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COVID-19: UN SITO DI SUPPORTO PER LE IMPRESE ITALIANE DELLA BIG SCIENCE

14 May, 2020 - 17:48

Un nuovo strumento telematico per rispondere alle esigenze di PMI e industrie del settore Big Science, in questa fase di crisi causata dalla diffusione a livello mondiale della pandemia da CoViD-19. È l’obiettivo del nuovo sito realizzato da INI – ILO Network Italia, la rete degli Industrial Liaison Officers (ILO), composta di esperti rappresentanti dei maggiori enti di ricerca italiani, INFN, CNR, ENEA e INAF, che svolgono un ruolo di collegamento fra le aziende nazionali, considerate un’eccellenza a livello mondiale nel comparto, e le grandi infrastrutture di ricerca CERN, ESO, ESRF, ESS, F4E/ITER.

“I grandi laboratori europei stanno comunicando i piani per la graduale riapertura e ora sfide importanti attendono le aziende italiane che operano in questi centri con il proprio personale”, spiega Mauro Morandin dell’INFN, ILO del CERN per l’Italia. “Le nostre aziende si troveranno ad affrontare difficoltà di vario genere: extra-costi, restrizioni nei movimenti da e verso l'Italia, regole stringenti per la sicurezza, e così via. Come ILO siamo impegnati, in collaborazione con i laboratori, per cercare assieme il modo migliore per affrontare e gestire questi nuovi ostacoli”, conclude Morandin.

Grazie al nuovo strumento, il primo in Europa nel settore, le imprese potranno segnalare, direttamente a INI e agli ILO di competenza, eventuali problematiche riscontrate nelle attività o difficoltà legate alle misure messe in atto nei centri per contrastare l'epidemia, ma anche accedere agli aggiornamenti sulle misure riguardanti l’emergenza Covid-19 e alle informazioni sulla riapertura dei laboratori delle maggiori infrastrutture di ricerca internazionali.

Gli ILO supportano le aziende italiane nella partecipazione a gare e opportunità, in un mercato che nei prossimi 5 anni si prevede raggiunga 10 miliardi di Euro (fonte BSBF-2018): tra gli strumenti promossi anche seminari periodici, meeting, materiale informativo, oltre a newsletter, database, mailing list e comunicazioni di servizio al mondo produttivo italiano, per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di innovazione e valorizzare in chiave economica i risultati della ricerca.

 

 

LHC: A LUCIO ROSSI IL PREMIO ROLF WIDERÖE 2020

13 May, 2020 - 16:07

La EPS European Physical Society ha assegnato a Lucio Rossi, fisico del CERN e dell’INFN, il premio Rolf Wideröe 2020, attribuito ufficialmente giovedì 14 maggio nel corso della IPAC International Particle Accelerator Conference, che quest’anno si è tenuta in modalità videoconferenza per l’emergenza CoVid-19. Rossi è stato insignito del prestigioso riconoscimento “per il suo ruolo pionieristico nello sviluppo della tecnologia dei magneti superconduttori per gli acceleratori e gli esperimenti, e la sua applicazione a progetti complessi di fisica delle alte energie, progetti che comportano una forte spinta allo sviluppo delle capacità industriali, e per il suo instancabile impegno nel promuovere il campo della scienza e della tecnologia degli acceleratori”.

“Sono felicissimo per questo premio – commenta Lucio Rossi – che considero un riconoscimento alla scuola italiana della superconduttività applicata, che l’INFN ha formato negli anni ’80 e ‘90 con i grandi progetti del ciclotrone superconduttore, ora ai Laboratori Nazionali del Sud dell’INFN, del solenoide dell’esperimento ZEUS all’acceleratore HERA, e di molti altri sorti nell’ambito del Progetto Speciale Superconduttività”. “I grandi progetti di lungo respiro, di cui l’INFN può vantare un record invidiabile e unico in Italia, non solo permettono lo sviluppo di nuove tecnologie: formano le persone e le comunità, forse l’eredità più importante e duratura della ricerca”, conclude Rossi.

Il premio Rolf Wideröe rappresenta il riconoscimento della comunità scientifica della fisica delle particelle al contributo determinante, sia dal punto di vista scientifico sia manageriale, di Lucio Rossi nella progettazione e nello sviluppo dei magneti dipoli del superacceleratore LHC del CERN. Rossi, grazie alla sua competenza scientifica, alle sue capacità gestionali e al suo spirito costruttivo e propulsivo ha motivato l’intero gruppo di lavoro al CERN conducendo al successo l’impresa. Oggi Rossi è responsabile di High-Luminosity LHC, il progetto di potenziamento dell’acceleratore che partirà dopo il 2025.

Lucio Rossi è professore di Fisica all’Università di Milano Statale dal 1992. Lavora nell’ambito delle grandi applicazioni della superconduttività per acceleratori e rivelatori di particelle. È stato responsabile per l’INFN dei primi magneti dipoli di LHC, e poi responsabile delle prime bobine toroidali ATLAS, il più grande esperimento di LHC. Dal maggio 2001 Rossi è al CERN, dove ha diretto il progetto Magneti & Superconduttori per LHC. I magneti superconduttori di LHC sono la spina dorsale dell’acceleratore stesso (e valgono la metà dell’intero budget della macchina) e a tutt’oggi sono la più grande impresa di superconduttività mai compiuta. Dal 2010 ha diretto l’ambizioso potenziamento dell’acceleratore, chiamato High Luminosity LHC, volto ad aumentare di un fattore 10 la sua ‘luminosità integrata’, cioè il numero di eventinel punto di collisione, una delle caratteristiche fondamentali di un acceleratore di particelle. Il progetto High Luminosity LHC ha un budget totale di 1.500 M€ e implica lo sviluppo di tecnologie di frontiera. Lucio Rossi è stato insignito del premio IEEE- Council of Superconductivity Award for Applied Superconductivity nell’agosto 2007 a Philadelphia (USA) ed è IEEE fellow. Ha pubblicato oltre 150 articoli su riviste internazionali ed è attivo nella divulgazione della scienza, sviluppando temi come la relazione tra scienza e tecnologia, certezza e verità.

 

 

LA PULSAR DEL GRANCHIO AI RAGGI X: POLARLIGHT CONFERMA IL SUCCESSO DELLA TECNOLOGIA TUTTA ITALIANA

12 May, 2020 - 09:15

Prendi un nanosatellite, aggiungi dei rivelatori nei raggi X super efficienti di derivazione tecnologica italiana e lancialo in orbita per studiare la più celebre delle pulsar, quella del Granchio. Questa potrebbe essere, in estrema sintesi, la “ricetta” della missione spaziale cinese PolarLight, i cui primi risultati vengono pubblicati in un articolo sulla rivista Nature Astronomy. Il team di PolarLight, guidato da Hua Feng della Tsinghua University di Pechino e a cui partecipano ricercatori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), avrebbe registrato una diminuzione del grado di polarizzazione della radiazione emessa dalla pulsar Granchio, a cavallo di un 'glitch' osservato nel luglio del 2019. I 'glitch' sono delle rapide accelerazioni della rotazione della stella di neutroni dovute a un riassestamento repentino del suo nucleo. Questa variazione potrebbe essere legata a un riaggiustamento della magnetosfera della pulsar e alla conseguente variazione col tempo dell’angolo di polarizzazione della radiazione di alta energia emessa. Con questi suoi primi risultati, la missione PolarLight riapre la finestra della polarimetria nei raggi X, dopo 45 anni dal lancio del satellite statunitense OSO-8.
Al di là del risultato scientifico, interessante ma tuttavia con un margine di incertezza piuttosto ampio, il lavoro di PolarLight è importante perché sancisce il successo della tecnologia impiegata, e questo è determinante in vista della futura missione IXPE. La missione PolarLight, che è frutto di una collaborazione tra Italia e Cina, nasce, infatti, come dimostratore tecnologico, cioè con l’obiettivo di testare la nuova tecnica osservativa, sviluppata in 20 anni dall’INFN di Pisa e dall’INAF-IAPS di Roma, e basata su rivelatori Gas Pixel Detector (GPD). Si tratta della stessa tecnologia dei rivelatori di IXPE, il satellite della NASA che verrà lanciato nel 2021, e che di fatto è una missione bilaterale con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) con l’importante partecipazione di INFN e INAF. PolarLight conferma quindi le potenzialità della nuova tecnica di rivelazione e apre così anche a suoi promettenti sviluppi futuri.
PolarLight è un payload delle dimensioni di un cubetto di 10 cm di spigolo, installato in un Cubesat costituito da 6 unità e lanciato in orbita bassa eliosincrona il 28 ottobre 2018. In questo cubetto, oltre al rivelatore, è alloggiata l'elettronica di lettura, sviluppata dall’INFN, che gestisce sia il rivelatore, acquisendone i dati e trasferendoli in memoria, sia le linee ad alta tensione.
“In particolare, su PolarLight vola un chip elettronico di lettura, cuore del rivelatore, disegnato e sviluppato nei nostri Laboratori INFN di Pisa”, spiega Luca Baldini, responsabile per l’INFN della missione. “Il successo tecnologico della missione, quindi, segna il coronamento di un lungo programma di R&D, che ha permesso di portare per la prima volta nello spazio una nuova tecnologia tutta italiana, e fornisce conferma delle potenzialità della futura missione IXPE, che utilizzerà lo stesso identico chip”, conclude Baldini.
“Elemento chiave del payload insieme al rivelatore è l'impiego di un sistema di collimazione miniaturizzato a capillari che limita il fondo cosmico X” spiega Paolo Soffitta, dell’INAF, coautore dell’articolo. “Questa soluzione, che usiamo nei nostri laboratori dell’INAF-IAPS da più di 10 anni ed è alla base del sistema di collimazione studiato per il satellite LOFT ed adottato sulla prossima missione spaziale eXTP”.

