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INAUGURATA LA FORESTERIA DI SESAME CON IL CONTRIBUTO DELL’ITALIA

4 December, 2019 - 14:30

Ospiterà i ricercatori del laboratorio internazionale SESAME (Synchrotron-light for Experimental Science and Applications in the Middle East), scienziati che arrivano da tutto il mondo per lavorare alla sorgente di luce di sincrotrone di Allan, in Giordania, la prima del Medio Oriente. È stata inaugurata oggi, 4 dicembre, la foresteria di SESAME, realizzata grazie al contributo fondamentale dell’Italia, con il MIUR, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e l’INFN.

“Ci riempie di soddisfazione aver potuto aprire oggi le porte della foresteria di SESAME, - commenta Antonio Zoccoli, presidente dell’INFN - ci auguriamo che possa diventare per le scienziate e gli scienziati, soprattutto giovani, che vengono qui a svolgere le proprie ricerche, un luogo accogliente e confortevole di condivisione, dialogo e scambio, perché è questo lo spirito con il quale l’Italia ha voluto donarla alla comunità di SESAME”, conclude Zoccoli.

Inaugurato nel 2017, SESAME, è un laboratorio “speciale”, perché rappresenta un’opportunità non solo per la conoscenza scientifica e lo sviluppo tecnologico, ma anche per la crescita economica e soprattutto per il dialogo interculturale, in un’area tormentata, riunendo popoli - Autorità Nazionale Palestinese, Cipro, Egitto, Iran, Israele, Giordania, Pakistan e Turchia - che difficilmente trovano altri terreni comuni di collaborazione e confronto.

Il cuore di SESAME è una sorgente di luce di sincrotrone di terza generazione, competitiva a livello internazionale, che rappresenta oggi una risorsa per tutta la regione del MENA (Middle East and North Africa). Si tratta di un potentissimo microscopio, basato su un acceleratore di elettroni, che consente studi e applicazioni in molti campi: dalla fisica alle scienze della vita, dalla scienza dei materiali agli studi archeometrici. SESAME è, dunque, un centro di eccellenza per ricerche multidisciplinari, in grado di attrarre scienziati provenienti da vari paesi e da settori molto diversi.

L’Italia per SESAME. Dal 2013 il Governo italiano ha deciso di contribuire, attraverso il MIUR, con 5 milioni di euro a SESAME, riconoscendo non solo il valore scientifico del progetto ma anche il suo ruolo nel favorire il dialogo interculturale. Il primo utilizzo di questi fondi è stato investito per la realizzazione delle quattro cavità a radio frequenza, sviluppate in collaborazione da Elettra Sincrotrone Trieste e INFN e realizzate dall’industria italiana: le cavità sono componenti essenziali per il funzionamento di un acceleratore come SESAME, perché restituiscono agli elettroni l’energia che perdono per generare la luce di sincrotrone. Il secondo utilizzo prevede la realizzazione di un avanzatissimo rivelatore di raggi X da parte dell’INFN, in collaborazione con Elettra e con realtà scientifiche e tecnologiche italiane, da installare sulla prima linea di fascio in fase di completamento a SESAME, la linea XAFS/XRF. Con questo rivelatore sarà possibile analizzare i dettagli dei legami chimici di materiali in tracce, ad esempio per studi di contaminazione del suolo. Il terzo utilizzo riguarda la realizzazione della foresteria, inaugurata oggi, un’infrastruttura di accoglienza e supporto ai ricercatori di SESAME.

 

 

 

ARIA, PRESENTATI I PRIMI RISULTATI CHE CONFERMANO LA VALIDITÀ DELLA TECNOLOGIA DEL PROGETTO

18 November, 2019 - 08:45

Nasce dalla ricerca in fisica fondamentale per rispondere a un’esigenza sperimentale: avere a disposizione grandi quantità di argon per la ricerca di materia oscura con l’esperimento DarkSide ai Laboratori del Gran Sasso dell’INFN. Ma, in futuro, potrebbe servire anche per la distillazione di altri isotopi sempre più impiegati in medicina, sia nella diagnostica avanzata sia nella terapia oncologica, e anche nelle scienze ambientali e agricole.

È il progetto ARIA, i cui primi risultati, frutto dei test eseguiti sulla torre-pilota di distillazione criogenica Seruci-0, sono stati presentati il 16 novembre, nel corso di un evento che si è tenuto all’Università di Cagliari. All’incontro hanno partecipato Stefano Buffagni e Alessandra Todde, viceministro e sottosegretario allo Sviluppo economico, il presidente dell’INFN Antonio Zoccoli, il rettore dell’Università di Cagliari Maria Del Zompo, il rettore dell’Università di Sassari Massimo Carpinelli, il Premio Nobel per la Fisica nel 2015 Art McDonald, assieme a molti esponenti del mondo della ricerca scientifica e delle imprese.

L’infrastruttura di ARIA per la produzione dell’argon e degli altri elementi consisterà in una torre criogenica di distillazione alta 350 metri, che sarà installata nel Pozzo 1 dell’area di Seruci della miniera di Carbosulcis di Monte Sinni. Negli scorsi mesi di luglio e ottobre, la collaborazione scientifica internazionale DarkSide ha effettuato due campagne di operazione della colonna Seruci-0, un prototipo di dimensioni tali da rappresentare un unicum al mondo.

“Il risultato delle due campagne di operazione ha dimostrato la validità della tecnologia sviluppata per ARIA”, sottolinea Cristian Galbiati, coordinatore del progetto, ricercatore all’INFN e professore a Princeton e al GSSI Gran Sasso Science Institute. “Il successo del progetto ARIA sarà di grande importanza per il territorio perché potrà fare del Sulcis-Iglesiente il centro internazionale di riferimento per la produzione di isotopi stabili da gas nobili, per la ricerca fondamentale e per la produzione di isotopi stabili rarissimi dagli elementi leggeri da impiegare nella diagnostica medica e la farmaceutica”.

Nel corso delle due campagne di operazione l’impianto Seruci-0 ha distillato azoto (N2). I primi risultati indicano che l’impianto Seruci-0 ha già dimostrato la separazione isotopica della molecola 15N-14N rispetto alla molecola 14N-14N. Le misure effettuate hanno anche permesso di ricostruire il profilo temporale dell’arricchimento della colonna: questo consente la diretta estrapolazione della performance di Seruci-1 a partire dai risultati di Seruci-0. L'estrapolazione indica che la performance della colonna Seruci-1 è attesa essere perfettamente in linea con le previsioni effettuate nella fase di progetto. La colonna-prototipo Seruci-0, di altezza complessiva pari a 24 metri, è composta dal bollitore (in fondo), dal condensatore (in testa) e da un modulo di separazione (al centro) dell’altezza di 12 metri. La colonna Seruci-1 si differenzia solo nel numero di moduli di separazione, ventotto moduli invece di uno solo, il resto dell’impianto è identico.

“Per realizzare l’infrastruttura attraverso la quale compiere la purificazione dell’argon che serve ai nostri esperimenti per la ricerca di materia oscura – spiega Antonio Zoccoli, presidente dell’INFN - abbiamo scelto la miniera di Seruci nel Sulcis, un terreno fertile che ci ha accolto e che mette a fattore comune la nostra ricerca scientifica con la realtà territoriale e con le menti migliori che ci sono in Sardegna”. “Spostare avanti le frontiere della conoscenza: le nostre ricerche servono a questo. Per farlo, costruiamo un ecosistema che concentra qui cervelli di eccellenza e può far ripartire il territorio. E ci siamo trovati talmente bene che, anche per i nostri studi sulle onde gravitazionali, abbiamo proposto di costruire qui la futura infrastruttura di ricerca, nella miniera di Sos Enattos: la Sardegna è davvero il posto ideale”, conclude Zoccoli.

ARIA è un progetto senza precedenti a livello internazionale, ed è reso possibile dalla cooperazione scientifica tra l’INFN, con ruolo di guida e coordinamento dei gruppi di ricerca coinvolti, e l’Università di Princeton, ed è sostenuto dalla Regione Sardegna e Carboslcis. Il progetto coinvolge anche partner scientifici locali con l’Università di Cagliari e la Sezione INFN di Cagliari e l’Università di Sassari, e vede il contributo cruciale di aziende italiane.

 

 

L'OSSERVATORIO PIERRE AUGER COMPIE 20 ANNI

15 November, 2019 - 11:39

Malargue, Argentina. Si festeggiano oggi, 16 novembre, i vent’anni dalla fondazione dell’Osservatorio Pierre Auger. Situato sull’altipiano della Pampa Amarilla, a 1400 metri di quota, l’osservatorio che deve il suo nome allo scopritore degli sciami di raggi cosmici è il più esteso al mondo per lo studio dei raggi cosmici di altissima energia. È costituito da una rete di rivelatori distribuiti su un territorio grande trenta volte la città di Firenze (3.000 chilometri quadrati) ed è gestito da una collaborazione internazionale di oltre 400 scienziati provenienti da 17 paesi diversi, a cui l’Italia partecipa con gruppi di varie Università, le sezioni INFN di Catania, Lecce, Milano, Napoli, Roma Tor Vergata, Torino, i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, e le strutture INAF di Palermo e Torino.

