  [as] con altri occhi      

L’infinito

a portata di mano.

      di Andrea Camilleri       Con grandissimo dispiacere di mio padre, che era fisico-matematico, arrivai alla terza liceo che ancora non sapevo memorizzare le tabelline. Figuratevi se potevo affrontare la trigonometria o la fisica! La mia professoressa, rendendosi conto che ero assolutamente negato, fece con me un patto: mi avrebbe dato la promozione col sei se in tutte le altre materie scolastiche avessi avuto almeno sette. Rispettai il patto e lei lo rispettò. Fortunatamente non dovetti sostenere il terribile esame di maturità perché, nell’aprile del 1943, gli eserciti alleati erano alle porte della Sicilia, sentivamo il rombo delle cannonate su Lampedusa, e quindi fummo giudicati per scrutinio. Venni promosso e da lì a due mesi, chiamato alle armi con un anno d’anticipo, mentre gli alleati sbarcavano, sostenni il mio vero esame di maturità alla vita. Devo confessare che, col trascorrere degli anni, ho sempre più rimpianto di non essere mai riuscito a capire nulla di matematica e fisica. Ho persino tentato di leggere libri divulgativi che anche un bambino di sette anni riusciva a comprendere, niente da fare. Con l’età, ho cominciato a giudicare questa mia incapacità come una vera e propria menomazione connaturata, una malformazione di nascita, un brutto handicap che m’impediva una più ampia comprensione del mondo. La discreta conoscenza letteraria della quale sono in possesso riesce infatti solo a spiegarmi, in parte, i comportamenti umani, i loro complessi rapporti con gli altri e con la società, ma non riesce minimamente a illuminarmi su elementari fenomeni quotidiani come il sole, l’aria, la luce, la terra, il fuoco. Sono insomma un rappresentante mezzo cieco di una delle due culture, per parafrasare un titolo di Snow, che anela ormai invano a conoscere un minimo, un qualcosa, dell’altra cultura perché pensa che ne uscirebbe enormemente arricchito. Così, per rifarmi, assiduamente leggo le pagine scientifiche dei giornali e, per quel poco che riesco a capirci, m’entusiamo ad ogni nuova scoperta, a ogni   nuova avventura scientifica. Sono come un tifoso che esulta a bordo campo ma non saprebbe calciare un pallone. Perciò la prima volta accolsi con entusiasmo l’invito a visitare i laboratori del Gran Sasso. Ci entrai, lo confesso, con un certo batticuore che si accentuò non appena mi resi conto della vastità incredibile di quei laboratori sotterranei. La prima impressione che ne ebbi fu quella di vedere tre enormi cattedrali viventi messe l’una accanto all’altra. Io, che non sono credente, ne ebbi come un senso di religiosità laica. Tanto che, fumatore accanito come sono, spontaneamente, per rispetto, mi passò la voglia d’infilarmi una sigaretta in bocca, non avevo bisogno d’obbedire ai grandi cartelli sui quali c’era scritto ch’era vietato fumare. Mentre mi parlavano delle ricerche in corso, tra le quali una che avrebbe spedito dei neutrini da Ginevra, io mi incantavo dietro agli stupendi nomi coi quali venivano designate le varie ricerche, nomi certamente attinenti alle diverse specificità, ma che mi aprivano la fantasia, me la liberavano, mi trasformavano le grandi apparecchiature in immense suggestioni in grado di trasportarmi in un fantastico viaggio verso il Sole e le stelle, assai più che delle comuni astronavi. Da lì a poco mi trovai commosso fino alle lacrime. Fu quando mi venne spiegata l’importanza fondamentale di una certa quantità di piombo ritrovata in una nave romana affondata oltre duemila anni fa: quell’antico piombo aveva permesso di studiare meglio i neutrini. In quel momento compresi che dentro quel laboratorio era il tempo stesso a concretizzarsi, a rappresentarsi interamente nel suo passato, nel suo presente e nel suo futuro. Ci sono tornato una seconda volta, mi hanno fatto vedere la gigantesca apparecchiatura per la ricerca dei neutrini ormai in pieno corso, ancora una volta non ho avuto nessuna voglia di fumare. Mi sono ripromesso di tornarci almeno una terza volta. Perché? Perché mai come lì, sottoterra, in un ambiente chiuso, ho provato la sensazione vertiginosa di avere l’infinito a portata di mano.

NASCE EUCAPT, CENTRO EUROPEO DI COORDINAMENTO PER LA FISICA ASTROPARTICELLARE TEORICA

16 July, 2019 - 08:33

Si chiama EuCAPT (European Center for AstroParticle Theory) e coordinerà le attività e le proposte dei centri e dei gruppi europei attivi nel campo della fisica astroparticellare teorica. La sua nascita è stata sancita dalla sottoscrizione di un accordo tra il CERN, che ospiterà almeno per cinque anni nel suo dipartimento di fisica teorica l’hub di EuCAPT, e APPEC (AstroParticle Physics European Consortium) promotore del nuovo centro, nel corso di una cerimonia che si è tenuta, al CERN, lo scorso 10 luglio. 

All’evento di firma hanno preso parte, per il CERN, Eckart Elsen, direttore della ricerca e del computing e Gian Francesco Giudice, direttore del dipartimento di fisica teorica, per APPEC, la presidente Teresa Montaruli, il segretario generale, Job de Kleuver, il vicepresidente dell’INFN, Antonio Masiero e il direttore di EGO-Virgo, Stavros Katsanevas, per il nuovo centro, il primo direttore nominato, Gianfranco Bertone, e lo steering commettee.

“Dopo una decina d’anni di paziente e attenta preparazione - sottolinea Antonio Masiero - si concretizza finalmente il progetto di avere un grande centro di raccordo e stimolo delle svariate e importanti attività già presenti nel campo della fisica astroparticellare teorica”. “Nell’ambito di APPEC, - prosegue Masiero - l’INFN è stato da sempre in prima linea nel sostenere la rilevanza di un centro come EuCAPT, e riteniamo che EuCAPT potrà giocare un ruolo anche per le grandi infrastrutture di ricerca di fisica astroparticellare che ospitiamo in Italia, come i nostri Laboratori Nazionali del Gran Sasso, il progetto KM3NeT per un osservatorio sottomarino per neutrini, e l’interferometro per onde gravitazionali Virgo, per citare alcuni esempi”, conclude Masiero.

La fisica astroparticellare rappresenta uno dei settori di ricerca in cui l’Europa è senz’altro protagonista di prim’ordine a livello mondiale. Questo primato e le enormi potenzialità di queste ricerche, connesse anche alle ricadute in campo tecnologico ad alto impatto sulla nostra società, trovano un pilastro essenziale nella sinergia tra attività sperimentale e teorica. EuCAPT è un progetto che è stato fortemente voluto dalle agenzie e dalle istituzioni di ricerca di APPEC con la convinzione che la già intensa e significativa attività teorica diffusa in vari piccoli e grandi centri di ricerca in Europa avrebbe beneficiato molto dalla presenza di un centro europeo che coordinasse e anche favorisse le nuove proposte. Attualmente, hanno aderito a EuCAPT una decina di grandi centri europei di fisica astroparticellare teorica, per l’Italia l’IFPU (Insititute for Fundamental Physics of the Universe), ma già altri gruppi hanno espresso il loro interesse a unirsi.