LA PULSAR DEL GRANCHIO AI RAGGI X: POLARLIGHT CONFERMA IL SUCCESSO DELLA TECNOLOGIA TUTTA ITALIANA

11 May, 2020 - 15:51

Prendi un nanosatellite, aggiungi dei rivelatori nei raggi X super efficienti di derivazione tecnologica italiana e lancialo in orbita per studiare la più celebre delle pulsar, quella del Granchio. Questa potrebbe essere, in estrema sintesi, la “ricetta” della missione spaziale cinese PolarLight, i cui primi risultati vengono pubblicati in un articolo sulla rivista Nature Astronomy. Il team di PolarLight, guidato da Hua Feng della Tsinghua University di Pechino e a cui partecipano ricercatori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), avrebbe registrato una diminuzione del grado di polarizzazione della radiazione emessa dalla pulsar Granchio, a cavallo di un 'glitch' osservato nel luglio del 2019. I 'glitch' sono delle rapide accelerazioni della rotazione della stella di neutroni dovute a un riassestamento repentino del suo nucleo. Questa variazione potrebbe essere legata a un riaggiustamento della magnetosfera della pulsar e alla conseguente variazione col tempo dell’angolo di polarizzazione della radiazione di alta energia emessa. Con questi suoi primi risultati, la missione PolarLight riapre la finestra della polarimetria nei raggi X, dopo 45 anni dal lancio del satellite statunitense OSO-8.

Al di là del risultato scientifico, interessante ma tuttavia con un margine di incertezza piuttosto ampio, il lavoro di PolarLight è importante perché sancisce il successo della tecnologia impiegata, e questo è determinante in vista della futura missione IXPE. La missione PolarLight, che è frutto di una collaborazione tra Italia e Cina, nasce, infatti, come dimostratore tecnologico, cioè con l’obiettivo di testare la nuova tecnica osservativa, sviluppata in 20 anni dall’INFN di Pisa e dall’INAF-IAPS di Roma, e basata su rivelatori Gas Pixel Detector (GPD). Si tratta della stessa tecnologia dei rivelatori di IXPE, il satellite della NASA che verrà lanciato nel 2021, e che di fatto è una missione bilaterale con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) con l’importante partecipazione di INFN e INAF. PolarLight conferma quindi le potenzialità della nuova tecnica di rivelazione e apre così anche a suoi promettenti sviluppi futuri.

PolarLight  è un payload delle dimensioni di un cubetto di 10 cm di spigolo, installato in un Cubesat costituito da 6 unità e lanciato in orbita bassa eliosincrona il 28 ottobre 2018. In questo cubetto, oltre al rivelatore, è alloggiata l'elettronica di lettura, sviluppata dall’INFN, che gestisce sia il rivelatore, acquisendone i dati e trasferendoli in memoria, sia le linee ad alta tensione.

“In particolare, su PolarLight vola un chip elettronico di lettura, cuore del rivelatore, disegnato e sviluppato nei nostri Laboratori INFN di Pisa”, spiega Luca Baldini, responsabile per l’INFN della missione. “Il successo tecnologico della missione, quindi, segna il coronamento di un lungo programma di R&D, che ha permesso di portare per la prima volta nello spazio una nuova tecnologia tutta italiana, e fornisce conferma delle potenzialità della futura missione IXPE, che utilizzerà lo stesso identico chip”, conclude Baldini.

“Elemento chiave del payload insieme al rivelatore è l'impiego di un sistema di collimazione miniaturizzato a capillari che limita il fondo cosmico X” spiega Paolo Soffitta, dell’INAF, coautore dell’articolo. “Questa soluzione, che usiamo nei nostri laboratori dell’INAF-IAPS da più di 10 anni ed è alla base del sistema di collimazione studiato per il satellite LOFT ed adottato sulla prossima missione spaziale eXTP”.

 

 

RIVELAZIONE A RAGGI-X E SUPERCONDUTTORI ORGANICI

29 April, 2020 - 10:16

Una sottile pellicola di materiale organico che può trasformarsi in un potente rivelatore di raggi X. Un gruppo di ricerca coordinato da studiosi dell’Università di Bologna e della Sezione INFN Bologna ha individuato alcune caratteristiche grazie alle quali è possibile massimizzare le capacità di questa tecnologia. Lo studio, pubblicato su Nature Communications, mostra come sia possibile migliorare sia il limite di rivelazione sia la sensibilità di questa innovativa tecnologia, che ha potenzialità di applicazione in diversi campi, dalla diagnostica medica alla sicurezza pubblica, dalle applicazioni spaziali alla preservazione del patrimonio culturale e al monitoraggio ambientale.

“I risultati che abbiamo ottenuto” sottolinea Beatrice Fraboni, del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Bologna e della Sezione INFN di Bologna, che ha coordinato lo studio “costituiscono un passo cruciale nella comprensione dei parametri e dei processi fisici che controllano la rivelazione di raggi X da parte di semiconduttori organici a film sottile (poche centinaia di nanometri): una conoscenza fondamentale per l’implementazione efficace di rivelatori di radiazione ionizzante basati su tali materiali per applicazioni nella vita reale”.

PER APPROFONDIRE: https://magazine.unibo.it/archivio/2020/05/05/una-sottile-pellicola-di-materiale-organico-puo-diventare-un-rilevatore-di-raggi-x

Crediti immagine: Unibo

RIVELAZIONE A RAGGI X E SEMICONDUTTORI ORGANICI

29 April, 2020 - 07:56

Una sottile pellicola di materiale organico che può trasformarsi in un potente rivelatore di raggi X. Un gruppo di ricerca coordinato da studiosi dell’Università di Bologna e della Sezione INFN Bologna ha individuato alcune caratteristiche grazie alle quali è possibile massimizzare le capacità di questa tecnologia. Lo studio, pubblicato su Nature Communications, mostra come sia possibile migliorare sia il limite di rivelazione sia la sensibilità di questa innovativa tecnologia, che ha potenzialità di applicazione in diversi campi, dalla diagnostica medica alla sicurezza pubblica, dalle applicazioni spaziali alla preservazione del patrimonio culturale e al monitoraggio ambientale.

“I risultati che abbiamo ottenuto” sottolinea Beatrice Fraboni, del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Bologna e della Sezione INFN di Bologna, che ha coordinato lo studio “costituiscono un passo cruciale nella comprensione dei parametri e dei processi fisici che controllano la rivelazione di raggi X da parte di semiconduttori organici a film sottile (poche centinaia di nanometri): una conoscenza fondamentale per l’implementazione efficace di rivelatori di radiazione ionizzante basati su tali materiali per applicazioni nella vita reale”.

PER APPROFONDIRE: https://magazine.unibo.it/archivio/2020/05/05/una-sottile-pellicola-di-materiale-organico-puo-diventare-un-rilevatore-di-raggi-x

Crediti immagine: Unibo

RIVELAZIONE A RAGGI X E SUPERCONDUTTORI ORGANICI

29 April, 2020 - 07:56

Una sottile pellicola di materiale organico che può trasformarsi in un potente rivelatore di raggi X. Un gruppo di ricerca coordinato da studiosi dell’Università di Bologna e della Sezione INFN Bologna ha individuato alcune caratteristiche grazie alle quali è possibile massimizzare le capacità di questa tecnologia. Lo studio, pubblicato su Nature Communications, mostra come sia possibile migliorare sia il limite di rivelazione sia la sensibilità di questa innovativa tecnologia, che ha potenzialità di applicazione in diversi campi, dalla diagnostica medica alla sicurezza pubblica, dalle applicazioni spaziali alla preservazione del patrimonio culturale e al monitoraggio ambientale.

“I risultati che abbiamo ottenuto” sottolinea Beatrice Fraboni, del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Bologna e della Sezione INFN di Bologna, che ha coordinato lo studio “costituiscono un passo cruciale nella comprensione dei parametri e dei processi fisici che controllano la rivelazione di raggi X da parte di semiconduttori organici a film sottile (poche centinaia di nanometri): una conoscenza fondamentale per l’implementazione efficace di rivelatori di radiazione ionizzante basati su tali materiali per applicazioni nella vita reale”.