“Durante la sua vita, l’Osservatorio Auger ha dato un contributo eccezionale alla fisica dei raggi cosmici di altissima energia, dalla conferma della forte riduzione dell’intensità del flusso dei raggi cosmici per energie superiori a 30 EeV alla recente verifica della natura extragalattica dei raggi cosmici più energetici.” Racconta Daniele Martello, responsabile nazionale dell’Osservatorio e direttore della sezione INFN di Lecce. “Sono, tuttavia, ancora molti gli interrogativi a cui manca una risposta su cui si concentrerà il futuro dell’Osservatorio. Il programma di potenziamento denominato AugerPrime, attualmente in fase di realizzazione, è stato accuratamente studiato per affrontare queste nuove sfide e fare definitivamente luce sulla natura e i meccanismi di accelerazione di questa radiazione ultra-energetica.”

Per festeggiare il ventesimo compleanno di Auger, a Malargue, nella provincia di Mendoza, è stata organizzata una giornata di celebrazioni a cui per l’Italia partecipano Martello, Fernando Ferroni, professore al GSSI e ricercatore INFN in rappresentanza del MIUR Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, Jose Kenny, addetto all’Ambasciata italiana in Argentina, e altri rappresentati del mondo accademico italiano. La giornata di celebrazioni è stata introdotta da un Simposio scientifico sullo stato attuale delle ricerche non solo nel campo dei raggi cosmici di altissima energia ma anche negli studi su neutrini e raggi gamma di alta energia e nel campo della neonata astronomia multimessaggera.

Come funziona l’osservatorio? Quando i raggi cosmici di altissima energia interagiscono con i nuclei dell’atmosfera generano nuove particelle che formano uno sciame. Un osservatorio esteso, come Auger, riesce a rivelare le particelle di questi sciami, e dal numero di particelle rivelate riesce a risalire all’energia del raggio cosmico primario. L’Osservatorio Auger è un sistema ibrido che comprende rivelatori di superficie e telescopi di fluorescenza. I primi, 1600 taniche d’acqua a 1,5 chilometri l’una dall’altra, osservano lo sciame dei raggi cosmici quando colpisce la superficie terrestre, rivelando e contando le particelle prodotte al livello del suolo. I 27 telescopi distribuiti intorno ai rivelatori raccolgono, invece, i lampi di luce di fluorescenza prodotti nell’aria dalle particelle cariche dello sciame, osservandone così lo sviluppo longitudinale lungo la direzione di provenienza.

A BARI LE GIORNATE DI STUDIO DEL PIANO TRIENNALE 2020-2022

11 November, 2019 - 17:15

L’8 e il 9 novembre a Bari, nella sede del Politecnico, si sono tenute le giornate di studio del Piano Triennale dell’INFN 2020-2022, che quest’anno hanno ospitato in apertura l’intervento del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Francesco Boccia.
Il Piano Triennale è l’appuntamento, cui la comunità dell’INFN partecipa sempre numerosa, dedicato all’analisi, alla proposta e al confronto sulle politiche, scientifiche e non solo, dell’Istituto. In particolare, l’incontro di quest’anno, che si collocava a pochi mesi dall’avvicendamento tra Fernando Ferroni e Antonio Zoccoli alla Presidenza dell’INFN, è ruotato attorno alle parole chiave: visione, strategia e futuro.
“Questa iniziativa ha una lunga tradizione all’interno dell’Ente, – commenta Mauro De Palma, direttore della Sezione INFN di Bari – averla ospitata nella nostra città è motivo di orgoglio, è per noi un riconoscimento del contributo della nostra Sezione alle attività dell’INFN”. “Queste giornate sono importanti per la nostra comunità perché, partendo dall’analisi dell’oggi, permettono di discutere sulle direzioni di sviluppo futuro, in considerazione anche del contesto internazionale, dove l’INFN ricopre da sempre un ruolo di rilievo”.
All’intervento del Ministro Boccia, sono seguiti i saluti delle autorità e istituzioni locali, al termine dei quali si sono aperti i lavori con la relazione del presidente, come di consueto, cui è seguito l’intervento del direttore generale. La prima giornata è stata dedicata in particolare ai temi di carattere scientifico, dalla futura strategia europea della fisica delle particelle, alla ricerca di nuova fisica, alla quantum tecnology, e si è conclusa come da tradizione con i riconoscimenti ai dipendenti senior dell’Istituto. La seconda giornata ha avuto come focus due delle principali infrastrutture di ricerca dell’INFN, i Laboratori Nazionali del Sud e i Laboratori Nazionali di Frascati, e i temi delle applicazioni e del trasferimento tecnologico, affrontati da diverse prospettive, per concludersi con la discussione generale sugli argomenti principali emersi nel corso della due-giorni.

 

 

Dai dati di Planck possibili discrepanze con l’attuale modello cosmologico

7 November, 2019 - 14:06

 E’ stata pubblicata da Nature Astronomy una nuova analisi dei dati raccolti dal satellite Planck, che potrebbe mettere in discussione alcuni presupposti fondamentali della nostra attuale visione dell’Universo.

Lo studio, condotto dal team internazionale guidato dal fisico Alessandro Melchiorre della Sapienza Università di Roma e dell’INFN, ha analizzato la mappa, prodotta da Planck, del fondo cosmico a microonde (CMB), che restituisce una sorta di ‘fotografia’ primordiale dell’universo, così com’era 380.000 anni dopo il Big Bang. Mappe analoghe di questa radiazione primordiale, e in particolare delle sue anisotropie e disomogeneità, erano già state ottenute dall’esperimento Boomerang e dal satellite WMAP. La missione Planck dell’ESA in colaborazione con ASI e NASA, attiva dal 2009 al 2013, ha però raggiunto precisione e sensibilità mai ottenute in precedenza.

E proprio grazie alla grande sensibilità di Planck lo studio pubblicato su Nature Astronomy è riuscito a stimare con maggiore precisione la distorsione gravitazionale della radiazione cosmica di fondo, dovuta alla materia oscura dell’Universo.

Questa misura, secondo i risultati pubblicati da Melchiorri e dai suoi colleghi, indicherebbe una densità di materia nel cosmo superiore a quella misurata fino ad oggi, con delle conseguenze dirompenti per gli attuali modelli cosmologici. Se così fosse, infatti, l’universo, non potrebbe più essere piatto, così come supposto dagli scienziati fino ad oggi, ma dovrebbe piuttosto essere curvo. Se il nostro cosmo avesse solo due dimensioni vorrebbe dire passare da un cosmo che si estende su un piano infinito, ad uno confinato sulla superficie di una sfera. Qualcosa di analogo avverrebbe con la forma tridimensionale dell’universo, che risulterebbe comunque ‘chiusa’, anche se più difficile da visualizzare.

“I nuovi dati ottenuti da Planck – spiega Alessandro Melchiorri, – mostrano che l’universo è solo il 4% più curvo di quanto si pensasse. Questa percentuale è però sufficiente a creare una discordanza con le rimanenti osservazioni astrofisiche, mostrando tensioni e differenze. Ovviamente c’è ancora la possibilità che un effetto sistematico ancora non rivelato sia alla base delle discrepanze osservate – afferma Melchiorri – Esperimenti di anisotropie futuri quali il Simons Observatory chiariranno sicuramente la situazione. La porta per una rivoluzione in cosmologia sembra però ora aperta ed i prossimi esperimenti potrebbero portare risultati ancora più esaltanti”.

“Questo studio mostra ancora una volta l’enorme ricchezza d’informazione della più antica “immagine” che abbiamo del nostro Universo. Si tratta, però, di un’analisi di un set piuttosto limitato di dati – ha commentato il vicepresidente dell’INFN, Antonio Masiero - i cui risultati verrebbero a mettere in discussione l’intero impianto della teoria standard dell’origine e dell’evoluzione dell’universo. D’altra parte, il fatto che i risultati di questo lavoro appaiano in flagrante contrasto con le conclusioni tratte da molti altri dati osservativi, induce alla cautela e soprattutto richiama alla necessità di avere molti altri nuovi e precisi dati a disposizione. La ricerca italiana, con l’INFN insieme con ASI e INAF, è in prima linea su questa frontiera della conoscenza sia come studio teorico che come partecipazione ai più significativi progetti internazionali (ad esempio LiteBIRD) per lo studio della radiazione di fondo cosmica con esperimenti nello spazio.

STUDENTI DELLE SUPERIORI IN TUTTA ITALIA PARTECIPANO AL RADON DAY

7 November, 2019 - 10:07

1200 studenti in tutta Italia alla scoperta della radioattività ambientale: è quello che succede oggi, 7 novembre, in più di 50 scuole superiori in occasione del Radon Day, giornata organizzata dall’INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare attraverso il progetto RadioLab, che ricorre nel giorno dell’anniversario di nascita di Maria Skłodowska Curie.

Il Radon Day coinvolge istituti superiori di otto città italiane, da Ragusa fino a Milano, che saranno impegnati in tante attività, dalle misure di radioattività sul campo a incontri con i ricercatori, fino a un collegamento video tra le varie sedi che partecipano alla giornata che coinvolgerà anche un scuola che ha partecipato al progetto RadioLab dall'estero, il Liceo di Korça in Albania.