PER APPROFONDIRE: https://magazine.unibo.it/archivio/2020/05/05/una-sottile-pellicola-di-materiale-organico-puo-diventare-un-rilevatore-di-raggi-x

Crediti immagine: Unibo

MARIAFELICIA DE LAURENTIS ELETTA NEL CONSIGLIO SCIENTIFICO DI EHT

27 April, 2020 - 14:44

Notizia congiunta INFN-Università di Napoli Federico II. Mariafelicia De Laurentis, professore di Astronomia e Astrofisica dell’Università di Napoli Federico II e ricercatore all’INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, è stata nominata membro del Consiglio Scientifico dell’Event Horizon Telescope (EHT), la collaborazione internazionale che conduce l’esperimento che un anno fa ha realizzato la famosissima prima immagine di un buco nero.

“Sono felice e onorata di aver ricevuto questo incarico e di rappresentare l’Italia, e con essa l’Università di Napoli Federico II e l’INFN, in questo organismo così rilevante nell’esperimento”, commenta Mariafelicia De Laurentis. “Ringrazio tutti i colleghi che mi hanno eletta e che hanno riposto in me la loro fiducia. Sono pronta ancora una volta a mettere tutto il mio impegno per questa grande famiglia di EHT!”, conclude De Laurentis.

Il Consiglio Scientifico di EHT, che è composto di 14 esperti internazionali e nell’ambito del quale De Laurentis avrà l’incarico di coordinare l’attività di ricerca teorica dell’esperimento, è il “core” della collaborazione e l’organismo che delinea le strategie di ricerca, decide le future osservazioni e lo sviluppo delle varie attività scientifiche.

Mariafelicia De Laurentis è professore di astronomia e astrofisica all’Università di Napoli Federico II per chiamata diretta nel 2018, e ricercatrice della Sezione di Napoli dell’INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. È responsabile locale dell’iniziativa TEONGRAV (TEoria delle ONde GRAVitazionali). È stata professore di fisica teorica alla Tomsk State Pedagogical University (Russia), visiting professor presso l’Institut für Theoretische Physik della Goethe-University di Francoforte (Germania), dove dal 2015 ha iniziato a far parte del progetto Black Hole Cam (BHCam) ed Event Horizon Telescope (EHT). La sua attività scientifica è incentrata sulle teorie della gravitazione nei loro aspetti teorici e fenomenologici. Ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti, tra cui il Breakthrough Prize in Fundamental Physics, il premio SIGRAV (Società Italiana di Relatività Generale e Fisica della Gravitazione), la Medaglia Einstein, il Premio Qualità dal Politecnico di Torino, il premio per la ricerca all’Università di Tomsk.

 

 

MARIAFELICIA DE LAURENTIS ELETTA NEL CONSIGLIO SCIENTIFICO DI EHT

27 April, 2020 - 14:44

Notizia congiunta INFN-Università di Napoli Federico II. Mariafelicia De Laurentis, professore di Astronomia e Astrofisica dell’Università di Napoli Federico II e ricercatore all’INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, è stata nominata membro del Consiglio Scientifico dell’Event Horizon Telescope (EHT), la collaborazione internazionale che conduce l’esperimento che un anno fa ha realizzato la famosissima prima immagine di un buco nero.

“Sono felice e onorata di aver ricevuto questo incarico e di rappresentare l’Italia, e con essa l’Università di Napoli Federico II e l’INFN, in questo organismo così rilevante nell’esperimento”, commenta Mariafelicia De Laurentis. “Ringrazio tutti i colleghi che mi hanno eletta e che hanno riposto in me la loro fiducia. Sono pronta ancora una volta a mettere tutto il mio impegno per questa grande famiglia di EHT!”, conclude De Laurentis.

Il Consiglio Scientifico di EHT, che è composto di 14 esperti internazionali e nell’ambito del quale De Laurentis avrà l’incarico di coordinare l’attività di ricerca teorica dell’esperimento, è il “core” della collaborazione e l’organismo che delinea le strategie di ricerca, decide le future osservazioni e lo sviluppo delle varie attività scientifiche.

Mariafelicia De Laurentis è professore di astronomia e astrofisica all’Università di Napoli Federico II per chiamata diretta nel 2018, e ricercatrice della Sezione di Napoli dell’INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. È responsabile locale dell’iniziativa TEONGRAV (TEoria delle ONde GRAVitazionali). È stata professore di fisica teorica alla Tomsk State Pedagogical University (Russia), visiting professor presso l’Institut für Theoretische Physik della Goethe-University di Francoforte (Germania), dove dal 2015 ha iniziato a far parte del progetto Black Hole Cam (BHCam) ed Event Horizon Telescope (EHT). La sua attività scientifica è incentrata sulle teorie della gravitazione nei loro aspetti teorici e fenomenologici. Ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti, tra cui il Breakthrough Prize in Fundamental Physics, il premio SIGRAV (Società Italiana di Relatività Generale e Fisica della Gravitazione), la Medaglia Einstein, il Premio Qualità dal Politecnico di Torino, il premio per la ricerca all’Università di Tomsk.

 

 

ONDE GRAVITAZIONALI: GIOVANNI LOSURDO ELETTO ALLA GUIDA DELLA COLLABORAZIONE VIRGO

18 April, 2020 - 08:52

Sarà il fisico Giovanni Losurdo a rappresentare, dal prossimo 1° maggio, la collaborazione scientifica internazionale dell’esperimento Virgo, il grande rivelatore di onde gravitazionali, installato presso EGO, l'European Gravitational Observatory di Cascina, vicino Pisa. Il ricercatore dell’INFN sarà lo spokesperson dei 550 scienziati, provenienti da oltre 100 istituzioni in 10 diversi paesi europei, della collaborazione dell’esperimento Virgo, protagonista, assieme ai rivelatori statunitensi LIGO, della straordinaria rivoluzione scientifica innescata dalla scoperta delle onde gravitazionali. Losurdo succede in questo ruolo a Jo van den Brand, da Nikhef (Amsterdam) e professore all’Università di Maastricht in Olanda, che ha rappresentato la collaborazione dal 1° maggio 2017 al 30 Aprile 2020, durante la seconda e la terza stagione di presa dati, che hanno condotto a cruciali risultati scientifici.
“Adesso ci aspettano nuove sfide – ha dichiarato il neo eletto spokesperson - a partire da un significativo aggiornamento tecnologico del rivelatore, grazie a cui puntiamo, nella prossima fase di presa dati, a esplorare una porzione di cosmo sempre più grande, osservando, ad esempio, fusioni di stelle di neutroni fino a 300 milioni di anni luce da noi (100 Mpc). Dovremo, inoltre, rendere sempre più efficaci le collaborazioni e le relazioni con altre comunità di fisica e astronomia, per comprendere sempre meglio la fisica dietro gli eventi che riveliamo, per lo sviluppo dell’astronomia multimessaggera e la messa a punto delle tecnologie per un rivelatore di nuova generazione, il progetto Einstein Telescope”, conclude Losurdo
L’orizzonte scientifico delle future rivelazioni di onde gravitazionali è infatti quello della cosiddetta astronomia multimessaggera, ovvero dello studio di uno stesso evento astrofisico, attraverso la rivelazione contemporanea di segnali cosmici di natura diversa (segnali elettromagnetici, neutrini, oltre che naturalmente gravitazionali) da parte di diversi rivelatori e telescopi a terra e nello spazio. La rivelazione delle onde gravitazionali da parte di Virgo e LIGO, consente una precisa e tempestiva localizzazione dei fenomeni da studiare e ha quindi un ruolo decisivo in questo contesto.

“È un onore essere stato al servizio della collaborazione scientifica di Virgo in questi ultimi tre anni" – ha dichiarato Jo van den Brand "Nei primi tre mesi è stato di cruciale importanza portare la sensibilità di Virgo da 30 kpc a circa 30 Mpc (per segnali da fusione di stelle di neutroni), in modo che il rivelatore potesse prendere dati congiuntamente ai rivelatori di LIGO. Questo ci ha permesso immediatamente di osservare eventi astrofisici straordinari e ha inaugurato il campo dell'astronomia multi-messaggera. Quindi, dopo un importante aggiornamento delle sue componenti, Virgo ha raddoppiato il proprio orizzonte osservativo  fino a 61 Mpc, e ha partecipato al terzo periodo osservativo.  Nonostante l'emergenza del COVID-19 ci abbia costretto a sospendere la presa dati in anticipo, questa stagione osservativa è stata un grande successo. Abbiamo registrato non meno di 56 segnali candidati, alla cui analisi la collaborazione sta lavorando ora con grande entusiasmo. Ringrazio i miei colleghi della Collaborazione Virgo e dell’European Gravitational Observatory per la loro dedizione, lo spirito critico e per la loro creatività che ci ha permesso di raggiungere questi traguardi. Sono certo che con Giovanni saranno in buone mani e a lui vanno i miei migliori auguri!"