La sezione INFN di Cagliari terrà il Radon Day presso il Liceo Scientifico "Pitagora" di Selargius, in collaborazione con ARPA Sardegna, presentando un progetto di classificazione del territorio regionale che mira ad individuare le aree a maggiore rischio radon.

La sezione INFN di Catania parteciperà al Radon Day con un evento organizzato presso il Liceo Scientifico "E. Fermi" di Ragusa, in cui verrà ricordata, fra l'altro, la figura di Maria Skłodowska Curie e il suo fondamentale contributo allo studio dei fenomeni di radioattività.

A Milano il Radon Day si svolgerà presso l'Aula Magna C03 dell'Università degli Studi in collaborazione con la sezione INFN e il Laboratorio Acceleratori e Superconduttività Applicata del Dipartimento di Fisica. Anche a Lecce, presso l'Istituto Tecnico "G. Deledda", si svolgerà un incontro al quale parteciperanno ragazzi provenienti da più licei del territorio, coinvolti nell'ambito delle attività del Laboratorio di Fisica Ambientale del Piano Lauree Scientifiche dell'Università del Salento. L'evento organizzato dalla sede di Cosenza si terrà presso l'Aula Magna dell'Università della Calabria, mentre la sede di Napoli ha previsto anche un incontro all'aperto con studenti di Ischia allo scopo di effettuare misure in laboratorio e in campo. A Siena il Radon Day si terrà presso l'Università in collaborazione con la sezione INFN di Pisa e, oltre ad illustrare i risultati raggiunti dal progetto, verrà affrontato il tema dell'inquinamento indoor. A Padova, il programma della giornata prevede due presentazioni da parte di  studenti dei licei che hanno partecipato all'edizione di Radiolab 2018-19, relative al progetto stesso e alla loro esperienza presso la Scuola Nazionale sul Radon organizzata dall'INFN. A cui segue un intervento da parte di Chiara Gallani, Assessore all'ambiente del Comune di Padova, sul monitoraggio del Radon da parte del Comune e un seminario di Giulio Peruzzi, professore di Storia della Fisica dell'Università di Padova, sulla Storia della radioattività.

RadioLab è un progetto al quale aderiscono le sezioni di Cagliari, Catania, Cosenza (LNF), Lecce, Milano, Napoli, Padova, Siena (Pisa), Torino e Trieste.

“L’edizione 2018/2019 del progetto ha coinvolto tanti studenti appartenenti a oltre 50 scuole diffuse su tutto il territorio nazionale, con attività coordinate presso le varie sezioni INFN, in molti casi inserite in percorsi di Alternanza Scuola-Lavoro, che mirano ad accrescere la consapevolezza sui temi della radioattività ambientale, non solo da parte degli studenti, ma anche del più ampio pubblico,” raccontano le coordinatrici di RadioLab Flavia Groppi e Mariagabriella Pugliese. “A tal proposito è stato realizzato e distribuito un questionario di percezione dei rischi legati al gas radon che ha raggiunto quasi 10 mila persone nell'ultimo anno, soprattutto in occasione dell'ultima Notte Europea dei Ricercatori. I risultati del questionario verranno presentati nelle varie sedi coinvolte nel Radon Day,” concludono Groppi e Pugliese.

Ulteriori informazioni sul Radon Day sono disponibili sul sito web di Radio Lab.

INAUGURATA LA SEDE DEL CENTRO FERMI NELLA STORICA PALAZZINA DI VIA PANISPERNA

31 October, 2019 - 12:25

È stata inaugurata il 28 ottobre la sede istituzionale del Museo Storico della Fisica e Centro Studi e Ricerche Enrico Fermi nella storica palazzina che ha visto nascere attorno al grande fisico la sua scuola, i Ragazzi di via Panisperna. “A venti anni dalla sua fondazione il Centro Fermi, giovane e vivace ente per ricerche interdisciplinari di avanguardia, ha finalmente la sua sede istituzionale, - spiega Luisa Cifarelli, presidente del Centro Fermi - la sua aula magna dedicata a Enrico Fermi e il suo museo che racconta la vita e le scoperte di questo genio italiano, con una moderna installazione multimediale che permetterà un’ampia fruizione ai visitatori di tutte le età”.
L’evento inaugurale è stato anche l’occasione per una giornata di studio dedicata ai giovani e all’eredità di Enrico Fermi. I lavori, coordinati da Cifarelli, hanno visto la partecipazione, tra gli altri, del sottosegretario al Ministero dell’Interno Carlo Sibilla, del fisico Antonino Zichichi e di rappresentanti del mondo politico e della comunità scientifica. Nel corso del convegno è stata ripercorsa la storia dell’Istituto, ricordata la fondamentale eredità di Fermi e presentate le ricerche di cui oggi il Centro Fermi è protagonista, con particolare rilievo alle iniziative che vedono la partecipazione dei giovani studenti degli Istituti Superiori in veste di veri e propri ricercatori con il progetto scientifico e didattico EEE Extreme Energy Events. La storica palazzina di via Panisperna, oltre a essere sede istituzionale del Centro Fermi, oggi ospita anche un museo, dedicato al grande scienziato premio Nobel, che con un allestimento suggestivo e grazie a una efficace sintesi tra reperti storici e installazioni interattive racconta la ricchezza del contributo di Fermi. “La fisica italiana ha avuto una grande fortuna con Fermi, che ha creato una scuola d'eccellenza i cui semi continuano ancora oggi a germogliare in vari settori della fisica nucleare, particellare e astroparticellare, con un ruolo centrale dell’Italia”, ha sottolineato Antonio Masiero, vicepresidente dell'INFN.

IL MINISTRO PROVENZANO VISITA I LABORATORI DEL SUD

22 October, 2019 - 07:11

Lunedì 21 ottobre, l’onorevole Giuseppe Provenzano, Ministro per il Sud e la Coesione territoriale, ha visitato i Laboratori Nazionali del Sud dell’INFN, accompagnato dal presidente dell’Istituto Antonio Zoccoli e dal direttore dei Laboratori Santo Gammino. Al termine della visita, il Ministro ha incontrato il personale dei Laboratori.
“Ci sono occasioni, luoghi, posti, in cui il sud va avanti perché ha la capacità di aprirsi al mondo. Tra questi, ci sono i Laboratori del Sud dell’INFN, che hanno una dimensione particolare: sono un luogo profondamente catanese e siciliano, ma anche profondamente italiano e internazionale. Questa dimensione è centrale per il successo della ricerca,” ha commentato il Ministro Provenzano, durante l’incontro con il personale.
“La visita del Ministro Provenzano è stata per noi un’occasione per sottolineare come le buone pratiche dell’INFN non abbiano generato cattedrali nel deserto ma siano, invece, state funzionali per la realizzazione di quella forma di sviluppo su cui è importante puntare e investire perché rappresenta una risorsa per la società tutta, ossia quella che si basa sulla ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica. Come amo dire, investire in ricerca e sviluppo conviene, e chi più investe più ricava, anche creando, per esempio, nuove opportunità di lavoro,” ha dichiarato Santo Gammino, direttore dei Laboratori Nazionali del Sud.
“Vorrei ringraziare il Ministro Provenzano per la sua visita ai Laboratori Nazionali del Sud. È stato un piacere poter mostrare al Ministro le attività di ricerca di eccellenza che conduciamo sul territorio, in Sicilia, e nell'ambito di collaborazioni internazionali”, ha sottolineato il presidente dell’INFN, Antonio Zoccoli.

SCUOLA: 100 docenti per il corso di aggiornamento PID

21 October, 2019 - 11:44

Circa 100 docenti di materie scientifiche delle scuole medie di secondo grado parteciperanno al Programma INFN per Docenti (PID), un corso di aggiornamento riconosciuto dal Miur e ispirato a un format adottato dal CERN per gli insegnanti italiani. Il corso ha una durata di 5 giorni e propone un percorso di formazione e aggiornamento nel campo della fisica di base, della tecnologia e delle sue applicazioni calando l’attività di apprendimento nella realtà dei laboratori di ricerca dell’INFN con la proposta di tre sedi.

Si parte oggi, lunedì 21 ottobre, con la prima edizione del corso PID 2019/20 organizzata in Abruzzo presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso e a cui partecipano 40 docenti. La seconda edizione si svolgerà in Veneto, dal 10 al 14 febbraio 2020, presso il Laboratori Nazionali di Legnaro per concludere con l’edizione siciliana in programma dal 23 al 27 marzo ai Laboratori Nazionali del Sud di Catania. Da quest’anno la casa editrice Pearson, riconoscendone il valore formativo, sponsorizza questa iniziativa che contribuisce a fornire ai docenti nuovi strumenti e conoscenze per portare nelle aule la fisica moderna.

Il corso completa l’offerta formativa INFN dedicata ai docenti della scuola secondaria, aggiungendosi agli Incontri di Fisica, il corso di aggiornamento in Fisica Moderna per docenti delle scuole secondarie di secondo grado organizzato ogni anno dai Laboratori Nazionali di Frascati, giunto oramai alla XIX edizione, e a cui hanno partecipato 150 docenti provenienti da tutta Italia.