“I miei migliori auguri a Giovanni Losurdo per il suo nuovo incarico come spokesperson della collaborazione Virgo – ha dichiarato Stavros Katsanevas, direttore di EGO – e il mio sincero ringraziamento al portavoce uscente Jo van den Brand per i traguardi raggiunti e il modo in cui ha guidato la collaborazione in questi anni cruciali. Il coordinamento e la collaborazione con lui sono sempre stati eccellenti. Del resto anche i prossimi anni saranno particolarmente impegnativi, anche a causa della pandemia in corso, ma io sono certo che porteranno anche nuovi i straordinari successi a Virgo e a tutta la comunità scientifica delle onde gravitazionali”.

Giovanni Losurdo è dirigente di ricerca dell’INFN presso la Sezione di Pisa. Sin dagli anni ’90 ha lavorato all’esperimento Virgo occupandosi prima dello sviluppo del superattenuatore, sotto la guida di Adalberto Giazotto, e poi della costruzione e messa a punto del rivelatore e dei suoi successivi upgrade. Dal 2009 al 2017 è stato Project Leader di Advanced Virgo, il programma di potenziamento del rivelatore Virgo che ha consentito, nell’agosto 2017, di osservare le onde gravitazionali e di contribuire alla scoperta che ha dato inizio a un modo totalmente nuovo di osservare il cosmo: l’astronomia multimessaggera. Losurdo ha vinto il Premio Galilei per la Scienza e il Premio Tartufari per la Fisica e la Chimica dell’Accademia dei Lincei. È stato insignito dal Presidente Mattarella dell’onorificenza di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e, dal 2019, è Socio Corrispondente dell’Accademia Nazionale dei Lincei.

Advanced Virgo

Advanced Virgo è un interferometro laser per la rivelazione delle onde gravitazionali, si trova a Cascina in provincia di Pisa presso l'Osservatorio Gravitazionale Europeo EGO fondato nel 2000 dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e dal Centre National de la Recherche Scientifique francese (CNRS).  Vi collaborano oltre 500  fisici, ingegneri e tecnici, provenienti da oltre 100 istituzioni in 10 diversi paesi europei (http://public.virgo-gw.eu/the-virgo-collaboration). Oltre a Italia e Francia, Olanda, Polonia, Ungheria, Spagna, Germania, Belgio e Portogallo.  
Il rivelatore è costituito da due bracci perpendicolari lunghi 3 chilometri al cui interno sono fatti propagare fasci laser, riflessi e trasmessi da specchi per allungarne il percorso, e quindi ricombinati a formare una figura di interferenza. Quando un’onda gravitazionale attraversa l’interferometro produce una variazione nella lunghezza dei bracci: uno si allunga mentre l’altro si accorcia. Queste variazioni di lunghezza, che sono molto più piccole del diametro del nucleo di un atomo, producono uno sfasamento della luce laser che viene osservato dal rivelatore. Per lo sviluppo, la realizzazione e la conduzione dell’esperimento sono state progettate e prodotte tecnologie uniche al mondo, come quelle che consentono di attenuare i movimenti del terreno, prodotti dall’uomo o dall’ambiente, che potrebbero alterare la posizione degli specchi (superattenuatore), o permettono di propagare i laser con grande efficacia su simili distanze o ancora di produrre un vuoto spinto nei lunghi tubi dell’interferometro (http://public.virgo-gw.eu/frontier-technology/).

 

 

ONDE GRAVITAZIONALI: GIOVANNI LOSURDO ELETTO ALLA GUIDA DELLA COLLABORAZIONE VIRGO

18 April, 2020 - 08:52

Sarà il fisico Giovanni Losurdo a rappresentare, dal prossimo 1° maggio, la collaborazione scientifica internazionale dell’esperimento Virgo, il grande rivelatore di onde gravitazionali, installato presso EGO, l'European Gravitational Observatory di Cascina, vicino Pisa. Il ricercatore dell’INFN sarà lo spokesperson dei 550 scienziati, provenienti da oltre 100 istituzioni in 10 diversi paesi europei, della collaborazione dell’esperimento Virgo, protagonista, assieme ai rivelatori statunitensi LIGO, della straordinaria rivoluzione scientifica innescata dalla scoperta delle onde gravitazionali. Losurdo succede in questo ruolo a Jo van den Brand, da Nikhef (Amsterdam) e professore all’Università di Maastricht in Olanda, che ha rappresentato la collaborazione dal 1° maggio 2017 al 30 Aprile 2020, durante la seconda e la terza stagione di presa dati, che hanno condotto a cruciali risultati scientifici.
“Adesso ci aspettano nuove sfide – ha dichiarato il neo eletto spokesperson - a partire da un significativo aggiornamento tecnologico del rivelatore, grazie a cui puntiamo, nella prossima fase di presa dati, a esplorare una porzione di cosmo sempre più grande, osservando, ad esempio, fusioni di stelle di neutroni fino a 300 milioni di anni luce da noi (100 Mpc). Dovremo, inoltre, rendere sempre più efficaci le collaborazioni e le relazioni con altre comunità di fisica e astronomia, per comprendere sempre meglio la fisica dietro gli eventi che riveliamo, per lo sviluppo dell’astronomia multimessaggera e la messa a punto delle tecnologie per un rivelatore di nuova generazione, il progetto Einstein Telescope”, conclude Losurdo
L’orizzonte scientifico delle future rivelazioni di onde gravitazionali è infatti quello della cosiddetta astronomia multimessaggera, ovvero dello studio di uno stesso evento astrofisico, attraverso la rivelazione contemporanea di segnali cosmici di natura diversa (segnali elettromagnetici, neutrini, oltre che naturalmente gravitazionali) da parte di diversi rivelatori e telescopi a terra e nello spazio. La rivelazione delle onde gravitazionali da parte di Virgo e LIGO, consente una precisa e tempestiva localizzazione dei fenomeni da studiare e ha quindi un ruolo decisivo in questo contesto.

“È un onore essere stato al servizio della collaborazione scientifica di Virgo in questi ultimi tre anni" – ha dichiarato Jo van den Brand "Nei primi tre mesi è stato di cruciale importanza portare la sensibilità di Virgo da 30 kpc a circa 30 Mpc (per segnali da fusione di stelle di neutroni), in modo che il rivelatore potesse prendere dati congiuntamente ai rivelatori di LIGO. Questo ci ha permesso immediatamente di osservare eventi astrofisici straordinari e ha inaugurato il campo dell'astronomia multi-messaggera. Quindi, dopo un importante aggiornamento delle sue componenti, Virgo ha raddoppiato il proprio orizzonte osservativo  fino a 61 Mpc, e ha partecipato al terzo periodo osservativo.  Nonostante l'emergenza del COVID-19 ci abbia costretto a sospendere la presa dati in anticipo, questa stagione osservativa è stata un grande successo. Abbiamo registrato non meno di 56 segnali candidati, alla cui analisi la collaborazione sta lavorando ora con grande entusiasmo. Ringrazio i miei colleghi della Collaborazione Virgo e dell’European Gravitational Observatory per la loro dedizione, lo spirito critico e per la loro creatività che ci ha permesso di raggiungere questi traguardi. Sono certo che con Giovanni saranno in buone mani e a lui vanno i miei migliori auguri!"

“I miei migliori auguri a Giovanni Losurdo per il suo nuovo incarico come spokesperson della collaborazione Virgo – ha dichiarato Stavros Katsanevas, direttore di EGO – e il mio sincero ringraziamento al portavoce uscente Jo van den Brand per i traguardi raggiunti e il modo in cui ha guidato la collaborazione in questi anni cruciali. Il coordinamento e la collaborazione con lui sono sempre stati eccellenti. Del resto anche i prossimi anni saranno particolarmente impegnativi, anche a causa della pandemia in corso, ma io sono certo che porteranno anche nuovi i straordinari successi a Virgo e a tutta la comunità scientifica delle onde gravitazionali”.

Giovanni Losurdo è dirigente di ricerca dell’INFN presso la Sezione di Pisa. Sin dagli anni ’90 ha lavorato all’esperimento Virgo occupandosi prima dello sviluppo del superattenuatore, sotto la guida di Adalberto Giazotto, e poi della costruzione e messa a punto del rivelatore e dei suoi successivi upgrade. Dal 2009 al 2017 è stato Project Leader di Advanced Virgo, il programma di potenziamento del rivelatore Virgo che ha consentito, nell’agosto 2017, di osservare le onde gravitazionali e di contribuire alla scoperta che ha dato inizio a un modo totalmente nuovo di osservare il cosmo: l’astronomia multimessaggera. Losurdo ha vinto il Premio Galilei per la Scienza e il Premio Tartufari per la Fisica e la Chimica dell’Accademia dei Lincei. È stato insignito dal Presidente Mattarella dell’onorificenza di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e, dal 2019, è Socio Corrispondente dell’Accademia Nazionale dei Lincei.