 

Programma INFN per Docenti (PID): Il programma

È un corso della durata di 5 giorni, rivolto ai docenti di materie scientifiche della scuola media superiore di secondo grado, a cui si accede partecipando a una selezione. È riconosciuto dal MIUR come corso di aggiornamento e coinvolge a rotazione tre laboratori nazionali dell’INFN: Gran Sasso, Legnaro e Sud. Il corso si articola su cinque giornate in cui gli insegnanti hanno la possibilità di seguire , in compagnia di altri colleghi, lezioni frontali e laboratori didattici a cura dei ricercatori dell’INFN. Possono inoltre svolgere attività sperimentale sfruttando le più moderne tecnologie e competenze nel campo della fisica degli acceleratori e dei rivelatori che trovano applicazione nel campo della fisica subnucleare, dello spazio ma anche nell’ambito di ricerche interdisciplinari.

Pagina web di PID nazionale - https://pid.web.roma2.infn.it/

DALLA MECCANICA QUANTISTICA UNA SPIN-OFF PER SCOPRIRE NUOVI FARMACI

14 October, 2019 - 09:47

Scoprire nuovi farmaci grazie a innovativi protocolli di drug design e potenti algoritmi sviluppati a partire da metodi matematici di fisica teorica, originariamente sviluppati per studiare fenomeni tipici del mondo subatomico, come ad esempio l’effetto tunnel quantistico. È questa la sfida lanciata dalla neonata Sibylla Biotech, società Spin-off dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), delle Università di Trento e Perugia e su cui il fondo Vertis Venture 3 Tech Transfer ha deciso di puntare investendo 2,4 milioni di Euro. L’investimento è stato annunciato oggi in una conferenza stampa a Trento organizzata da Hit-Hub Innovazione Trentino.

Gli scienziati soci fondatori di Sibylla Biotech hanno sviluppato una piattaforma innovativa per la scoperta di nuovi target farmacologici sfruttando competenze che vanno dalla fisica sub-nucleare, all’informatica, alla biologia cellulare, alla chimica farmaceutica, in cui l’interdisciplinarità è la chiave vincente. Sibylla, che ora continuerà lo sviluppo della tecnologia, ne ha acquisito la licenza da Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), Università di Trento e Fondazione Telethon che hanno finanziato la ricerca. Elemento cruciale di questo nuovo approccio alla ricerca di potenziali farmaci è l’impiego di un metodo di calcolo che si basa su metodi matematici di fisica teorica che sono stati originariamente sviluppati per studiare fenomeni tipici del mondo subatomico, come l’effetto tunnel quantistico, poi adattati per simulare processi biomolecolari complessi, come il ripiegamento e l’aggregazione di proteine. Il metodo è stato impiegato con successo per lo studio della replicazione del prione, la proteina responsabile del morbo della mucca pazza, e ha portato al primo modello computazionale realistico al mondo di questo meccanismo. Un risultato pubblicato sulla rivista Plos Pathogens e dalle enormi potenzialità per la futura ricerca mirata di farmaci in grado di contrastare gravi malattie oggi incurabili. Il risultato è stato ottenuto lo scorso luglio dal gruppo di ricerca dell’Istituto Telethon Dulbecco presso l’Università di Trento guidato da Emiliano Biasini, in collaborazione con il gruppo di Pietro Faccioli del dipartimento di Fisica dello stesso ateneo e afferente all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

link al comunicato stampa http://home.infn.it/it/comunicazione/comunicati-stampa/3622-(ecco-il-modello-di-come-si-replica-un-prione-la-proteina-responsabile-del-morbo-della-mucca-pazza)

Sibylla Biotech è uno dei progetti selezionati per la manifestazione “US-Italy Innovation Forum” che si terrà il prossimo 17 e 18 ottobre a San Francisco e a cui sarà in visita il Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella.

 

Contatti per la stampa

Ufficio Comunicazione INFN Eleonora Cossi – 06 68400364– eleonora.cossi@presid.infn.it

NOBEL PER LA FISICA 2019 ALLA COMPRENSIONE DELL’UNIVERSO

8 October, 2019 - 11:06

Il premio Nobel per la Fisica 2019 è stato assegnato oggi “ per i contributi alla nostra comprensione dell’evoluzione dell’Universo e del posto della Terra nel cosmo”. Una parte del premio è stata assegnata al cosmologo James Peebles per” le sue scoperte teoriche nella cosmologia fisica” e l’altra metà congiuntamente agli astronomi Micheal Mayor e Didier Queloz “per la scoperta di un esopianeta orbitante attorno a una stella simile al nostro sole”. In particolare Pebbles ha sviluppato un impianto teorico su cui si fonda la nostra concezione moderna della storia dell’universo, dal Big Bang ad oggi.

Commento di Antonio Masiero, Vicepresidente dell’INFN, fisico teorico James Peebles è uno dei grandi artefici della costruzione teorica che descrive l'universo dalla sua origine alla sua evoluzione successiva, nota quale modello cosmologico del Big Bang caldo. Cruciali, in particolare, sono stati i suoi apporti nella previsione e descrizione del ricordo visibile più antico del big bang, la radiazione cosmica di fondo, trovata poi sperimentalmente dai premi nobel Arno Penzias e Robert Wilson. Altresì fondamentali sono stati i suoi contributi nell’introduzione di una componente dominante di materia nell’universo del tutto diversa dalla materia ordinaria composta di atomi. Si tratta della materia oscura “fredda” (Cold Dark Matter, CDM), vale a dire un particolare nuovo tipo di materia che sarebbe alla base della formazione delle grandi strutture cosmiche (galassie, ammassi di galassie), e quindi anche della nostra vita stessa. In questi ultimi anni ha studiato, inoltre, la forma di energia (che non è né materia né radiazione) che costituisce i 3/4 dell’intera energia dell’universo, l’energia oscura, denotata talora con la lettera lambda: da qui è scaturito il modello del big bang chiamato Lambda-CDM e di cui Peebles è senz'altro uno dei padri fondatori.

KAGRA SI UNISCE ALLA RETE GLOBALE PER LA RICERCA DI ONDE GRAVITAZIONALI

3 October, 2019 - 15:32

Gli osservatori per onde gravitazionali VIRGO (in funzione in Italia presso l’European Gravitational Observatory, EGO), LIGO (due rivelatori gemelli in Louisiana e nello stato di Washington in Usa) e il giapponese KAGRA (a Kamioka, nella prefettura di Gifu) hanno firmato un accordo di collaborazione scientifica centrato sulla condivisione della campagna di osservazione e analisi dati dei segnali di onde gravitazionali. KAGRA, la cui guida è affidata all’Istituto per la Ricerca di Raggi Cosmici (ICRR) dell’Università di Tokio, è attualmente in fase di commissioning e si unirà presto a VIRGO e LIGO, gli interferometri che hanno portato alla scoperta delle onde gravitazionali e alla nascita dell’astronomia multimessaggera. I tre rivelatori sono in presa dati da aprile 2019 per la terza campagna di osservazione chiamata O3, della durata prevista di un anno. L’accordo sottoscritto è un Memorandum Of Agreement (MOA), valido fino al 2023, e prevede il possibile allargamento della collaborazione con l’inclusione di nuovi osservatori scientifici. Dal 2025, infatti, LIGO India dovrebbe entrare a far parte del network per l’osservazione delle onde gravitazionali dalla Terra.

“La comparsa di KAGRA accanto a LIGO-VIRGO rappresenta un cruciale passo avanti nel grande piano di costituzione di un osservatorio mondiale delle onde gravitazionali, grazie ad una rete connessa di interferometri in superficie, sotterranei e nello spazio” sottolinea Antonio Masiero, presidente del Council di Ego e vice presidente dell’INFN. “L’entrata in azione di KAGRA, primo interferometro sotterraneo al mondo, dà un forte impulso al progetto europeo di un grande interferometro gravitazionale sotterraneo, il progetto ET (Einstein Telescope), il cui studio vede l’INFN in prima linea, in particolare esplorando la possibilità di avere un sito italiano per ospitare questa grande innovativa infrastruttura di ricerca” conclude Masiero.

“Con l'entrata di KAGRA, la scienza delle onde gravitazionali diventerà uno sforzo collaborativo globale. La collaborazione VIRGO non vede l'ora di apprendere dal nuovo e innovativo approccio con l’impiego di un interferometro sotterraneo e criogenico " commenta Jo van den Brand, spokesperson di VIRGO.