Advanced Virgo

Advanced Virgo è un interferometro laser per la rivelazione delle onde gravitazionali, si trova a Cascina in provincia di Pisa presso l'Osservatorio Gravitazionale Europeo EGO fondato nel 2000 dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e dal Centre National de la Recherche Scientifique francese (CNRS).  Vi collaborano oltre 500  fisici, ingegneri e tecnici, provenienti da oltre 100 istituzioni in 10 diversi paesi europei (http://public.virgo-gw.eu/the-virgo-collaboration). Oltre a Italia e Francia, Olanda, Polonia, Ungheria, Spagna, Germania, Belgio e Portogallo.  
Il rivelatore è costituito da due bracci perpendicolari lunghi 3 chilometri al cui interno sono fatti propagare fasci laser, riflessi e trasmessi da specchi per allungarne il percorso, e quindi ricombinati a formare una figura di interferenza. Quando un’onda gravitazionale attraversa l’interferometro produce una variazione nella lunghezza dei bracci: uno si allunga mentre l’altro si accorcia. Queste variazioni di lunghezza, che sono molto più piccole del diametro del nucleo di un atomo, producono uno sfasamento della luce laser che viene osservato dal rivelatore. Per lo sviluppo, la realizzazione e la conduzione dell’esperimento sono state progettate e prodotte tecnologie uniche al mondo, come quelle che consentono di attenuare i movimenti del terreno, prodotti dall’uomo o dall’ambiente, che potrebbero alterare la posizione degli specchi (superattenuatore), o permettono di propagare i laser con grande efficacia su simili distanze o ancora di produrre un vuoto spinto nei lunghi tubi dell’interferometro (http://public.virgo-gw.eu/frontier-technology/).

 

 

ADDIO AD ANTONINO PULLIA

16 April, 2020 - 07:53

Ci ha lasciati Antonino Pullia, fisico sperimentale, ricercatore dell’INFN e professore all’Università di Milano Bicocca, che nel corso della sua lunga carriera ha contribuito in modo significativo, con grande impegno sia scientifico sia istituzionale, alle attività dell’INFN.

“È una scomparsa che mi tocca profondamente, ero molto affezionato a Tonino Pullia, che conoscevo fin dall’inizio del mio percorso di fisico, da quando era stato il mio relatore di tesi”, ricorda Daniele Pedrini, direttore sella Sezione INFN di Milano Bicocca. “Oltre alla sua statura scientifica, ciò che mi ha sempre colpito di lui e che ho continuato ad apprezzare nel corso degli anni era la sua umanità e la sua signorilità nei modi”.

“Tonino Pullia è stato un grande maestro e un grande amico”, commenta Nicola Redaelli, ricercatore della Sezione INFN di Milano Bicocca e suo stretto collaboratore. “Lo ricordo per la chiarezza di visione che ha sempre dimostrato nell’affrontare i problemi scientifici. Era una persona di grande intelligenza e profondamente sincera, che dava un grande valore morale all’autenticità del sapere. Una persona molto cara con cui mi sono sempre sentito a mio agio e con cui ho lavorato in un clima felice per oltre trent’anni”, conclude Redaelli.

Antonino Pullia, nato a Castiglione d’Adda (Lodi) il 1 maggio 1935, si è laureato all’Università di Milano nel 1959. Fisico sperimentale è stato allievo di Giuseppe Occhialini. Nei primi anni ’60 ha iniziato a occuparsi delle interazioni deboli delle particelle elementari studiandole con le camere a bolle. Con questo tipo di rivelatori ha scoperto, con la collaborazione Gargamelle, le “correnti deboli neutre”. Per questo risultato nel 2011 gli è stato conferito il Premio Enrico Fermi della SIF Società Italiana di Fisica. Il suo interesse e amore per la fisica delle particelle lo ha portato, negli anni successivi, a occuparsi di numerose ricerche sperimentali: dallo studio del decadimento doppio-beta, al decadimento del protone, agli esperimenti al CERN DELPHI (scattering elettrone-positrone) e CMS (scattering protone-protone), esperimento che ha contribuito alla scoperta del bosone di Higgs. Nell’ultimo periodo la sua inarrestabile curiosità scientifica lo aveva condotto a occuparsi della ricerca di materia oscura con l’esperimento MOSCAB ai LNGS Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN. Professore prima all’Università di Milano Statale e successivamente all’Università di Milano Bicocca, nel corso della sua lunga carriera ha rivestito importanti incarichi anche istituzionali all’interno dell'INFN e in ambito accademico: è stato Direttore della Sezione di Milano e membro della Giunta Esecutiva dell'INFN, Direttore del Dipartimento di Fisica dell’Università di Milano Bicocca, e infine Direttore della Sezione INFN di Milano Bicocca. Oltre al già citato Premio Enrico Fermi della SIF, Tonino Pullia aveva ricevuto altri importanti riconoscimenti, come l'HEPP Prize della European Physical Society e il Premio Luigi Tartufari dell’Accademia Nazionale dei Lincei.

 

 

 

 

ADDIO AD ANTONINO PULLIA

16 April, 2020 - 07:53

Ci ha lasciati Antonino Pullia, fisico sperimentale, ricercatore dell’INFN e professore all’Università di Milano Bicocca, che nel corso della sua lunga carriera ha contribuito in modo significativo, con grande impegno sia scientifico sia istituzionale, alle attività dell’INFN.

“È una scomparsa che mi tocca profondamente, ero molto affezionato a Tonino Pullia, che conoscevo fin dall’inizio del mio percorso di fisico, da quando era stato il mio relatore di tesi”, ricorda Daniele Pedrini, direttore sella Sezione INFN di Milano Bicocca. “Oltre alla sua statura scientifica, ciò che mi ha sempre colpito di lui e che ho continuato ad apprezzare nel corso degli anni era la sua umanità e la sua signorilità nei modi”.

“Tonino Pullia è stato un grande maestro e un grande amico”, commenta Nicola Redaelli, ricercatore della Sezione INFN di Milano Bicocca e suo stretto collaboratore. “Lo ricordo per la chiarezza di visione che ha sempre dimostrato nell’affrontare i problemi scientifici. Era una persona di grande intelligenza e profondamente sincera, che dava un grande valore morale all’autenticità del sapere. Una persona molto cara con cui mi sono sempre sentito a mio agio e con cui ho lavorato in un clima felice per oltre trent’anni”, conclude Redaelli.

Antonino Pullia, nato a Castiglione d’Adda (Lodi) il 1 maggio 1935, si è laureato all’Università di Milano nel 1959. Fisico sperimentale è stato allievo di Giuseppe Occhialini. Nei primi anni ’60 ha iniziato a occuparsi delle interazioni deboli delle particelle elementari studiandole con le camere a bolle. Con questo tipo di rivelatori ha scoperto, con la collaborazione Gargamelle, le “correnti deboli neutre”. Per questo risultato nel 2011 gli è stato conferito il Premio Enrico Fermi della SIF Società Italiana di Fisica. Il suo interesse e amore per la fisica delle particelle lo ha portato, negli anni successivi, a occuparsi di numerose ricerche sperimentali: dallo studio del decadimento doppio-beta, al decadimento del protone, agli esperimenti al CERN DELPHI (scattering elettrone-positrone) e CMS (scattering protone-protone), esperimento che ha contribuito alla scoperta del bosone di Higgs. Nell’ultimo periodo la sua inarrestabile curiosità scientifica lo aveva condotto a occuparsi della ricerca di materia oscura con l’esperimento MOSCAB ai LNGS Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN. Professore prima all’Università di Milano Statale e successivamente all’Università di Milano Bicocca, nel corso della sua lunga carriera ha rivestito importanti incarichi anche istituzionali all’interno dell'INFN e in ambito accademico: è stato Direttore della Sezione di Milano e membro della Giunta Esecutiva dell'INFN, Direttore del Dipartimento di Fisica dell’Università di Milano Bicocca, e infine Direttore della Sezione INFN di Milano Bicocca. Oltre al già citato Premio Enrico Fermi della SIF, Tonino Pullia aveva ricevuto altri importanti riconoscimenti, come l'HEPP Prize della European Physical Society e il Premio Luigi Tartufari dell’Accademia Nazionale dei Lincei.

 

 

 

 

VIDEOMESSAGGIO DI AUGURI DEL PRESIDENTE INFN

11 April, 2020 - 13:23

 

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VIDEOMESSAGGIO DI AUGURI DEL PRESIDENTE INFN

11 April, 2020 - 13:23

 

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Progetti INFN su CoViD-19

10 April, 2020 - 08:27

contatti comunicazione@presid.infn.it

  SIBYLLA BIOTECH&INFN CONTRO IL COVID-19

ambito / simulazioni, virtual screening, terapia
Simulazione del folding proteico per identificare molecole che possano interferire con il processo di replicazione del virus SARS-COV2, per rallentare la sua diffusione in attesa della produzione di un vaccino. In particolare, Sibylla Biotech, spin-off dell’INFN, si sta concentrando sulla proteina ACE2, il recettore cellulare che si trova soprattutto nelle cellule umane dell'endotelio polmonare e in altri tessuti come nel cuore e nell’intestino, al quale si lega la proteina virale Spike presente sulla superficie del virus. Applicando il protocollo PPI-FIT, è in corso la ricerca di molecole capaci di diminuire i livelli del recettore, inibendo quindi l’entrata del virus. L’INFN fornisce una importante quota delle sue risorse di calcolo per le simulazioni di Sibylla Biotech, pari a circa 30mila unità di calcolo, lavorando in parallelo in 8 suoi data center.

Per approfondire
Sito Sibylla Biotech
Comunicato Stampa INFN primi risutati
Comunicato Stampa INFN Avvio simulazioni

  EXSCALATE4CoV (Horizon2020)

ambito / terapia, computing, virtual screening
Il progetto prevede la simulazione e l’in-silico drug design per l’individuazione di inibitori del covid-19 tra i farmaci già testati e altre molecole. L’INFN contribuisce con le sue risorse di calcolo.

Per approfondire
Progetto EXSCALATE4CoV
Intervista su progetto EXSCALATE4CoV su NewsletterINFN69

  MVM Milano Ventilatore Meccanico

ambito / dispositivi medici, ventilatori polmonari
Progettare, sviluppare, costruire e certificare un ventilatore sicuro ed efficiente, dotato di un sistema di controllo avanzato che consenta le diverse modalità di ventilazione, ma che, al contempo, sia caratterizzato da un design semplice, si basi su componenti di facile reperibilità sul mercato, e possa quindi essere di rapida produzione in diversi Paesi. La Collaborazione MVM opera in un ambiente di innovazione aperta per consentire il rapido avanzamento del design e del collaudo dei ventilatori, riducendo i tempi necessari alla loro produzione e distribuzione negli ospedali.

Per approfondire

sito MVM

paper

STAMPA 3D VALVOLE CHARLOTTE

ambito / dispositivi medici, ventilatori polmonari
Le Sezioni INFN di Milano e Pavia, hanno collaborato all’iniziativa di Isinnova, l’azienda bresciana che ha reso disponibile in modalità Open Source il progetto operativo per stampare in 3D la valvola Charlotte capace di convertire le maschere da snorkeling full-face in supporti per aiutare il trattamento dei pazienti COVID sub-intensivi. Le Sezioni INFN hanno messo a disposizione le proprie stampanti 3D e il proprio personale per la produzione delle valvole Charlotte e dei rispettivi collari di rinforzo. Le valvole in PLS sono state prodotte a Milano, in collaborazione con il Dipartimento di Fisica dell’Università Statale, mentre quelle in ABS sono state prodotte a Pavia e sterilizzate grazie alla collaborazione con il Policlinico S. Matteo di Pavia e poi tutte recapitate in tempi brevissimi a Monza, al centro operativo di smistamento del materiale.

  COVIDSTAT INFN

ambito / analisi statistiche
Realizzato dal Gruppo di Lavoro CovidStat INFN, la cui costituzione è stata promossa in seno all’INFN con l’obiettivo di mettere a disposizione dell’Unità di Crisi Covid19 interna all’Istituto una analisi statistica dei dati forniti quotidianamente dalla Protezione Civile sulla diffusione della pandemia in Italia. Il sito propone un’analisi strettamente statistica dei dati e mette a disposizione un quadro aggiornato della situazione, con tabelle sinottiche e mappe navigabili interattivamente.

Per approfondire

sito COVIDSTAT INFN

  ANALISI DATI SULLA DIFFUSIONE DELLA PANDEMIA

ambito / analisi su modelli epidemiologici
Analisi dei dati sulla diffusione del covid-19 sul territorio nazionale e in altri Paesi, utilizzando modelli statistici ed epidemiologici, al fine di studiare e prevedere l’andamento della pandemia.

  ANTI_COVID_LAB

ambito / caratterizzazione di materiali, DPI
Laboratorio per la verifica delle qualità funzionali di tessuti destinati alla realizzazione di mascherine e altri DPI per la prevenzione del contagio. Il laboratorio fornirà assistenza tecnico-scientifica alle aziende che potranno richiedere di testare tessuti per realizzare DPI secondo gli standard previsti dalle normative vigenti.

Per approfondire

Comunicato stampa INFN

  SISTEMA DI STERILIZZAZIONE

ambito / sterilizzazione
Il progetto si propone di realizzare un sistema, basato su una sorgente radiogena, da utilizzare per la sterilizzazione di superfici.

  CARATTERIZZAZIONE DI BATTERI E VIRUS IN ATMOSFERA

ambito / prevenzione, epidemiologia, componente biologica degli aerosol atmosferici
Recenti studi preliminari hanno individuato un presunto legame tra la rapidità di diffusione del covid-19 e le concentrazioni dei principali inquinanti atmosferici. Poiché attualmente l'ipotesi si basa su un numero esiguo di dati, questo studio intende incrementare la loro significatività statistica, e inoltre vuole verificare la possibilità di definire degli indicatori dell'effetto delle concentrazioni sulla diffusione del bioaerosol. Il progetto quindi è rivolto alla caratterizzazione di batteri e virus presenti in atmosfera e allo studio delle possibili relazioni tra concentrazione di inquinanti atmosferici, parametri meteorologici e la componente biologica dell'aerosol atmosferico.


  QUALITA' DELL'ARIA E DIFFUSIONE DI BIOAEROSOL

ambito / prevenzione, epidemiologia, componente biologica degli aerosol atmosferici
È stato ipotizzato un legame tra la rapidità di diffusione del covid-19 e i livelli di inquinamento atmosferico, in particolare quelli tipici del bacino padano, ma mancano dati a supporto. L'ipotesi resta però aperta e va approfondita e verificata con studi sistematici in condizioni controllate, proprio come quelle ottenibili con una camera di simulazione atmosferica opportunamente attrezzata. La verifica in termini quantitativi della suddetta ipotesi è l'obiettivo principale della ricerca, che mira quindi a individuare possibili relazioni tra la concentrazione in atmosfera di particolari inquinanti, in particolare aerosol, e la vitalità/diffusione di ceppi batterici e virali.

  PROGNOSI E OTTIMIZZAZIONE DELLA TERAPIA

ambito / AI, simulazioni biomeccaniche, prognosi, terapia
La scelta di intubare ed effettuare ventilazione forzata di pazienti con covid-19 in terapia intensiva oggi non tiene conto della specificità del danno polmonare e del quadro clinico del paziente. Il progetto intende indagare possibili ottimizzazioni della scelta clinica e dell'uso di apparati ventilatori, utilizzando predizioni di ossigenazione a 2-3 giorni ottenute con l’Intelligenza Artificiale (AI), dati clinici e simulazioni di biomeccanica. L'AI combina dati TAC al torace e dati di emogasanalisi, frequentemente aggiornati nelle cartelle cliniche dei pazienti durante la permanenza in terapia intensiva, e risultati di simulazioni.

  AIM Artificial Intelligence in Medicine

ambito / AI, supporto alla diagnosi e follow up, prognosi
Il progetto propone, grazie alla raccolta di dati di imaging e dati clinici, lo sviluppo di modelli predittivi basati su machine learning e deep learning per il supporto alla diagnosi o previsione di prognosi per i soggetti affetti da covid-19


  NANOFARMACI ANTIVIRALI

ambito / prevenzione, terapia, immunologia, virologia
Il progetto si propone di indagare la possibilità di inibire la replicazione del virus mediante l’utilizzo di nanoparticelle metalliche (MeNPs), attraverso i seguenti step: preparazione e caratterizzazione di MeNPs specifiche, inibizione in vitro della replicazione di covid-19 (interazione con MeNPs), studio dell'inibizione del meccanismo replicativo

  CLOUD PER LA GESTIONE DEI DATI

ambito / cloud, computing, trattamento dati sensibili, infrastrutture di calcolo e storage distribuite
Il progetto ha come obiettivo l’armonizzazione di dataset e strumenti e l’ottimizzazione della disponibilità di risultati di analisi attraverso piattaforme aperte distribuite a livello nazionale e internazionale, l’adattamento di applicazioni di simulazione e analisi mediche e bioinformatiche utilizzando la piattaforma open source Cloud INFN per il trattamento appropriato di dati sensibili, la semplificazione e l’ottimizzazione dell'esecuzione di workload di analisi e simulazioni volte al contrasto del covid-19, e l’utilizzo di banche dati multiple su scala nazionale e internazionale.