VIRGO, che ha sede presso l’European Gravitational Observatory (EGO) a Cascina, vicino a Pisa, è stato fondato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) italiano e dal Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS) francese. VIRGO conta più di 480 fisici e ingegneri di Belgio (Università di Liegi e Louvain), Francia (CNRS), Germania (Università di Jena), Ungheria (MTA Wigner RCP), Italia (INFN), Paesi Bassi (Nikhef) e Spagna (Università di Barcellona, Valencia e IFAE). Per l’Italia partecipano 11 gruppi dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.
Sito della collaborazione - http://public.virgo-gw.eu/the-virgo-collaboration/
Sito di Virgo http://www.virgo-gw.eu

LIGO è finanziato dalla National Science Foundation (NSF) degli Stati Uniti, è gestito da Caltech e MIT, che hanno ideato e realizzato il progetto. Il sostegno finanziario per il progetto Advanced LIGO è stato sostenuto dalla NSF, assieme a Germania (Max Planck Society), Regno Unito (Science and Technology Facilities Council STFC) e Australia (Australian Research Council), che hanno dato importanti contributi. Più di 1200 scienziati provenienti da tutto il mondo partecipano all’impresa scientifica attraverso la collaborazione scientifica LIGO, che include le collaborazioni GEO e OzGrav. Altri partner sono elencati all'indirizzo http://ligo.org/partners.php.

KAGRA è supportato dal Ministero dell'Istruzione, Cultura, Sport, Scienza e Tecnologia-Giappone (MEXT). KAGRA è ospitato dall'Institute for Cosmic Ray Research (ICRR), dall'Università di Tokyo e co-ospitato dall'High Energy Accelerator Research Organization (KEK) e dal National Astronomical Observatory of Japan (NAOJ) e supportato dall’Università di Toyama. La collaborazione KAGRA è composta da oltre 360 persone provenienti da oltre 100 istituzioni in 15 paesi e regioni. Un elenco delle affiliazioni dei collaboratori è disponibile all'indirizzo
http://gwwiki.icrr.u-tokyo.ac.jp/JGWwiki/KAGRA/KSC#KAGRAcollaborators. Maggiori informazioni sono disponibili su https://gwcenter.icrr.u-tokyo.ac.jp/en/.

 

Contatti per la stampa INFN Ufficio comunicazione - Eleonora Cossi, eleonora.cossi@presid.infn.it, +39.06.68400364, +39.06.6868162

NUOVE NOMINE ALL'INFN PER GIUNTA ESECUTIVA, GGI E SEZIONE DI LECCE

3 October, 2019 - 08:34

Nel corso della riunione del 25 settembre del Consiglio Direttivo dell’INFN si sono svolte le votazioni per l’elezione di due membri della Giunta Esecutiva, del direttore del Centro Nazionale dell’INFN GGI Galileo Galilei Institute e del direttore della Sezione INFN di Lecce. I neoeletti sono rispettivamente Diego Bettoni e Chiara Meroni, Stefania De Curtis e Daniele Martello.

 

 

Diego Bettoni è un fisico sperimentale esperto di fisica nucleare e delle alte energie. I suoi principali interessi di ricerca sono nel campo della spettroscopia adronica, in particolare la fisica del quarkonio convenzionale ed esotico, e della struttura degli adroni, in particolare lo studio dei fattori di forma del nucleone. Bettoni ha collaborato a esperimenti nei principali laboratori internazionali, tra cui il CERN a Ginevra, Fermilab e SLAC negli Stati Uniti e FAIR/GSI in Germania. Attualmente partecipa all'esperimento BESIII presso IHEP in Cina. È coautore di oltre 600 pubblicazioni scientifiche. Bettoni è stato direttore della sezione di Ferrara, e dal 2017 dirige i Laboratori Nazionali di Legnaro dell’INFN.

 

Chiara Meroni, sposata, con tre figli, è dirigente di ricerca dell’INFN e direttore della sezione di Milano dal 2012. Nella sua carriera scientifica ha lavorato nel campo della fisica delle particelle elementari, partecipando a collaborazioni internazionali al CERN. Ha competenze sperimentali nel campo dei rivelatori di traccia a semiconduttori, strip e pixel di silicio. Attualmente lavora all’esperimento ATLAS a LHC. È stata il coordinatore nazionale del progetto europeo AIDA per la realizzazione di infrastrutture di R&D di rivelatori per futuri esperimenti, e attualmente ricopre lo stesso incarico nel successivo progetto AIDA2020.

 

Stefania De Curtis è dirigente di ricerca in fisica teorica presso la Sezione INFN di Firenze. Dopo la laurea in Fisica all’Università di Firenze e il PhD alla SISSA di Trieste in Fisica delle particelle elementari, è ospite di Raoul Gatto e del suo gruppo al Dipartimento di Fisica dell’Università di Ginevra. Nel 1988 diventa ricercatore della sezione INFN di Firenze, continuando a trascorrere svariati periodi di lavoro all’Università di Ginevra e al CERN, dove svolge ricerche nel campo della fisica delle interazioni fondamentali. Dal 2005 coordina il gruppo teorico della Sezione di Firenze. Ha contribuito alla nascita del Galileo Galilei Institute, di cui dal 2013 coordina le scuole di Dottorato. Fa parte del comitato organizzatore delle ‘GGI Lectures on the Theory of Fundamental Interactions’ e del Plenary European Committee for Future Accelerators (ECFA). È autrice di più di 100 lavori pubblicati su riviste internazionali, e di circa 60 contributi a conferenze e workshop.

 

Daniele Martello, originario della Provincia di Lecce, è professore ordinario di fisica presso l'Università del Salento. Responsabile nazionale dell'Osservatorio per raggi cosmici Pierre Auger in Argentina, svolge la sua attività di ricerca nell'ambito della fisica astroparticellare. Ha partecipato a numerosi esprimenti tra cui MACRO ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN, AMANDA al Polo Sud e ARGO-YBJ sull’altopiano del Tibet, in Cina. Coautore di più di 200 pubblicazioni scientifiche, attualmente la sua attività di ricerca riguarda la fisica dei raggi cosmici.

 

EXANEST: ECCO IL PROTOTIPO DEL SUPERCOMPUTER EUROPEO

25 September, 2019 - 09:28

Testato con successo il precursore di un calcolatore elettronico ad elevate prestazioni tutto “made in Europe” che consuma fino a un decimo dell’energia richiesta dalle analoghe piattaforme di calcolo oggi operative. L’Italia è coinvolta nel progetto con l'INFN e l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).
La costruzione di un super computer in grado svolgere l’incredibile cifra di un miliardo di miliardi di calcoli al secondo (exascale) rappresenta una delle più grandi sfide scientifiche e tecnologiche dei nostri giorni. L’elaborazione di dati ad alte prestazioni (HPC) è uno dei pilastri fondamentali della ricerca scientifica e tecnologica mondiale e un fattore chiave in grado di supportare la rivoluzione digitale associata all’enorme espansione dei volumi di dati (big data), il cui studio e analisi richiedono “laboratori numerici” di nuova generazione. Sviluppare e mettere a disposizione per primi un “laboratorio numerico” di tipo Exascale significa produrre un super computer in grado di raggiungere miliardi di miliardi di operazioni al secondo (exaflops) e tutti gli strumenti software per utilizzarlo. Un “laboratorio” di questo tipo rappresenta una piattaforma decisiva per conservare e aumentare la capacità competitiva a livello industriale, per potenziare le strategie di sicurezza e cybersecurity e ovviamente per rispondere alle sfide scientifiche del prossimo decennio.

L’Europa sta da tempo lavorando per rendere realtà la realizzazione di un supercomputer di classe Exascale grazie anche ai consorzi finanziati dal programma europeo Horizon 2020 in progetti come ExaNeSt che, in poco più di 3 anni dalla fine del 2015, ha costruito il primo prototipo di super computer, interamente realizzato in Europa a partire dalla progettazione dell’hardware sino alle applicazioni che lo usano. Si tratta di un prototipo interamente funzionante basato su tecnologie di rete e storage europee, sviluppato, testato e ottimizzato a partire dalle applicazioni scientifiche e tecnologiche che per la prima volta hanno contribuito sin dall’inizio alla realizzazione dell’hardware e del software. Il prototipo realizzato da ExaNeSt non solo ha delle elevate prestazioni di calcolo, ma ha anche una ottima efficienza energetica: l’energia consumata per risolvere un problema computazionale su questa nuova piattaforma è da 3 a 10 volte inferiore a quella richiesta da piattaforme  HPC tradizionali. Un risultato che è andato molto oltre le aspettative e ottenuto grazie a un innovativo sistema di raffreddamento a liquido, l’implementazione di una architettura di rete dedicata ad alte prestazioni, e una nuova tipologia di acceleratori computazionali basati su componenti programmabili (FPGA) che ExaNeSt ha dimostrato di poter far competere con i più moderni acceleratori grafici (GPU).

Il consorzio ExaNeSt è composto da dodici partner appartenenti a sette diversi paesi dell’Unione Europea, ciascuno con competenze nelle tecnologie di base necessarie per portare a compimento lo sviluppo della piattaforma e delle sue tecnologie software e hardware.
L’INAF è tra i  partner principali e ha avuto un ruolo fondamentale nel disegno, sviluppo e integrazione della nuova piattaforma coordinando il lavoro delle applicazioni  e del software applicativo che è stato utilizzato sia per il disegno che per la validazione della piattaforma. ExaNeSt ha infatti adottato un approccio integrato di co-progettazione dell’hardware e del software. L'INAF ha partecipato al progetto con un team di ricerca all'avanguardia sia nel campo della tecnologie informatiche che della Cosmologia Computazionale operativo presso la sede INAF di Trieste che ha una lunga tradizione nella ricerca e sviluppo in ambito HPC. “Superando molte difficoltà dovute alla complessita del lavoro di sviluppo sia hardware che software, siamo riusciti a realizzare un prototipo di macchina Exascale funzionante e realmente utilizzabile per produrre risultati scientifici: un risultato davvero importante e unico in Europa” sottolinea Giuliano Taffoni, coordinatore per INAF di ExaNeSt e coordinatore del workpackage di sviluppo del software applicativo. “ExaNeSt ci ha dato la possibilità di consolidare le nostre competenze in HPC partecipando a una attività di ricerca complessa e importante. Ma si tratta solo dell’inizio, dobbiamo continuare a lavorare per migliorare il prototipo in modo da realizzare una piattaforma in grado di rispondere alle necessità di calcolo dei  nuovi progetti di ricerca come lo Square Kilometre Array o il Cherenkov Telescope Array”.

Grazie al know-how accumulato attraverso un percorso ventennale di sviluppo di sistemi paralleli HPC e realizzazione di codici applicativi complessi per il calcolo scientifico, l’APELab dell'INFN ha contribuito in maniera sostanziale al disegno della rete di interconnessione di ExaNeSt e al benchmarking della piattaforma di calcolo con un codice proprietario di simulazione di neural network sviluppato nell’ambito del progetto europeo Human Brain Project (HBP). “Exanest, – spiega Piero Vicini, coordinatore del team ExaNeSt dell’INFN – è stata una palestra fondamentale per lo sviluppo di ExaNet, un’architettura di rete innovativa e totalmente europea che fa leva sulle precedenti attività di R&D dell’INFN in questo campo di ricerca”. “Il progetto – prosegue Vicini – ha permesso di disegnarne l’architettura utilizzando idee originali, di prototiparne su FPGA un’implementazione a scala media, e di dimostrare la sua scalabilità misurandone le prestazioni con l’esecuzione di applicazioni di ampio interesse per la comunità di ricerca internazionale”. “Siamo pronti per il prossimo step: l’ottimizzazione e la sua integrazione nei sistemi HPC a scala grande (exascale) di prossima introduzione come previsti dall’iniziativa Europea EuroHPC.”

ExaNeSt ha contribuito a realizzare una nuova generazione di supercomputer europei, creando così nuove opportunità di business. I progressi del progetto in termini di prestazioni ed efficienza consentiranno alle PMI di diversi settori dell'economia di utilizzare l’HPC e l’analisi dei dati, con un interessante compromesso tra fruibilità e accessibilità. ExaNeSt ha inoltre formato numerosi giovani ingegneri, contribuendo a colmare il grande divario di competenze tra mondo accademico e industriale.

Video ExaNest

 

NA62: ALLA CACCIA DEI SEGRETI DEL KAONE

23 September, 2019 - 08:44

I processi rari rappresentano un canale di accesso privilegiato a quella che i fisici definiscono Nuova Fisica, quella fisica cioè che ancora non conosciamo e che va oltre le nostre attuali teorie. Per questo al CERN la collaborazione dell’esperimento NA62, di cui fanno parte anche fisici e tecnologi dell’INFN, sta studiando un rarissimo decadimento che vede un kaone carico trasformarsi in un pione carico con un neutrino e un antineutrino. L’obiettivo è scovare in questo processo qualche comportamento imprevisto che devi dal Modello Standard, la teoria che oggi ci fornisce la migliore descrizione del mondo delle particelle elementari e delle loro interazioni. Ora i ricercatori sono riusciti a misurare questo decadimento con una sensibilità che supera quella dei migliori risultati ottenuti finora al mondo, avvicinandosi sempre più alla possibilità di scoprire eventuali anomalie. I nuovi risultati della collaborazione NA62 sono appena stati presentati alla conferenza KAON 2019 a Perugia, e in un seminario al CERN, a Ginevra.
“I risultati ottenuti finora su oltre 2000 miliardi di decadimenti dei kaoni, tra cui abbiamo individuato tre eventi di decadimento in un pione carico con neutrino e antineutrino, sono in linea con quanto previsto dal Modello Standard. Tuttavia, analizzando campioni di dati sempre più grandi e con sensibilità sempre maggiori, si potrebbero trovare delle divergenze”, spiega Fabio Ambrosino, ricercatore dell’INFN e professore all’Università Federico II di Napoli, che coordina la partecipazione dell’INFN a NA62. “Stiamo ancora analizzando i dati che il nostro esperimento ha raccolto nel 2018, e contemporaneamente ci stiamo preparando alla fase di presa dati del 2021, facendo degli upgrade sull’apparato sperimentale volti principalmente alla riduzione del fondo”.
NA62 è un esperimento composto di diversi rivelatori di particelle che utilizza un fascio di protoni estratti dal Super Proton Synchrotron (SPS). Questi protoni vengono fatti collidere su un bersaglio di Berillio per generare un intenso fascio secondario con una rilevante percentuale di kaoni, che sono l’oggetto di studio dell’esperimento. A differenza degli esperimenti che finora hanno studiato questo decadimento raro, come E787 ed E949 del Brookhaven National Laboratory negli Stati Uniti, NA62 studia i kaoni “in volo”, all’interno di un volume in cui è stato fatto il vuoto, lungo oltre 60 metri. Questo approccio permette di incrementare il numero totale di decadimenti osservabili.
La collaborazione NA62, guidata dall’italiana Cristina Lazzeroni dell’Università di Birmingham, coinvolge circa 200 fisici da Europa, Stati Uniti, Canada, Messico e Russia, in cui l’impegno dell’INFN spicca con circa un terzo dei partecipanti: oltre 70 fisici e tecnologi dei Laboratori Nazionali di Frascati e di otto Sezioni dell’INFN (Ferrara, Firenze, Napoli, Perugia, Pisa, Roma1, Roma2 e Torino) contribuiscono in modo decisivo al successo dell’esperimento con importanti responsabilità sia sul rivelatore (con lo sviluppo dell’avanzatissimo sistema di tracciamento del fascio, del sistema di veto per i fondi da fotoni e particelle cariche, e del sistema di individuazione dei pioni) che sul complesso sistema di acquisizione dati dell’esperimento.

TORNA LA NOTTE BIANCA DELLA RICERCA, TANTE ATTIVITÀ INFN

18 September, 2019 - 10:14

Centinaia di eventi in tutta Italia, 9 progetti nazionali, più di 100 città coinvolte, migliaia di ricercatori e tanta curiosità: sono questi gli ingredienti principali della Notte Europea dei Ricercatori che anche quest’anno torna l’ultimo venerdì di settembre, il 27.
Promossa per la prima volta nel 2005 dalla Commissione Europea, la “notte bianca” della ricerca è diventata ormai un appuntamento atteso dal pubblico, e rappresenta un’importante occasione di incontro, conoscenza e scambio tra ricercatori e cittadini appassionati o semplicemente curiosi. L’INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare partecipa a cinque dei progetti finanziati dalla Commissione Europea in Italia: SHARPER, SOCIETY, BEES, BRIGHT ed ERN APULIA.
Grazie alla presenza attiva a livello locale di sezioni e laboratori nazionali, la comunità INFN sarà così tra i protagonisti dell’evento e si sta mobilitando da mesi per organizzare per il 27 settembre iniziative su tutto il territorio nazionale: laboratori aperti, incontri, conferenze, seminari, spettacoli, esperimenti e giochi interattivi, aperitivi, concerti e tanto altro. Di seguito un assaggio delle iniziative organizzate dalle sezioni e dai laboratori dell’INFN nelle varie città.

A Catania (progetto SHARPER), i Laboratori Nazionali del Sud aprono le proprie porte al pubblico per visite guidate all’interno delle sale degli esperimenti, per scoprire il nuovo visitor centre, ma anche per altre attività, come giochi a tema pensati per bambini tra i 5 e i 10 anni, e lo spettacolo serale “Dall’Etna alla Luna”. Inoltre in giro per la città, da Piazza Università a Palazzo San Giuliano fino alla Metropolitana Borgo, ci saranno tante attività organizzate dalla sezione di Catania su misteri dell’universo, neutrini, astrofisica, e molto altro.

A Rende, in provincia di Consenza, presso l'Università della Calabria, ci sarà un stando INFN con tanti eventi per bambini, studenti e cittadini. Inoltre saranno organizzate interviste nell'ambito del progetto RadioLab e interviste sulla percezione delle problematiche STEM organizzate in collaborazione con il centro d'Ateneo 'Women's Studies'.

Le sezioni INFN pugliesi, a Bari e a Lecce nell’ambito del progetto ERN APULIA, hanno organizzato una mostra di riproduzioni in scala 1:1 di macchine leonardesche nell’ambito delle celebrazione per il Cinquecentesimo anniversario di Leonardo Da Vinci. I ricercatori illustreranno poi le attività dell’INFN sia al CERN di Ginevra, con visite virtuali degli esperimenti del Large Hadron Collider, sia nello spazio e sotto il mare. Saranno mostrati prototipi di rivelatori di particelle, simulazioni di eventi all'interno dei nostri apparati di misura e alcune attività interattive quali ad esempio la misura della radioattività naturale. A Bari, i ricercatori saranno nello spazio Murat e nel fortino di Sant’Antonio Abate. A Lecce invece saranno presso il Rettorato dell’Università del Salento, al Monastero degli Olivetani e al Complesso Studium 2000.