Progetti INFN su CoViD-19

10 April, 2020 - 08:27

contatti comunicazione@presid.infn.it

  SIBYLLA BIOTECH&INFN CONTRO IL COVID-19

ambito / simulazioni, virtual screening, terapia
Simulazione del folding proteico per identificare molecole che possano interferire con il processo di replicazione del virus SARS-COV2, per rallentare la sua diffusione in attesa della produzione di un vaccino. In particolare, Sibylla Biotech, spin-off dell’INFN, si sta concentrando sulla proteina ACE2, il recettore cellulare che si trova soprattutto nelle cellule umane dell'endotelio polmonare e in altri tessuti come nel cuore e nell’intestino, al quale si lega la proteina virale Spike presente sulla superficie del virus. Applicando il protocollo PPI-FIT, è in corso la ricerca di molecole capaci di diminuire i livelli del recettore, inibendo quindi l’entrata del virus. L’INFN fornisce una importante quota delle sue risorse di calcolo per le simulazioni di Sibylla Biotech, pari a circa 30mila unità di calcolo, lavorando in parallelo in 8 suoi data center.

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Sito Sibylla Biotech
Comunicato Stampa INFN primi risutati
Comunicato Stampa INFN Avvio simulazioni

  EXSCALATE4CoV (Horizon2020)

ambito / terapia, computing, virtual screening
Il progetto prevede la simulazione e l’in-silico drug design per l’individuazione di inibitori del covid-19 tra i farmaci già testati e altre molecole. L’INFN contribuisce con le sue risorse di calcolo.

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Progetto EXSCALATE4CoV
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  MVM Milano Ventilatore Meccanico

ambito / dispositivi medici, ventilatori polmonari
Progettare, sviluppare, costruire e certificare un ventilatore sicuro ed efficiente, dotato di un sistema di controllo avanzato che consenta le diverse modalità di ventilazione, ma che, al contempo, sia caratterizzato da un design semplice, si basi su componenti di facile reperibilità sul mercato, e possa quindi essere di rapida produzione in diversi Paesi. La Collaborazione MVM opera in un ambiente di innovazione aperta per consentire il rapido avanzamento del design e del collaudo dei ventilatori, riducendo i tempi necessari alla loro produzione e distribuzione negli ospedali.

Per approfondire

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STAMPA 3D VALVOLE CHARLOTTE

ambito / dispositivi medici, ventilatori polmonari
Le Sezioni INFN di Milano e Pavia, hanno collaborato all’iniziativa di Isinnova, l’azienda bresciana che ha reso disponibile in modalità Open Source il progetto operativo per stampare in 3D la valvola Charlotte capace di convertire le maschere da snorkeling full-face in supporti per aiutare il trattamento dei pazienti COVID sub-intensivi. Le Sezioni INFN hanno messo a disposizione le proprie stampanti 3D e il proprio personale per la produzione delle valvole Charlotte e dei rispettivi collari di rinforzo. Le valvole in PLS sono state prodotte a Milano, in collaborazione con il Dipartimento di Fisica dell’Università Statale, mentre quelle in ABS sono state prodotte a Pavia e sterilizzate grazie alla collaborazione con il Policlinico S. Matteo di Pavia e poi tutte recapitate in tempi brevissimi a Monza, al centro operativo di smistamento del materiale.

  COVIDSTAT INFN

ambito / analisi statistiche
Realizzato dal Gruppo di Lavoro CovidStat INFN, la cui costituzione è stata promossa in seno all’INFN con l’obiettivo di mettere a disposizione dell’Unità di Crisi Covid19 interna all’Istituto una analisi statistica dei dati forniti quotidianamente dalla Protezione Civile sulla diffusione della pandemia in Italia. Il sito propone un’analisi strettamente statistica dei dati e mette a disposizione un quadro aggiornato della situazione, con tabelle sinottiche e mappe navigabili interattivamente.

Per approfondire

sito COVIDSTAT INFN

  ANALISI DATI SULLA DIFFUSIONE DELLA PANDEMIA

ambito / analisi su modelli epidemiologici
Analisi dei dati sulla diffusione del covid-19 sul territorio nazionale e in altri Paesi, utilizzando modelli statistici ed epidemiologici, al fine di studiare e prevedere l’andamento della pandemia.

  ANTI_COVID_LAB

ambito / caratterizzazione di materiali, DPI
Laboratorio per la verifica delle qualità funzionali di tessuti destinati alla realizzazione di mascherine e altri DPI per la prevenzione del contagio. Il laboratorio fornirà assistenza tecnico-scientifica alle aziende che potranno richiedere di testare tessuti per realizzare DPI secondo gli standard previsti dalle normative vigenti.

Per approfondire

Comunicato stampa INFN

  SISTEMA DI STERILIZZAZIONE

ambito / sterilizzazione
Il progetto si propone di realizzare un sistema, basato su una sorgente radiogena, da utilizzare per la sterilizzazione di superfici.

  CARATTERIZZAZIONE DI BATTERI E VIRUS IN ATMOSFERA

ambito / prevenzione, epidemiologia, componente biologica degli aerosol atmosferici
Recenti studi preliminari hanno individuato un presunto legame tra la rapidità di diffusione del covid-19 e le concentrazioni dei principali inquinanti atmosferici. Poiché attualmente l'ipotesi si basa su un numero esiguo di dati, questo studio intende incrementare la loro significatività statistica, e inoltre vuole verificare la possibilità di definire degli indicatori dell'effetto delle concentrazioni sulla diffusione del bioaerosol. Il progetto quindi è rivolto alla caratterizzazione di batteri e virus presenti in atmosfera e allo studio delle possibili relazioni tra concentrazione di inquinanti atmosferici, parametri meteorologici e la componente biologica dell'aerosol atmosferico.


  QUALITA' DELL'ARIA E DIFFUSIONE DI BIOAEROSOL

ambito / prevenzione, epidemiologia, componente biologica degli aerosol atmosferici
È stato ipotizzato un legame tra la rapidità di diffusione del covid-19 e i livelli di inquinamento atmosferico, in particolare quelli tipici del bacino padano, ma mancano dati a supporto. L'ipotesi resta però aperta e va approfondita e verificata con studi sistematici in condizioni controllate, proprio come quelle ottenibili con una camera di simulazione atmosferica opportunamente attrezzata. La verifica in termini quantitativi della suddetta ipotesi è l'obiettivo principale della ricerca, che mira quindi a individuare possibili relazioni tra la concentrazione in atmosfera di particolari inquinanti, in particolare aerosol, e la vitalità/diffusione di ceppi batterici e virali.

  PROGNOSI E OTTIMIZZAZIONE DELLA TERAPIA

ambito / AI, simulazioni biomeccaniche, prognosi, terapia
La scelta di intubare ed effettuare ventilazione forzata di pazienti con covid-19 in terapia intensiva oggi non tiene conto della specificità del danno polmonare e del quadro clinico del paziente. Il progetto intende indagare possibili ottimizzazioni della scelta clinica e dell'uso di apparati ventilatori, utilizzando predizioni di ossigenazione a 2-3 giorni ottenute con l’Intelligenza Artificiale (AI), dati clinici e simulazioni di biomeccanica. L'AI combina dati TAC al torace e dati di emogasanalisi, frequentemente aggiornati nelle cartelle cliniche dei pazienti durante la permanenza in terapia intensiva, e risultati di simulazioni.

  AIM Artificial Intelligence in Medicine

ambito / AI, supporto alla diagnosi e follow up, prognosi
Il progetto propone, grazie alla raccolta di dati di imaging e dati clinici, lo sviluppo di modelli predittivi basati su machine learning e deep learning per il supporto alla diagnosi o previsione di prognosi per i soggetti affetti da covid-19


  NANOFARMACI ANTIVIRALI

ambito / prevenzione, terapia, immunologia, virologia
Il progetto si propone di indagare la possibilità di inibire la replicazione del virus mediante l’utilizzo di nanoparticelle metalliche (MeNPs), attraverso i seguenti step: preparazione e caratterizzazione di MeNPs specifiche, inibizione in vitro della replicazione di covid-19 (interazione con MeNPs), studio dell'inibizione del meccanismo replicativo

  CLOUD PER LA GESTIONE DEI DATI

ambito / cloud, computing, trattamento dati sensibili, infrastrutture di calcolo e storage distribuite
Il progetto ha come obiettivo l’armonizzazione di dataset e strumenti e l’ottimizzazione della disponibilità di risultati di analisi attraverso piattaforme aperte distribuite a livello nazionale e internazionale, l’adattamento di applicazioni di simulazione e analisi mediche e bioinformatiche utilizzando la piattaforma open source Cloud INFN per il trattamento appropriato di dati sensibili, la semplificazione e l’ottimizzazione dell'esecuzione di workload di analisi e simulazioni volte al contrasto del covid-19, e l’utilizzo di banche dati multiple su scala nazionale e internazionale.