A Napoli (progetto SHARPER), nel Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, i ricercatori accompagneranno il pubblico alla scoperta del Cosmo, degli abissi marini e del centro della Terra. All’Accademia delle Belle Arti, il rivelatore Cosmic Ray Cube e la sua app renderanno visibili i raggi cosmici sugli smartphone dei visitatori e sarà possibile partire per un viaggio alla scoperta del Cherenkov Telescope Array grazie alla realtà virtuale. E in Piazza del Gesù Nuovo ci sarà un evento dedicato alle donne nella scienza. Mentre all’interno della Reggia di Caserta, sarà possibile partire per un tour virtuale negli abissi marini per scoprire il rivelatore di neutrini KM3NET.

A Cagliari (progetto SHARPER) le attività iniziano prima della Notte. Dal 20 al 28 settembre presso Sa Manifattura, il pubblico potrà scoprire i misteri delle gravità, dalla curvatura dello spazio tempo all’espansione accelerata dell’universo, all’interno della mostra “L’Universo a portata di mano”.
Nel corso della Notte, tra i gazebo di Piazza Garibaldi, sarà possibile chiacchierare con i ricercatori dell’INFN per scoprire di più sulla ricerca fondamentale nel campo della fisica delle particelle, con gli esperimenti LHCb e ALICE del CERN, ma anche sulle nuove sfide tecnologiche che coinvolgeranno direttamente il territorio sardo, come il progetto ET (Einstein Telescope), e la ricerca di materia oscura con l’esperimento Dark Side & ARIA. Saranno poi presentati progetti che coinvolgono le scuole: EEE – Extreme Energy Events per lo studio dei raggi cosmici e RadioLAB per lo studio della radioattività ambientale.

I Laboratori Nazionali di Frascati aderiscono alla Notte Europea dei Ricercatori, nell’ambito del progetto ERN-Apulia, con un ricco programma di iniziative pensate per curiosi e appassionati di tutte le età. Saranno organizzate visite guidate agli apparati sperimentali (acceleratore DAFNE, esperimento SIDDHARTA2 ed esperimento KLOE), nonché al Visitor Centre. Per i più piccoli verrà allestita un’area con attività ludico-didattiche. Alle ore 17 è in programma in Auditorium un seminario di attualità scientifica e alle ore 19 avrà inizio l’evento speciale “Che pizza i ricercatori!”, in cui sarà possibile cenare in compagnia dei nostri scienziati e sfidarsi a colpi di scienza in un gioco divertente proposto per l’occasione.

A Roma (progetto BEES), nel Dipartimento di Fisica dell’Università di Roma 3, i ricercatori della Sezione INFN faranno scoprire al pubblico che cosa sono le particelle elementari, con un’appassionante gioco di squadra per scoprire l’identità delle particelle osservate dall’esperimento ATLAS al Large Hadron Collider del CERN. Grazie a un’esperienza di realtà virtuale, sarà poi possibile scoprire il rivelatore Belle II dell’acceleratore SuperKEKB che si trova a Tsukuba, in Giappone. Sarà poi possibile vedere in tempo reale i raggi cosmici che arrivano sulla Terra grazie a una camera a nebbia costruita con materiali di uso comune.

Mentre nel Laboratorio di Calcolo, edificio Fermi del Dipartimento di Fisica di Sapienza Università di Roma, sarà possibile partire per un tour virtuale alla scoperta dell'esperimento CMS del Large Hadron Collider del CERN.

E nell'ambito delle attività organizzate per la Notte, lunedì 30 settembre dalle 9:00 alle 13:00, il Dipartimento di Fisica dell'Università di Roma Tor Vergata ospita l'evento "Tor Vergata: Università spaziale" a cui participa il cosmonauta Walter Villadei.

A L’Aquila (progetto SHARPER) la Notte, coordinata dai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN, animerà il centro storico con più di 50 attività che invaderanno strade e piazze, tra le quali il Laser-party a caccia di leggende e miti legati all’universo e la conferenza-spettacolo ‘Le stelle del cinema’, tenuta da Roberto Battiston, mentre la facciata del Duomo di San Massimo s’illuminerà con immagini e colori, partendo dal genio di Leonardo per arrivare ai viaggi interstellari.

A Perugia (progetto SHARPER), presso il Dipartimento di Fisica e Geologia sarà possibile approfondire il tema delle onde gravitazionali, fare esperienza della diffrazione della luce e scoprire le meraviglie del mondo subatomico. Presso la Biblioteca S. Matteo degli Armeni, i più piccoli potranno avvicinarsi attraverso il disegno alle meraviglie dell’universo, e sarà possibile scoprire l’Astrofisica come scienza interdisciplinare tra Astronomia, Fisica Nucleare e Geologia.

A Firenze (progetto BRIGHT), presso il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, sarà possibile scoprire la fisica nucleare fra gioco e letture e ci saranno delle mini-conferenze di ricercatori INFN sul rapporto tra gas serra e cambiamenti climatici, e sulla fisica che racconta l’arte.

A Pisa (progetto BRIGHT), in Largo Ciro Menotti, sarà possibile scoprire le attività di ricerca dell’INFN. Presso la Sezione INFN di Pisa sarà invece possibile visitare i laboratori, collegarsi in tempo reale con il CERN di Ginevra e osservare il cielo con i telescopi.
A Cascina, presso l’Osservatorio Gravitazionale Europeo, sarà possibile visitare l’interferometro per onde gravitazionali VIRGO, provare un gelato criogenico, scoprire il legame tra VIRGO e una stampante 3D, e molto altro.

A Bologna (progetto SOCIETY), in via Zamboni, ci sarà uno stand INFN con esperimenti per vedere i raggi cosmici in diretta, sulla Tomografia a Raggi X, sul riconoscimento degli oggetti tramite l’intelligenza artificiale, e sull’elettromagnetismo. E ci sarà anche un gioco per bambini per costruire le particelle. A “Le Scuderie” sarà invece possibile scoprire come la matematica può descrivere il mondo, nel corso di una conferenza pubblica.

A Padova (Veneto Night), presso il rettorato dell'Università (Palazzo del Bò), i Laboratori Nazionali di Legnaro illustreranno il progetto speciale SPES, dedicato alla fisica e all'astrofisica nucleare e alla fisica medica. Si parlerà di fisica muldisciplinare e degli acceleratori, di tecnologie innovative per il trattamento dei materiali e radiobiologia. I ricercatori della sezione INFN racconteranno invece come funziona un interferometro attraverso un modellino costruito con i LEGO. Faranno poi scoprire al pubblico che cos’è il Machine Learning o il Cloud Computing, la fisica delle particelle, l’astronomia multimessaggera, la fisica ambientale e molto altro. Anche i bambini potranno divertirsi scoprendo l’elettromagnetismo con un trenino.

A Trieste (progetto SHARPER), si potrà venire a contatto con il mondo della fisica delle particelle grazie a un gioco dell’oca scientifico, presso il Caffè degli Specchi. Al “Villaggio Trieste Città della Conoscenza” si potranno scoprire le sorgenti gamma dell’universo. E nei Portici del Municipio si potranno ascoltare le esperienze di vita dei ricercatori nel corso dell’evento “Street Science”.

A Pavia (progetto SHARPER), ci sono tantissime attività: si potranno mettere alla prova le proprie conoscenze con il quiz “Botta di Coulomb”, si potranno scoprire gli effetti delle particelle contro il cancro o fare esperienza del mondo subatomico. Si parlerà poi della fisica delle bolle di sapone e di molto altro.

A Milano presso il Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci, i ricercatori INFN descriveranno i nuclei atomici con i LEGO, sarà possibile osservare le particelle che attraversano una camera a nebbia, scoprire la radioattività naturale con il progetto Radiolab, e visitare la mostra EXTREME. [Le attività organizzate a Milano sono state annullate. Più info.]

A Torino, al Museo Egizio i ricercatori INFN racconteranno che cosa sono “le fantastiche 4” forze e condurranno eventi di osservazione del cielo.
Al Mastio della Cittadella, sede della mostra INFN Uomo Virtuale, ci saranno laboratori per ragazzi, visite guidate della mostra con i ricercatori, e sul tetto del Mastio verrà allestita una postazione di osservazione del cielo.

Ad Alessandria, presso l'Università del Piemonte Orientale, alle 21:00, ci sarà lo spettacolo che invita a riflettere sui problemi che affliggono un mondo in rapido e disordinato mutamento, "Per favore non aumentate troppo l’entropia", scritto dal ricercatore INFN Marco Monteno.

A Trento, presso il MUSE - Museo della Scienza, alcuni ricercatori del TIFPA-INFN e dell' l'Universita di Trento, mostreranno il funzionamento di una camera a nebbia e insegneranno a riconoscere le varie particelle osservabili

IL BREAKTHROUGH PRIZE 2020 AI 347 SCIENZIATI DELL’EVENT HORIZON TELESCOPE COLLABORATION

6 September, 2019 - 04:06

L’Event Horizon Telescope collaboration (EHT) si aggiudica il Premio Breakthrough Prize 2020 per la Fisica Fondamentale per la “ Prima immagine di un buco nero supermassiccio, ottenuta grazie a un'alleanza di telescopi delle dimensioni della Terra” annunciata il 10 aprile 2019. Il Premio, del valore di ben tre milioni di dollari sarà suddiviso tra i 347 scienziati e scienziate della collaborazione a cui partecipano ricercatrici dell’INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e dell’INAF Istituto Nazionale di Astrofisica.

“Questo importante riconoscimento testimonia come il risultato scientifico ottenuto dalla nostra collaborazione Event Horizon Telescope, ossia la prima immagine di un buco nero, possa essere considerato una pietra miliare”. “E ci tengo a sottolineare, con grande soddisfazione, che quando le persone lavorano con professionalità e passione insieme in una comunità forte e coesa con un obiettivo condiviso riescono a rendere possibile anche quello che sembrava impossibile!”commenta Mariafelicia De Laurentis, ricercatrice dell’INFN e professore di astrofisica all’Università Federico II di Napoli, che come membro della collaborazione EHT ha coordinato il gruppo di analisi teorica dell’esperimento.

EHT è una rete distribuita su tutta la Terra, composta di un insieme di radiotelescopi che lavorano in modo coordinato così da costituire un unico strumento di dimensioni globali con sensibilità e risoluzione senza precedenti. Progettato proprio allo scopo di catturare l’immagine di un buco nero, lo scorso 10 aprile EHT ha presentato la prima prova visiva diretta di un buco nero e della sua ombra. Ovvero l’immagine dell’orizzonte degli eventi del buco nero supermassiccio, con una massa equivalente a 6,5 miliardi di masse solari, che si trova a 55 milioni di anni luce dalla Terra, al centro della galassia Messier 87. Il risultato è stato descritto in sei articoli scientifici pubblicati su The Astrophysical Journal Letters.

Il premio Breakthrough in Fisica fondamentale viene assegnato a persone che hanno contribuito profondamente alla conoscenza umana. Per l’anno 2019 è stato assegnato ai fisici teorici Sergio Ferrara (CERN e INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare - Laboratori Nazionali di Frascati), Dan Freedman (Massachusetts Institute of Technology e Stanford University) e Peter van Nieuwenhuizen (Stony Brook University) per "l'invenzione della supergravità, in cui le variabili quantistiche fanno parte della descrizione della geometria dello spaziotempo". Il Premio è aperto a tutti i fisici - teorici, matematici e sperimentali - che lavorano sui misteri più profondi dell'Universo e può essere condiviso tra scienziati.  I premi Breakthrough, conosciuti anche come “Gli Oscar della scienza” sono sponsorizzati da Sergey Brin, Priscilla Chan e Mark Zuckerberg, Ma Huateng, Yuri e Julia Milner e Anne Wojcicki. I comitati di selezione composti da precedenti vincitori del premio Breakthrough in ogni settore scelgono i vincitori. Sito web del premio www.breakthroughprize.org

LANCIATO A BOLOGNA IL PROGETTO EUROPEO IOTWINS

5 September, 2019 - 14:15

È stato lanciato ieri 4 settembre a Bologna IoTwins, un nuovo progetto europeo di big data finanziato con 20 milioni di euro, a cui l’INFN partecipa con le sue infrastrutture di calcolo e il suo know-how.
L’obiettivo del progetto è la creazione di digital twins, ovvero copie virtuali di processi industriali, per applicazioni virtuali a larga scala attraverso la realizzazione di dodici piattaforme informatiche per la gestione di Big Data con l’intelligenza artificiale. Queste piattaforme sosterranno il mondo dell’industria in campi come la manutenzione predittiva e l'ottimizzazione del processo industriale.
IoTwins rientra nel programma quadro europeo per la ricerca e l’innovazione, Horizon 2020, ed è coordinato dall’azienda italiana “Bonfiglioli Riduttori”. Il progetto coinvolge 23 partner provenienti da 8 paesi europei. Tra i partner italiani, insieme all’INFN, ci sono l’Università di Bologna, il CINECA, la Regione Emilia-Romagna, attraverso la società regionale Art-ER, e la società Marposs.

Infn e Cnr tra i dieci istituti di ricerca pubblica più innovativi al mondo

23 August, 2019 - 13:02
Rispettivamente in nona e decima posizione nella classifica del Nature Index 2019 tra le istituzioni governative più innovative, INFN e CNR mantengono il buon nome della ricerca italiana nel mondo. Redatto annualmente dalla rivista Nature, la classifica si basa sul numero di articoli pubblicati in 82 riviste scientifiche, scelti e monitorati da Nature. Al primo posto dell'indice Nature 2019 delle istituzioni governative mondiali si trova l'Accademia cinese delle scienze (Cas), seguita dal National Center for French Scientific Research (Cnrs) e dal National Institutes for Health (Nih) americani. La NASA occupa la settima posizione. L'Italia segna la prima in Europa con due posizioni. Già presente in classifica lo scorso anno, l'INFN sale di una posizione, passando dalla decima alla nona. Il CNR sta entrando quest'anno, minando un'istituzione americana. Per il quarto anno consecutivo, inoltre, l'INFN appare al terzo posto nella classifica delle istituzioni governative mondiali dedicate alle scienze fisiche. "La classifica della natura dimostra la grande qualità della ricerca di frontiera italiana, apprezzata e riconosciuta a livello internazionale", ha commentato Antonio Zoccoli, presidente dell'INFN, in carica dall'inizio di luglio. Molte ricerche italiane sono state citate da Nature: dallo studio dei buchi neri ai neutrini, dalle nuove tecnologie applicate all'ambiente

MINI-EUSO PARTE VERSO LA STAZIONE SPAZIALE INTERNAZIONALE

22 August, 2019 - 07:52

Kazakistan. È stato lanciato oggi, 22 agosto 2019, dal cosmodromo di Baikonur il veicolo spaziale Soyuz MS14 con a bordo Mini-EUSO (Multiwavelength Imaging New Instrument for the Extreme Universe Space Observatory), un telescopio per raggi ultravioletti, frutto di un accordo fra l’ASI Agenzia Spaziale Italiana, ente finanziatore, e l’Agenzia Spaziale Russa Roscosmos, e sviluppato da una collaborazione internazionale guidata dall’INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, con il contributo del MAECI, Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Per l'INFN partecipano le sezioni di Bari, Catania, Napoli, Roma Tor Vergata, Torino e i Laboratori Nazionali di Frascati.

La Soyuz raggiungerà la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), dove l’astronauta Luca Parmitano attiverà il telescopio.

“Mini-EUSO, che è stato integrato nei laboratori della Sezione INFN e del Dipartimento di Fisica di Roma Tor Vergata, è il frutto di un’ampia collaborazione internazionale di ricercatori che hanno dapprima sviluppato le nuove tecniche di rivelazione nell’ambito del programma JEM-EUSO, e poi hanno costruito un apparato con tempi e costi estremamente contenuti per un progetto spaziale di questa complessità”, racconta il coordinatore dell’esperimento Marco Casolino, ricercatore dell’INFN nella Sezione di Roma Tor Vergata.

Mini-EUSO osserverà la Terra dal modulo russo Zvezda della ISS. Sarà puntato verso la Terra per registrare le emissioni ultraviolette di origine cosmica, atmosferica e terrestre. Il sistema ottico e la superficie focale di nuova generazione consentono al telescopio di raggiungere una sensibilità senza precedenti, permettendo di rivelare ciascun fotone emesso in un campo di vista di 40 gradi con una frequenza di 400.000 immagini al secondo. Una delle caratteristiche principali dell’apparato è la capacità di effettuare osservazioni su diverse scale temporali, da qualche microsecondo in su, e di poter correlare i dati con quelli provenienti da due telecamere ancillari, sensibili nelle bande del visibile e del vicino infrarosso.

“Questo telescopio – spiega Casolino – contiene anche una serie di rivelatori di nuova generazione, come i silicon-photomultiplier, con l’obiettivo di studiarne il comportamento e la loro capacità di resistere all’ambiente spaziale. La tecnologia sviluppata nell’ambito di questo esperimento sarà utilizzata in future missioni spaziali e su palloni stratosferici, come il progetto SPB-2 della NASA, il cui lancio è previsto dalla Nuova Zelanda per il 2022”.

Gli obiettivi scientifici di Mini-EUSO sono molteplici e si estendono su più campi: sarà realizzata, per la prima volta, una mappa delle emissioni notturne della Terra nell’ultravioletto e delle loro variazioni, di natura sia antropica, sia di biolumiscenza legate a particolari comportamenti di plancton e alghe. Saranno studiati anche fenomeni nell’alta atmosfera e la possibilità di identificare e rimuovere detriti spaziali.
Inoltre si studieranno le meteore ricercando, nelle loro tracce al rientro nell’atmosfera, segnali provenienti da un particolare stato molto denso della materia nucleare, ancora mai osservato ma previsto da vari modelli teorici, la materia strana. Mini-EUSO è in grado di osservare anche raggi cosmici di altissima energia, particelle la cui esatta origine è ancora dibattuta e che si presume provengano da altre galassie