MATERIA OSCURA: BELLE II RESTRINGE IL CAMPO DI RICERCA DELLA PARTICELLA Z’

6 April, 2020 - 10:00

Un portale tra materia ordinaria e materia oscura. Un punto di passaggio tra la materia di cui è fatto tutto ciò che conosciamo, compresi noi stessi, e quella materia, ancora mai osservata, di cui ipotizziamo l’esistenza in  quantità ben cinque volte più abbondante della materia ordinaria per spiegare alcuni effetti gravitazionali che osserviamo nell’universo. Questo portale potrebbe essere rappresentato da Z’, una ipotetica particella di tipo bosonico, che la collaborazione internazionale Belle II, cui partecipa anche l’INFN, sta cercando nelle collisioni tra elettroni e positroni all’acceleratore SuperKEKB, nel laboratorio KEK, a Tsukuba, in Giappone.

Gli scienziati di Belle II hanno concluso l’analisi dei dati raccolti nelle collisioni del 2018, e pubblicano oggi, 6 aprile 2020, su Physical Review Letters (PRL) lo studio, che è stato selezionato dalla rivista come Editor’s Suggestion. Il risultato pone dei nuovi limiti all’esistenza di Z’, restringendo il campo in cui questa particella potrebbe essere osservata. “Il lavoro presentato è frutto di un ingente sforzo collettivo messo in atto da una estesa collaborazione internazionale, ed è stato coordinato, oltre che svolto in larga parte, da ricercatori dell’INFN, – sottolinea Paolo Branchini, responsabile nazionale INFN dell’esperimento – ed è perciò motivo di grande soddisfazione per tutti noi”.

Il bosone Z’ è uno dei candidati più promettenti per connettere la materia oscura al Modello Standard, cioè la teoria che descrive con successo il mondo ordinario a noi oggi noto. Questa ipotetica particella potrebbe, appunto, essere prodotta nelle collisioni tra elettroni e positroni, per poi decadere in costituenti invisibili di materia oscura. Modelli teorici e simulazioni dettagliate predicono che l’esperimento Belle II sarebbe in grado di rivelare un chiaro segnale di produzione di Z’ cercando un eccesso di eventi in cui vengono prodotti due muoni di carica opposta.

“Qualora la sua esistenza fosse confermata, - spiega Enrico Graziani, ricercatore INFN della Sezione di Roma 3 e coordinatore dell’analisi - potrebbe risolvere una serie di problemi ancora senza risposta nella fisica delle particelle, come quelli legati alla fenomenologia associata alla presenza di materia oscura nell’universo, o alcune anomalie relative al momento magnetico del muone”.

I dati disponibili ad oggi, e presentati nell’articolo pubblicato su PRL, non mostrano quindi evidenza di questo segnale. Le ulteriori ricerche, che saranno condotte dalla collaborazione Belle II nei prossimi anni su campioni di dati molto più estesi, saranno quindi determinanti per confermare l’esistenza di un bosone Z’ che interagisce debolmente con le particelle di materia ordinaria, oppure per escluderla.

Attualmente, a causa della pandemia di CoViD-19, tutti i viaggi internazionali verso il Laboratorio KEK sono sospesi, ma l’acceleratore e l’esperimento continuano a funzionare grazie alla straordinaria dedizione del personale di KEK e dei membri di Belle II di stanza presso il Laboratorio, e grazie alla cooperazione internazionale da remoto.

 

In figura: simulazione al computer di un evento in cui un bosone Z’ è prodotto in una collisione tra elettroni e positroni, in associazione con due muoni (linea verde) e decade in particelle invisibili. In questo esempio particolare lo Z’ decade in un neutrino e in un antineutrino, ma altri decadimenti sono possibili, come quelli in particelle di materia oscura.  

 

 

 

MATERIA OSCURA: BELLE II RESTRINGE IL CAMPO DI RICERCA DELLA PARTICELLA Z’

6 April, 2020 - 10:00

Un portale tra materia ordinaria e materia oscura. Un punto di passaggio tra la materia di cui è fatto tutto ciò che conosciamo, compresi noi stessi, e quella materia, ancora mai osservata, di cui ipotizziamo l’esistenza in  quantità ben cinque volte più abbondante della materia ordinaria per spiegare alcuni effetti gravitazionali che osserviamo nell’universo. Questo portale potrebbe essere rappresentato da Z’, una ipotetica particella di tipo bosonico, che la collaborazione internazionale Belle II, cui partecipa anche l’INFN, sta cercando nelle collisioni tra elettroni e positroni all’acceleratore SuperKEKB, nel laboratorio KEK, a Tsukuba, in Giappone.

Gli scienziati di Belle II hanno concluso l’analisi dei dati raccolti nelle collisioni del 2018, e pubblicano oggi, 6 aprile 2020, su Physical Review Letters (PRL) lo studio, che è stato selezionato dalla rivista come Editor’s Suggestion. Il risultato pone dei nuovi limiti all’esistenza di Z’, restringendo il campo in cui questa particella potrebbe essere osservata. “Il lavoro presentato è frutto di un ingente sforzo collettivo messo in atto da una estesa collaborazione internazionale, ed è stato coordinato, oltre che svolto in larga parte, da ricercatori dell’INFN, – sottolinea Paolo Branchini, responsabile nazionale INFN dell’esperimento – ed è perciò motivo di grande soddisfazione per tutti noi”.

Il bosone Z’ è uno dei candidati più promettenti per connettere la materia oscura al Modello Standard, cioè la teoria che descrive con successo il mondo ordinario a noi oggi noto. Questa ipotetica particella potrebbe, appunto, essere prodotta nelle collisioni tra elettroni e positroni, per poi decadere in costituenti invisibili di materia oscura. Modelli teorici e simulazioni dettagliate predicono che l’esperimento Belle II sarebbe in grado di rivelare un chiaro segnale di produzione di Z’ cercando un eccesso di eventi in cui vengono prodotti due muoni di carica opposta.

“Qualora la sua esistenza fosse confermata, - spiega Enrico Graziani, ricercatore INFN della Sezione di Roma 3 e coordinatore dell’analisi - potrebbe risolvere una serie di problemi ancora senza risposta nella fisica delle particelle, come quelli legati alla fenomenologia associata alla presenza di materia oscura nell’universo, o alcune anomalie relative al momento magnetico del muone”.

I dati disponibili ad oggi, e presentati nell’articolo pubblicato su PRL, non mostrano quindi evidenza di questo segnale. Le ulteriori ricerche, che saranno condotte dalla collaborazione Belle II nei prossimi anni su campioni di dati molto più estesi, saranno quindi determinanti per confermare l’esistenza di un bosone Z’ che interagisce debolmente con le particelle di materia ordinaria, oppure per escluderla.

Attualmente, a causa della pandemia di CoViD-19, tutti i viaggi internazionali verso il Laboratorio KEK sono sospesi, ma l’acceleratore e l’esperimento continuano a funzionare grazie alla straordinaria dedizione del personale di KEK e dei membri di Belle II di stanza presso il Laboratorio, e grazie alla cooperazione internazionale da remoto.

 

In figura: simulazione al computer di un evento in cui un bosone Z’ è prodotto in una collisione tra elettroni e positroni, in associazione con due muoni (linea verde) e decade in particelle invisibili. In questo esempio particolare lo Z’ decade in un neutrino e in un antineutrino, ma altri decadimenti sono possibili, come quelli in particelle di materia oscura.  

 

 

 

ONLINE COVIDSTAT INFN, UN SITO CON MAPPE INTERATTIVE DI ANALISI STATISTICHE DELLA DIFFUSIONE DEL COVID-19

6 April, 2020 - 08:27

È un progetto realizzato dal Gruppo di Lavoro CovidStat INFN, la cui costituzione è stata promossa in seno all’INFN con l’obiettivo di mettere a disposizione dell’Unità di Crisi Covid19 interna all’Istituto una analisi statistica dei dati forniti quotidianamente dalla Protezione Civile sulla diffusione della pandemia in Italia. Tuttavia, gli strumenti sviluppati per questa analisi statistica possono essere di utilità anche per altre comunità scientifiche e, più in generale, possono essere di interesse pubblico, così ora il progetto è online all’indirizzo covid19.infn.it.
Il progetto propone un’analisi strettamente statistica dei dati, non tratta quindi analisi epidemiologiche, per le quali l’INFN non ha competenze specifiche, né propone alcuna estrapolazione e previsione sui futuri sviluppi della pandemia, ma mette a disposizione un quadro dettagliato e aggiornato della situazione, fornendo sia una mappa geografica dell’andamento di diversi indicatori, sia una tabella sinottica, entrambe navigabili interattivamente.
Essendo stato pensato come uno strumento di lavoro, il sito viene anche condiviso e proposto come un oggetto work-in-progress: a seconda delle richieste che possono arrivare dalle altre comunità per particolari esigenze di utilizzo, possono, per esempio, essere modificate le funzionalità esistenti e anche essere aggiunte nuove funzionalità.